La resa di Berlusconi è la resa dell’Italia

Giancarlo Marcotti Commenta per primo

Nemmeno due mesi fa Berlusconi alleggeriva la sua quota in Mediolanum scendendo sotto il 10%, non era una scelta, ma una conseguenza della condanna avuta sui diritti tv, o almeno tutti i media avevano riportato questa versione.

La Banca d’Italia, infatti, nell’ottobre dello scorso anno aveva  imposto a Fininvest di dismettere le quote superiori al 9,9% in Mediolanum, società quotata, in quanto erano venuti a mancare  i “requisiti di onorabilità” previsti dalla legge dopo la condanna definita a Silvio Berlusconi per frode fiscale.

Ricordiamo che l’ex Cavaliere deteneva il 35% della Banca, la stessa quota era in mano al banchiere veneto Ennio Doris, il restante 30% quotato in Borsa.

Fin qui nulla da eccepire, sembrava proprio, visto che i legali di Berlusconi avevano (almeno pare) impugnato il provvedimento, e che l’ex Premier volesse lottare con ogni mezzo pur di mantenere la propria quota e non dismetterla.

Poi sono cominciate a circolare le indiscrezioni sul Milan, sulla volontà di cedere la società che gli aveva data tanti successi ed aveva contribuito anche a renderlo più popolare in ogni angolo del pianeta.

Oggi anche quella partita sta arrivando al triplice fischio finale con la vendita a Mr. Bee e l’uscita definitiva di colui che era stato per oltre 25 anni il Presidente della più titolata squadra di calcio italiana a livello mondiale.

Ma anche questa scelta, pur risultando un campanello d’allarme, non aveva suscitato particolare sorpresa, si sa infatti che il figlio Piersilvio non sa neppure se un pallone da calcio sia rotondo o quadrato, la figlia Marina ha sempre consigliato al padre di smetterla di buttar soldi in una società sportiva che mai avrebbe potuto portare utili e solo la giovane Barbara (forse all’inizio esclusivamente per questioni sentimentali) si era occupata della squadra di calcio.

Ma adesso arriva invece la bomba.

Pare infatti ormai ufficiale che Silvio Berlusconi intenda cedere Mediaset. Si dirà che anche in questo caso “la notizia era nell’aria”, ma un conto sono le voci, un altro i fatti.

Mediaset, con ogni probabilità, diventerà francese, sarà infatti il colosso transalpino dei media Vivendi che fra una quindicina di giorni potrebbe formalizzare l’offerta ufficiale di acquisto.

Per l’Italia questa, più di ogni altra, potrebbe essere la definitiva resa. Dopo la fuga dal nostro Paese di Fiat, diventata di fatto una azienda statunitense, Mediaset era rimasta l’ultima grande azienda italiana, la più importante del “secondo miracolo economico italiano”, quello nato dopo che il nostro Paese aveva spezzato il cappio che gli era stato messo al collo dall’Europa con la complicità determinante di due personaggi che, per quel motivo, erano stati successivamente premiati con il raggiungimento di cariche prestigiose, mi riferisco a Carlo Azeglio Ciampi e Mario Draghi.

Berlusconi era l’emblema dell’Italia che non voleva diventare una colonia dell’Europa, per questo è stato sottoposto alla più incredibile e vessatoria campagna mediatica e giudiziaria che mai si sia scatenata contro una persona, almeno in Italia.

Sono stati impiegati migliaia di uomini e spese cifre folli per incastrare Berlusconi e chiuderlo in un angolo, lui, giunto a settantotto anni avrebbe lottato ancora, ma alla fine, come per ogni padre, ha prevalso il desiderio di tutelare i propri figli, ed ha così alzato bandiera bianca.

I suoi detrattori hanno raggiunto lo scopo, approfittando della sua forzata assenza per la nota condanna penale, piazzandogli  all’interno una bomba che ha fatto implodere la creatura che Berlusconi ha amato di più: Forza Italia. Poteva forse sopravvivere a tutto, ma non alla distruzione del suo partito.

Tramite Forza Italia era arrivato a sedersi al tavolo con tutti i potenti della terra, pochi quelli che l’hanno apprezzato, e fra questi cito solo il nome più importante: Vladimir Putin. Molti quelli che l’anno osteggiato, e qua potrei fare un elenco molto più lungo.

Come al solito la storia, probabilmente, ci racconterà qualcosa di diverso rispetto a quello che in questi ultimi venti anni abbiamo letto sui giornali.

Giancarlo Marcotti per Finanza In Chiaro   

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