Le Borse si assestano

Giancarlo Marcotti Commenta per primo

Dopo la scoppola presa ieri

Piazza Affari chiude quasi invariata. Contrastato il comparto bancario, il Ftse Mib viene zavorrato dalle vendite su Fiat Chrysler e d Eni.

Chiusa Francoforte, ricordiamo che oggi è l’anniversario della riunificazione delle due Germanie, in Europa oggi la seduta borsistica è risultata abbastanza contrastata, con Londra (-0,6%) che ha continuato la discesa, mentre Parigi (+0,3%) ha perlomeno dato un segnale di ripresa dopo la scoppola della vigilia.

La nostra Piazza Affari si è andata a posizionare … a metà strada, al termine della seduta il Ftse Mib (+0,06%) ha davanti alla performance il segno più, ma il guadagno è assolutamente frazionale.

Ovviamente la “scottatura” per il sell-off della vigilia non si dimentica in fretta, gli investitori sono sul “chi vive” pronti eventualmente ad una fuga in massa.

Ma ricordiamo che ad oggi il bilancio dell’anno in corso è estremamente positivo, infatti ben 35 dei 40 titoli che compongono il nostro indice di riferimento al momento fanno registrare un segno più davanti alla performance da inizio anno.

Best performer di giornata Banco BPM (+2,56%) in una giornata positiva per le popolari: Bper Banca (+0,60%) ed Ubi Banca (+0,47%) e Mediobanca (+1,22%), ma negativa per le Big: Intesa Sanpaolo (-0,14%) ed Unicredit (-0,57%).

A completare il podio i guadagni di Moncler (+2,27%) ed Italgas (+2,06%).

Mentre hanno contribuito a contenere il guadagno del nostro indice principale le vendite che hanno riguardato in particolare Fiat Chrysler (-1,36%) ed Eni (-1,09%). Perde oltre un punto percentuale anche Buzzi Unicem (-1,03%) che non rimbalza quindi su quota 20 euro.

Al momento Wall Street regge, sale il Dow Jones (+0,2%), ma guadagnano qualcosa in più lo S&P500 (+0,4%) ed il Nasdaq (+0,5%).

Ovviamente la guerra dei dazi colpisce anche chi l’ha architettata, Trump infatti continua a prendersela con la Fed, ma quanto sta accadendo a Wall Street è più strettamente legato alla politica economica della Casa Bianca che non a quella monetaria di Jay Powell..

Giancarlo Marcotti per Finanza In Chiaro          

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