L’assurda logica della riserva frazionaria

Roberto Domenichini 24 Commenti

 

Un concetto che sta a cuore ai liberisti che seguono la scuola austriaca è legato all’abolizione della riserva frazionaria.

Un argomento complesso che cercherò di sintetizzare e semplificare in questo articolo.

Se deposito 100 euro in banca, la stessa può prestare il 98% della cifra e detenere in cassa obbligatoriamente il 2%. Ovvero detiene una riserva su quel deposito per far fronte a fisiologiche richieste di liquidità da parte dei correntisti.

Ma perchè questo meccanismo perverso contribuisce a creare cicliche crisi di sovrapproduzione?

Seguitemi nel ragionamento.

Prendo fisicamente una banconota da 100 euro e la deposito in banca.

Mario Rossi, un imprenditore, ha bisogno di un prestito che la banca gli concede.

Quando Mario Rossi prende in mano la banconota la deposita nella sua banca che la presterà ad un altro imprenditore, ecc.

E’ vero che ogni volta un pezzettino la banca lo detiene come riserva (appunto il 2% imposto dalla Bce al sistema bancario europeo) ma l’altro 98% continua il suo percorso fino a che la somma generata da 100 euro fisiche, e ripeto, solo quelle 100 euro fisiche, si trasforma per il sistema bancario, e NON per la singola banca come la maggior parte degli economisti erroneamente crede, in circa 5000 euro di prestiti.

Il calcolo scaturisce da una serie matematica che sintetizzata, fidatevi di quello che scrivo, è rappresentata da:

Moltiplicatore dei depositi= (1/0.02)*100=5000 euro

Se vivessimo in un Paese islamico il problema non sussisterebbe perchè per la loro religione il prestito ad interesse è un peccato.

Poiché il mondo occidentale ha “laicizzato le religioni” gli interessi su un prestito sono sacrosanti.

Ma qui nasce il problema.

Gli imprenditori che hanno creato ricchezza per 5000 euro dovranno restituire la somma alle banche compresa di interesse.

Ma come fa un sistema bancario a incassare interessi sui 5000 euro che ha moltiplicato con lo stupido giochino del moltiplicatore dei depositi?

Si cari lettori la singola banca percepirà il 10%, ad esempio, non solo sulla banconota da 100 euro ma sul montante generato di 5000 euro.

Ma cosa ha fatto il sistema bancario per meritarsi questa somma visto che è soltanto moneta scritturale e non reale?

Qual’è la contropartita dell’interesse che si deve pagare?

Non esiste!

E’ come il costo del creare 1 centesimo che ammonta a 4,5 centesimi. Poiché chi conia percepisce uno stipendio anche questa voce, assurdità delle assurdità, andrà ad aumentare il PIL.

Se per ipotesi domani tutti stampassimo denaro moriremmo di fame con un PIL alle stelle!

Se ognuno coltivasse in proprio l’orticello nessuno morirebbe di fame con un PIL a zero!

Non sarà che l’occidente è così incazzato con i paesi islamici per via di questa truffa che loro hanno deciso di non praticare?

Mi sa tanto che la guerra tra occidente e islam sia più una guerra economica che non religiosa!

Qualcuno potrebbe obiettare che però la banca ogni volta che presta denaro vanta un credito.

In effetti è proprio così. Il problema è che su una singola banconota a vantare quel credito sia un intero sistema bancario e non una singola banca.

Perchè secondo voi le banche hanno così paura delle corse agli sportelli che nel 1929 hanno messo in ginocchio l’economia mondiale?

Perchè i camerieri dei banchieri, ovvero i politici secondo il poeta Ezra Pound, spingono per abolire il contante?

La risposta è semplice: se il pagamento verrà effettuato con strumenti meramente virtuali le banche avranno il controllo assoluto sui depositi che potranno moltiplicare all’infinito senza paura di trovarsi con i correntisti a ritirare in massa il contante che non esisterà più!

Roberto Domenichini per Finanza In Chiaro

  • Mario Ghiringhelli

    Scusa Roberto, e se io li trasferisco da deposito a deposito senza ricorrere allo sportello? oppure da conto corrente di una banca Italiana ad uno di una banca EU dichiarando l’operazione nel modulo RW?

  • Roberto Domenichini

    Ciao Mario

    Non cambia nulla.

    La banca presta questi denari ugualmente. Provo a spiegarmi con un esempio.

    Mario Rossi deposita 100 euro in Banca. La banca li presta a Caio ma non fisicamente in quanto li trasferisce sul suo conto corrente. La banca di Caio li presta a Sempronio che li trasferisce mediante bonifico alla sua banca, ecc…

    Risultato?

    La banca di Rossi deve prendere l’interesse sui 100 euro. La banca di Caio deve prendere l’interesse da Sempronio sempre sugli stessi 100 euro.

    E se a uno dei due correntisti servissero i soldi in contanti?

    La banca non li ha!

    Tutte le banche sono tecnicamente fallite!

    Ma se tolgono il contante i soldi girano solo virtualmente e quindi nessuna banca avrà crisi di liquidità!

    Buona serata

  • Roberto Domenichini

    Che la stessa banconota venga prestata più volte non crea un grosso problema.
    Ma se sulla stessa banconota solo per un giochino di partite di giro il sistema bancario prende interessi come se i depositi fossero di 5000 euro sottraggono ricchezza a chi l’ha creata.

    Eccoti spiegate le cicliche crisi di sovrapproduzione.

  • Mario Ghiringhelli

    l’ho capito già dai tuoi interventi del 2009, Roberto, che le banche sono qualcosa di più che sciagure; è un potere assoluto, sopra ancora dei nostri deputati e ministri che, se non vincono le elezioni, devono elemosinare voti ogni volta.
    I banchieri operano nell’ombra e sono protetti dalle parole suadenti dei politici che apparentemente le spingono con discorsi abietti a prestarci denaro a tassi di usura. Negli anni ’80 avevo dovuto fare 4 mutui per costruire il mio capannone e sono arrivato a pagare gli interessi che sfioravano il 20%. So bene quello che dici Roberto, perchè l’ho provato sulla mia pelle ma ho imparato a capire i discorsi a reti unificate di fine anno: sono tutti uguali e fanno tutti schifo perchè, di fondo, appartengono a gente anche serve del sistema finanziario, e non solo Ciampi.
    Una cosa non mi convince affatto: ritornare alla lira.
    A me la svalutazione non piace affatto perchè danneggerebbe i miei risparmi che ho messo da parte per la mia pensione.
    Se invece ho gli euro, questi sono legati al loro valore, lo stesso in tutto il mondo. Se avessi gli equivalenti in lire, la materia prima legata alla valuta di riferimento salirebbe ma la lira scenderebbe di potere di acquisto.
    Sai cosa vuol dire competere con la materia prima che costa il doppio rispetto alla concorrenza straniera?

    • Giancarlo Marcotti

      No Mario, se anche tu pensi che il ritorno ad una moneta nazionale possa impoverirti ed addirittura renderti meno competitivo sul mercato (Ma quando mai?!?!? Sarà vero esattamente il contrario!!!) allora significa proprio che la disinformazione che viene profusa a piene mani dai vari media ha fatto danni enormi.

      Ciò mi obbliga quindi a scrivere una serie di articoli sulla materia per fare chiarezza sull’argomento.

      Ti anticipo solo qualche flash. Primo: non è lo Stato a svalutare la propria moneta ma il mercato a darle un valore. Secondo: nel ’92 quando la lira “svalutò” tu (come me, la nostra è una classe di ferro) non eri un ragazzino, ti sei impoverito? (A parte la salassata che è arrivata da Amato, ma quella è un’altra cosa). Direi di no! Anzi la tua azienda sarà certamente diventata più competitiva sul mercato internazionale.

      Ma ti chiedo di avere un po’ di pazienza ed attendere questa serie di articoli che scriverò e pubblicherò spero anche a breve.

      Un caro saluto.

      • mario

        Giancarlo aspetto con molto desiderio una tuo articolo in tal senso. Però ho paura che sarebbe meglio incominciare ad avere un conto in valuta oppure comprare dollari.

  • Roberto Domenichini

    Caro Mario

    C’è molta confusione sulla riserva frazionaria. Pensa che gli stessi direttori di banca non sanno spiegartela!
    Su internet c’è una marea di materiale che però ritengo scadente perchè non si analizzano le conseguenze economiche di tale riserva.
    Qualcuno dice che sono soldi che non esistono. Altri dicono che invece se sommi tutte le riserve ti ritornano i tuoi 100 euro.

    Nel prossimo articolo, in uscita martedì, cercherò di spiegare perchè è un danno un sistema bancario a riserva frazionaria.
    A me non interessa che i banchieri si arricchiscano ma interessa l’impatto che tale ricchezza ha sull’economia. Non ne faccio una questione personale ma di studio da approfondire.

    Anzi rilancio con un concetto del tutto innovativo e “perverso”: il prestito ad interesse è il primo male dell’economia occidentale!
    Ecco perchè l’Islam potrebbe sconfiggere il cattolicesimo!

    Buona serata

  • Roberto Domenichini

    Il ragionamento non è complesso secondo il mio parere.

    Prima dell’euro l’Italia riusciva a colmare i deficit del PIL con le esportazioni. Ma per esportare è necessario avere una moneta relativamente “debole”. Una svalutazione della moneta, quando proviene dal mercato, è come la manna dal cielo per un Paese esportatore.

    Viceversa un paese come l’America, importatore netto (non a caso il loro problema principale è la bilancia commerciale fortemente deficitaria) ha bisogno di una moneta relativamente più forte.

    Quindi questa rivalutazione dell’euro danneggia non solo l’Italia ma anche il resto del mondo.
    Il dollaro dovrà, giocoforza, rivalutarsi sull’euro per far ripartire l’economia internazionale. Questo processo sarà inevitabile. Rimane da vedere se avverrà con le democratiche regole del mercato oppure con la forza.

    Aspettiamoci di tutto!

    Vorrei spendere due parole sulla svalutazione monetaria.
    Il termine svalutazione monetaria, moneta debole, può suonare strano all’orecchio della gente perchè gli si attribuisce un’accezione negativa.
    Purtroppo in questo tranello, giocato sulle parole, ci sono cascati tutti gli economisti e i capi di stato quando hanno deciso di creare un’unica moneta. I risultati sono sotto gli occhi di tutti.

    Le persone pensano che un’uscita dall’euro possa danneggiare la nostra economia perchè la nostra moneta, nel caso di uscita, non la vorrebbe nessuno.

    Non è così!

    La moneta è unità di conto. Quindi un’unità di misura. L’economia reale non vive di finanza ma di competitività. Se all’estero piacciono i nostri prodotti non sarà sicuramente il nome di una moneta a non farli acquistare.

    Quindi che si torni alla lira o alla “pinco pallo”, il nome non è importante, non influenzerà le scelte degli investitori esteri mentre influenzerà, in positivo, sicuramente la nostra economia.

    Almeno questo è il mio pensiero.

    Ciao Marione

  • Mario Ghiringhelli

    Roberto, il tuo discorso e quello di Giancarlo non fanno una grinza, nel senso che sono logici, se riesco a seguirli io vuol dire che li avete spiegati con termini elementari. Però io ho due problemi da risolvere e che ho già anticipato ma mi ripeto:
    1) come produttore di articoli elettronici con alto valore aggiunto, ho bisogno di pagare i miei dipendenti il doppio o il triplo della media altrimenti questi se ne vanno all’estero da potenziali concorrenti portandogli per giunta il know-how.
    2) per far fronte agli andamenti del mercato ho bisogno di una grossa riserva di liquidità (anche il doppio del fatturato di un anno) sia perchè devo pagare i miei dipendenti in caso di crisi (l’ultima volta durata dal 2007 al 2009) sia per acquistare materia prima (Au, Ag, Cu, Al) solo nei momenti in cui è bassa altrimenti per i due summenzionati motivi si va “fuori mercato”.
    Sintetizzando, secondo il mio modesto parere, mi state confermando che un’azienda come la mia non può produrre in Italia (se torna la Lira) perchè:
    primo, perchè la mia riserva di liquidità si dimezzerebbe (non ho mai lavorato nè mai lavorerò coi soldi delle banche per essere solido e per non fallire)
    secondo, perchè dovrei pagare il 30-40% in più la materia prima e parametrare gli stipendi dei miei dipendenti a quelli della Svizzera o degli USA.
    Vi ringrazio se mi risolvete questo dilemma, oppure muoio in un bicchier d’acqua?

  • Roberto Domenichini

    Caro Mario

    Con queste informazioni aggiuntive capisco il tuo problema.

    In effetti se dobbiamo trovare uno sbocco diverso rispetto al mercato interno abbiamo bisogno di una moneta “debole” però se le materie prime le paghiamo in $ allora conviene una moneta “forte”.

    Questo però mi sembra che non inficia il discorso circa il fallimento nella creazione dell’unità monetaria.

    E’ ovvio che per produrre il tuo bene economico una moneta forte rispetto al $ (visto che sul mercato internazionale le materie prime utilizzano questa valuta come punto di riferimento) potrebbe inizialmente aiutarti ma successivamente danneggiarti perchè i paesi a moneta debole ti sfileranno i clienti.

    Circa il discorso dei dipendenti non mi trovo d’accordo con il tuo discorso. Mi spiego.
    Il guadagno nominale non sempre è parametrato al guadagno reale (ovvero cosa posso comprare con quel denaro).
    Ci sono Paesi nel mondo a moneta “debole” dove molti pensionati italiani sono stati obbligati a emigrare perchè in Italia farebbero la fame mentre in questi Paesi vivono dignitosamente. Vedi nominalmente la loro pensione era alta in italia ma in termini reali nulla!

    Io penso che tu, come tanti imprenditori, siate oberati da uno stato sprecone che continua a spremere gli onesti come te!
    E’ ovvio che in un paese dove le imposte, tra dirette e indirette, incidono per un 80% sul reddito qualsiasi discorso sulla moneta diventa superfluo perchè il guadagno competitivo verrebbe ultratassato per i loro privilegi (mi riferisco alla spesa pubblica che detesto in ogni forma e grado).

    Cosa ne pensi Mario? Ho detto delle cazzate?

    Buona serata

    p.s. non sottovalutarti perchè una persona che fa l’imprenditore in Italia non solo ha un’intelligenza superiore alla media di noi poveri teorici del nulla (parlo di me ovviamente e di tutti gli economisti che hanno la ricetta per qualsiasi cosa) ma ha sicuramente un cuore.
    Che il Signore ti protegga Mario!

  • Mario Ghiringhelli

    Roberto, il mio problema è lo stesso di quello di moltissime ditte italiane col 80-90% di fatturato export che vedono il ritorno alla lira come una sciagura.
    L’Italia non ha materie prime, è un paese di trasformazione e manifatturiero.
    È vero che se ho la lira debole vendo forse ancora di più all’estero ma, a modesto parere, il vantaggio di avere una lira debole viene danneggiato dal fatto che questa non è una scelta dell’Italia ma specchia una sua caratteristica ancestrale: la debolezza.
    Mi spiego: il Giappone o gli USA hanno scelto di avere una moneta debole per vendere; oppure la Cina e l’India per vendere sottopongono i loro dipendenti a ritmi di lavoro stressanti.
    Stiamo parlando di più di 2 miliardi di persone che appartengono a Nazioni che hanno fatto precise scelte economiche, mentre noi le subiamo comunque, sia che abbiamo una moneta forte o debole.
    Col fatto che con la moneta debole purtroppo chi ha professionalità, (non il titolo, bada bene) trova stipendi 3-4 volte superiori all’estero e gente che li accoglie a braccia aperte e non mi pare che, per esempio negli USA il costo della vita sia molto superiore: la benzina per esempio, credo che costi ancora meno di un dollaro; non parliamo di tasse.
    Se non ricordo male l’EURO era stato fatto come moneta di scambio per il commercio, non certo per i privati cittadini. Infatti capisco perché l’EURO stia massacrandoli e hanno sacrosanta ragione a rivolere la Lira.
    C’è da dire che i miei/nostri dipendenti hanno degli imponibili decisamente consistenti con rimborsi spese completi.
    Si lamentano solo della tassazione, non del potere di acquisto o del lavoro perchè hanno ritmi assolutamente non stressanti e con un impiego gratificante anche dal punto di vista della creatività. Si confrontano agli open day o nelle fiere all’estero con loro colleghi con cui inevitabilmente parametrano le loro aspettative.

  • Mario Ghiringhelli

    Roberto, il mio problema è lo stesso di quello di moltissime ditte italiane col 80-90% di fatturato export che vedono il ritorno alla lira come una sciagura.
    L’Italia non ha materie prime, è un paese di trasformazione e manifatturiero.
    È vero che se ho la lira debole vendo forse ancora di più all’estero ma, a modesto parere, il vantaggio di avere una lira debole viene danneggiato dal fatto che questa non è una scelta dell’Italia ma specchia una sua caratteristica ancestrale: la debolezza.
    Mi spiego: il Giappone o gli USA hanno scelto di avere una moneta debole per vendere; oppure la Cina e l’India per vendere sottopongono i loro dipendenti a ritmi di lavoro stressanti.
    Stiamo parlando di più di 2 miliardi di persone che appartengono a Nazioni che hanno fatto precise scelte economiche, mentre noi le subiamo comunque, sia che abbiamo una moneta forte o debole.
    Col fatto che con la moneta debole purtroppo chi ha professionalità, (non il titolo, bada bene) trova stipendi 3-4 volte superiori all’estero e gente che li accoglie a braccia aperte e non mi pare che, per esempio negli USA il costo della vita sia molto superiore: la benzina per esempio, credo che costi ancora meno di un dollaro; non parliamo di tasse.
    Se non ricordo male l’EURO era stato fatto come moneta di scambio per il commercio, non certo per i privati cittadini. Infatti capisco perché l’EURO stia massacrandoli e hanno sacrosanta ragione a rivolere la Lira.
    Questa realtà però cozza contro quella dei miei/nostri dipendenti hanno degli imponibili decisamente consistenti con rimborsi spese completi.
    Si lamentano solo della tassazione, non del potere di acquisto o del lavoro perchè hanno ritmi assolutamente non stressanti e con un lavoro gratificante anche dal punto di vista della creatività. Si confrontano agli open day o nelle fiere all’estero con loro colleghi con cui inevitabilmente parametrano le loro aspettative; ai fini del progresso, è giusto e perfetto così.
    Ecco Robertone, anche questo è un problemino che devo affrontare in continuazione.

    • Giancarlo Marcotti

      Scusa Mario ma davvero non riesco a capire dove sia il problema e perché tu lo reputi un problema.
      Fammi fare due semplificazioni solo per rendere il ragionamento più semplice. Supponiamo che tu faccia il tuo fatturato al 100% all’estero e tutto in zona euro (ovviamente se anche non fosse così poco cambia) e poniamo che la nuova moneta italiana (non chiamiamola lira che ci fa pensare a 1936,27 ma ghello), e poniamo che il ghello valga mezzo euro, quindi due ghelli per un euro.
      Ora tu continuerai a vendere allo stesso prezzo ed il tuo fatturato, se calcolato in euro, rimarrà invariato, mentre “nominalmente” raddoppia ovviamente in ghelli. Quindi se fai 10 milioni di euro di fatturato saranno 20 milioni di ghelli.
      Quindi raddoppi le entrate, raddoppi le uscite (ripeto è un raddoppiare “nominale” perché in euro nulla è cambiato) ed allora se paghi 5.000 euro un tuo dipendente gli darai 10.000 ghelli, ma non cambia nulla.
      E questo nella peggiore delle ipotesi perché tu nella realtà qualche “risparmio” sui costi lo potrai ottenere e questo potrà farti essere più concorrenziale rispetto ai concorrenti “esteri”.
      Perdona la semplificazione, ma il concetto così risulta più facilmente comprensibile.

  • Roberto Domenichini

    Caro Mario

    Penso che se un tuo dipendente guadagna e spende nello stesso Paese il nome della moneta è ininfluente.
    Mi sembra di scorgere nel tuo commento una sorta di Nazionalismo patriottico. Ma forse mi sbaglio.

    L’esempio che presenta il Dottor Marcotti è semplice ma efficace.

    Detto questo comunque caro Mario il mio spassionato consiglio è quello di impiantare la tua splendida azienda all’estero. In Svizzera sarebbe l’ideale in questo periodo.
    Purtroppo i nostri discorsi si infrangono nell’assurda ingordigia del Leviatano, lo Stato, che ci massacra in tutto e per tutto.

    Ripeto Marione: a un imprenditore come te dovrebbero fargli ponti d’oro altro che tassarti!

    Ciao carissimo

  • mario

    Ok Giancarlo e Roberto, mi avete convinto per quanto riguarda il discorso della lira e del ghello.
    Preferirei comunque commerciare all’estero con l’euro anche ritornando alla lira. L’euro mi pare una sorta di garanzia ma posso sbagliare.
    Roberto, non so se il mio comportamento mostri del nazionalismo patriottico, ma non credo che sia un male, anzi, piuttosto che pensare o francia o spagna purché se magna….e poi stimo tutte quei popoli molto legati alle propri e nazioni. Noi siamo così divisi e cinici, basti vedere la questione dei maro’.

  • Roberto Domenichini

    Mario

    Io ritengo che il legame della popolazione alle tradizioni e alla propria storia e cultura sia fondamentale. Un vero valore!
    Solo che penso che questi valori siano la creazione di una mente libera e liberista.
    A me piace molto mangiare (anche se mi ha causato e mi causa qualche problema questa mia ossessione). Adoro andare a mangiare nei vari ristorantini-trattorie dove il proprietario ti spiega il perchè e il per come di quello che cucina. Vedi proprio la passione nel voler fare le cose e farle apprezzare alle persone.
    Perchè mai nel nome della Patria, concetto astrattissimo, queste persone devono essere ultratassate e dedicare il 90% del loro tempo a dedicarsi alla contabilità, fisco, tributi, ecc….

    La patria inquina le menti il liberismo le libera.

    Ciao carissimo

  • Ghiringhelli Mario

    Roberto, la Patria è un valore fondamentale, come la Famiglia e la Casa.
    Ci si inorgoglisce se un Italiano arriva primo in qualche gara e poi prende il Tricolore e lo porta ad emblema della sua appartenenza.
    Gli USA sono il mio simbolo sotto questo aspetto; è terra di pionieri che dopo lotte fratricide sono riuscite a convivere e a fare della Patria una terra da onorare e da difendere.
    Così come la Patria, la cosa pubblica è da rispettare e da difendere.
    Non sopporto gli italiani che per protesta lordano, rompono o interrompono un servizio e qualsiasi cosa pubblica.
    Vivo ancora oggi il dramma degli Istriani abbandonati dalla loro patria e costretti a lasciare case e terra. è una ferita inguaribile e non perdono gli italiani che fanno spallucce. Mi fanno schifo.

  • Roberto Domenichini

    Purtroppo la patria non può essere definita ma soltanto pensata.
    Comunque sono pienamente d’accordo con te che lordano o interrompono i servizi pubblici per protesta.
    La disobbedienza deve essere civile.

    Buona serata a tutti

  • Ghiringhelli Mario

    Roberto, secondo me, se non possiamo (interpreto vogliamo) definire un valore, vuol dire che desideriamo permettere di farlo mutare nel tempo.
    Se è così vuol dire che sarebbe giusto ogni volta, come avviene purtroppo in peggio, cambiare alcuni valori come quello, per esempio, della monogamia oppure del concetto di famiglia come unione tra due individui di sesso opposto.

  • Roberto Domenichini

    Caro Mario

    Sul discorso dei valori siamo perfettamente in sintonia, come quasi su tutto. L’unica nostra differenza a livello economico è che io sono completamente sfiduciato sul fatto che le persone possano fare il bene di una Nazione scrivendo solo loro le regole. Secondo me mettono davanti a tutto prima il loro interesse e dei loro amici e parenti e se residua qualcosa aiutano il prossimo.
    L’alternativa è che le regole provengano dalla partecipazione di tutti. E questo, per il momento, lo vedo possibile solo riponendo fiducia nel mercato e nella sua autoregolazione.
    Purtroppo però le aziende in competizione sul mercato anelano a trasformarsi in monopolio e questo diventa un problema non indifferente rispetto alla presenza dello stato. E non penso che una commissione antitrust possa risolvere il problema.
    Se il libero mercato si trasforma in mercato monopolistico il sistema da liberista si trasforma in capitalista selvaggio.
    E tra il selvaggio capitalismo e lo statalismo non so cosa sia peggiore.
    Ecco perchè parlo di liberismo e non di capitalismo. Ed ecco perchè introduco spesso l’espressione liberismo di matrice cristiana.
    Cristo dovrebbe essere il nostro punto di riferimento ma non a livello religioso (molti non credono nella sua esistenza) ma a livello di saggezza anarchica.
    Quindi Mario capisci quanto sia utopistica la mia idea!

    Adesso devo scegliere tra economia liberista, statalismo puro come in Italia e negli ex Paesi del comunismo o una forma mista.
    Studiando i singoli modelli sulla carta sono tutti e tre perfetti!
    Il problema è che non si considera la natura umana, intrinsecamente imperfetta, si rischia di trasformare i tre modelli soltanto come succedanei l’uno dell’altro. Questi governi dove la destra convive e decide le regole insieme alla sinistra ne sono la prova delle mie elucubrazioni.

    Circa i valori ritengo che siano fondamentali. Il rispetto e le differenze ci arricchiscono. il patriottismo trasformato in sciovinismo invece le distrugge tali differenze che dovremmo preservare. Proprio come sta facendo l’Unione Monetaria con il nostro Paese.
    Il latte non lo possiamo produrre in “eccesso” perchè prendiamo le multe. I licei devono durare 4 anni e non più 5. Il vino deve contenere poco metabisolfito, tutti dobbiamo usare un’unica moneta. Ecc…..

    Ecco che la nostra tradizione è andata a puttane e dobbiamo caro Mario riprendercela.
    Tu sei un grande che vuole cambiare le cose e si batte per questo ogni giorno essendo presente al lavoro. Non delegando agli altri le proprie responsabilità, rispettando la cosa pubblica come ritengo giusto che sia finchè esisterà.

    Mi sono dilungato ma spero si comprenda la mia visione parziale dell’economia e soprattutto dell’uomo.

    Ciao Mario e buona giornata a tutti

    p.s. Mi farebbe piacere un tuo commento sul mio nuovo articolo. Mentre lo scrivevo mi venivi in mente.
    Sono tassativamente eterosessuale:-) E’ l’unica certezza della mia vita!

  • Ghiringhelli Mario

    Roberto, queste precisazioni tue mi sono molto piaciute soprattutto perchè lasci spazio all’uomo quale essere imperfetto con tutte le sue forme di autogoverno, dalla dittatura del singolo a quella di mercato, a quella della comunità che fa votare anche chi non versa una lira di tasse 😉

  • Roberto Domenichini

    Non mi trovo completamente d’accordo con il giornalista ma è sicuramente un buon inizio dal quale iniziare a costruire.

    Andate al minuto 13 e godetevi le parole di un giornalista con le palle

    http://www.la7.tv/richplayer/index.html?assetid=50377976

    Buona domenica

  • fabiana c.
  • fabiana c.
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