LA SAI L’ULTIMA?

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C’è un Francese, un Tedesco e un Italiano che vogliono comprare Alitalia.

Il Francese dice:” Noi siamo i vostri cugini e nell’ultimo anno nonostante il petrolio a cento dollari abbiamo raddoppiato il nostro utile”. Il Tedesco dice:” Noi siamo persone serie, da sempre i vostri primi partners commerciali e sapremmo come risanare l’azienda”. L’Italiano dice:” Ed io sono italiano, perché consegnare la nostra Compagnia di Bandiera in mano straniere”?

Il Francese non dice che dall’inizio dell’anno il suo titolo ha perso in Borsa il 21% forse proprio perché vuole comprare Alitalia, il Tedesco non dice che dall’inizio dell’anno il suo titolo ha perso in Borsa il 14% (per lo stesso motivo) e l’Italiano non dice che lui è il Chievo che vuole comprare la Juventus, certo con alle spalle un grosso partner finanziario, ma come tutti i finanziatori poi vorrà rientrare in possesso dei propri soldi (anzi qualcosa in più) e non di velivoli obsoleti.

Dove sta la barzelletta? Beh semplice … ma quanto vogliono pagarla?

O meglio quanto vorranno avere per zavorrarsi di una Compagnia che nel 2006 ha perso più di un milione di euro al giorno?

Da tempo consigliamo ai nostri lettori di astenersi dall’investire sul titolo. Qualche piccola operazione tempo fa, per la verità, l’avevamo fatta, e ci aveva anche fruttato un utile. La prima asta però, chiusa per assenza di partecipanti, ci ha fatto cambiare idea.

La miglior offerta non arrivava alla metà del valore del titolo in Borsa… abbiamo quindi preferito astenerci dal far altre “puntate”. E chi aveva fatto la miglior offerta nella prima asta (i russi di Aeroflot) poi si sono defilati due volte abbandonando anche questa seconda.

Sono rimasti in gara i due principali vettori europei, che alla prima asta non si erano neppure presentati, e la piccola Compagnia italiana che inizialmente sembra avesse offerto 10 centesimi di euro per azione.

Quanto vale Alitalia? Non lo so! Quindi non investo.

Perché continua a valere più di 80 centesimi? Non lo so! Quindi non investo.

Come andrà a finire? Non lo so! Quindi non investo.

Ma se dovessi fare una previsione, tanto questa non mi fa perdere dei soldi, al massimo un po’ credibilità, propenderei per AirOne, e non per una questione nazionalistica.

Per rimettere in sesto una azienda disastrata come Alitalia occorrono interventi draconiani che potrebbero essere accettati solo se giustificati dal mantenimento dell’italianità della Compagnia di Bandiera.

AirOne ha già in essere partnership con Lufthansa quindi dopo aver fatto “il lavoro sporco” cederebbe il controllo alla Compagnia tedesca che più di ogni altra avrebbe necessità di aumentare le proprie dimensioni, visto che Air France/KLM da una parte e British Airwais con Iberia dall’altra potrebbero stritolarla.

Entro tre settimane avremo la soluzione del giallo (o della barzelletta), si accettano scommesse. Sto scherzando, naturalmente.

Un saluto ai lettori di Finanza In Chiaro.

Giancarlo Marcotti per Finanza In Chiaro

[email protected]     Scheda Collaboratore

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