La sostenibilità di un debito pubblico

Giancarlo Marcotti 3 Commenti

Spesso si sente parlare della “sostenibilità” di un debito, ma è un concetto che può ingenerare confusione o perlomeno fraintendimenti, cerchiamo quindi di fare un po’ di chiarezza.

Uscendo dai tecnicismi, normalmente si ritiene che un debito sia sostenibile quando chi lo ha contratto è in grado di onorarlo, ossia di ripagarlo con le modalità prestabilite.

Ed è partendo da questo presupposto che spesso si creano equivoci. Il nodo centrale della questione sta proprio nell’espressione “con le modalità prestabilite”.

Siamo infatti portati sempre a riferirci a quello che noi consideriamo il debito per antonomasia, ossia il mutuo. Ma il mutuo è soltanto una particolare tipologia di finanziamento che prevede la restituzione di quanto avuto in prestito attraverso il pagamento di un certo numero di rate periodiche. E queste rate hanno due componenti, una parte di capitale ed una di interesse.

Agendo così, ossia restituendo periodicamente oltre agli interessi anche una parte di capitale riduciamo costantemente il debito contratto inizialmente fino ad estinguerlo totalmente.

Riferendoci ad un mutuo, quindi, la “sostenibilità” la possiamo intendere come la capacità di restituire periodicamente assieme ad una quota di interesse anche una parte del capitale.

Se non dovessimo restituire il capitale, però, la “sostenibilità” si ridurrebbe alla capacità di onorare periodicamente solo la quota interessi.

E se anche gli interessi fossero azzerati è banale comprendere che qualsiasi debito è “sostenibile”. So di aver detto una banalità, se mi prestano dei soldi e non solo non devo mai restituirli, ma neppure pagare gli interessi è ovvio che sarò sempre in grado di farlo, non devo far nulla!!!

Mi direte, ma che sciocchezza dici? Un debito per il quale non ci viene richiesta la restituzione e neppure il pagamento di interessi, non è più un debito … ma un regalo!!!

Certo! E’ così! Ma mi serve anche questo apparente paradosso per sviluppare la tesi.

Allora, chiariamo, il debito pubblico NON è un mutuo!

O meglio diciamo che è un mutuo per il quale non dobbiamo restituire il capitale, ma solo gli interessi. La sostenibilità di un debito pubblico diventa così la capacità, per un determinato Stato, di pagare gli interessi sul proprio debito.

E naturalmente, per uno Stato, la capacità di pagare gli interessi sul proprio debito dipende dall’entità degli stessi. E’ banale comprendere che l’ammontare della quota di interessi è funzione di due semplici componenti, l’ammontare complessivo del debito e il tasso percentuale applicato.

Insomma, capisco che sia tutto semplice e banale, ma in finanza TUTTO è semplice e banale.

Quindi uno Stato per cercare di ridurre il più possibile l’ammontare degli interessi che deve pagare per il proprio debito pubblico deve cercare di limitare il più possibile il tasso applicato, o diminuire il proprio debito, meglio ancora entrambe le cose.

Ebbene la prima, cioè il saggio d’interesse, è una variabile esogena (anche se non completamente), ossia viene decisa “al di fuori”, in pratica è il mercato che ci richiede un certo tasso per finanziare il nostro debito. La seconda è invece endogena, ossia è decisa “al nostro interno” e dipende dalla nostra capacità di ridurre l’ammontare globale del debito.

Ed eccoci quindi arrivati alle conclusioni.

Visto che il debito pubblico non va mai restituito, ossia può durare all’infinito, la “sostenibilità” dello stesso, da parte di uno Stato, si riduce alla sua capacità di onorare periodicamente i soli interessi. Ma …

… è bene che questi interessi non debbano costantemente aumentare, altrimenti si potrebbe arrivare al punto che il debito pubblico diventi “insostenibile” nel tempo, in quanto si arriverà al punto che non si riuscirà ad onorare nemmeno la sola quota interessi.

Di conseguenza qual è la cosa che dobbiamo monitorare con estrema attenzione?

Semplice!

La differenza fra il tasso medio di interesse che pago sul mio debito pubblico ed il tasso di crescita dell’economia.

Cioè, gli interessi sul debito me lo fanno aumentare, quindi per controbilanciare questo effetto negativo devo essere in grado di far crescere la mia economia in maniera tale che il rapporto fra il debito e l’ammontare complessivo della mia produzione (il Pil) non peggiori.

In caso contrario, sarò costretto a ridurre le spese, ossia ad applicare politiche recessive che ovviamente hanno tutte le controindicazioni che ognuno è in grado di comprendere. Insomma la fine della Grecia.

E concludiamo con la fatidica domanda: il debito dell’Italia è “sostenibile”?

La risposta è SI’!!!

Ma bisogna aggiungere anche un … PER ORA!

Nel senso che la endemica mancata crescita della nostra economia, dovuta principalmente al fatto di dover utilizzare una moneta che risulta palesemente sopravvalutata rispetto alla nostra economia (naturalmente in particolare per le regioni del sud), ci porta a peggiorare costantemente i nostri conti pubblici, finché verrà un giorno (io naturalmente mi auguro che tutti lo capiranno prima che arrivi quel giorno) in cui scopriremo che il nostro debito pubblico NON è più “sostenibile”.

Giancarlo Marcotti per Finanza In Chiaro       

Articoli correlati

  • Mario Botta

    bello e interessante, non lo sapevo che uno Stato deve restituire solo la parte degli interessi di un debito mentre la parte capitale è ” a fondo perduto ” cioè si perpetua all’infinito sui figli dei figli. Sembra assomigliare, lo STATO a una SPA che emette azioni ( lo Stato emette cartamoneta o BTP) per cui capita che possano arrivare a valere zero e se fallisce chi le detiene si trova un pugno di foglie secche. Argentina docet.
    Io che sono figlio di figlio, di figlio chiederei a Gronchi (cioè ai sui successori) i tre anni di pensione che regalò a tutti i quasi 5000 dipendenti del Quirinale.
    Oppure chiederei a Prodi i danni che fece quando abolì nel 2006, la riforma delle pensioni di Maroni, che giudicò inutile.
    Non vado avanti perchè sono incazzato come una bestia perchè il mio voto vale esattamente come quello che paga 10000 euro di tasse. Sfido, per la Costituzione dei Comunisti di Togliatti, le pecore sono leoni, mica imbecilli, questo e altro. Perchè non ci siamo ancora schiantati?

    • Giancarlo Marcotti

      Beh Mario, deve restituire solo gli interessi se alle scadenze dei titoli trova chi sottoscrive quelli che vengono emessi per sostituire quelli in scadenza (e teoricamente il gioco può proseguire all’infinito), ma per trovare investitori è sempre una questione di interessi. E’ ovvio, come dico nell’articolo, che a furia di aumentare gli interessi si arriva pure al limite di non riuscire più a pagare nemmeno quelli, e quindi oltre ad Argentina, anche Grecia docet.

      • Mario Botta

        Giancarlo, quindi basterebbe che uno Stato educasse i cittadini a dare di più in termini di gettito fiscale piuttosto che educarli a chiedere di più in assistenzialismo e in sociale, per ottenere un bilancio positivo.
        La domanda a questo punto è: se al mondo ci fossero solo nazioni come i PIIGS, tutte queste nazioni da chi andrebbero a chiedere prestiti?
        Proprio ieri sera ho visto nella Merkel l’esempio cinico ma lampante di come è il nostro estremo opposto: lei a dire a una libanese di tornare nella sua nazione che è giusto così; l’Italia di Renzi, invece, va a cercare le 800 salme dei clandestini nel mediterraneo o a prelevare i boat people in acque libiche.
        Dico io: noi italiani abbiamo un debito pubblico superiore al PIL; ( tra l’altro forse non sono stati pagati i debiti di guerra alla Grecia a cui dovevamo spaccare le reni; erano il 98% gli italiani fascisti nelle elezioni del ’29. Dal ’45 una buona percentuale sono diventati comunisti). Per questi e altri motivi vergognosi non possiamo per caso evitare di fare i finti samaritani e cercare di risolvere le nostre debolezze endemiche e ampiamente diffuse nel popolo (lazzaronite acuta e incapacità di fare autocritica)?

Canale YouTube
COME "ABBATTERE" LA BCE
EURO DISASTRO Perché gli italiani non hanno ancora capito
PIANO B - riprendiamoci la sovranità
FTSE Mib
Gli Ultimi Commenti
Osservatorio internazionale