Lenin, il liberismo e la natura umana

Roberto Domenichini 4 Commenti

Purtroppo la Scuola odierna diviene spesso il luogo dove lo studente ha il dovere di studiare ma non il diritto di ragionare, pena un voto negativo.

Associare Lenin al liberismo potrebbe sembrare blasfemo. Un ossimoro! Una provocazione dettata più dal desiderio di stupire che dal dovere di informare!

Non voglio ovviamente obbligare nessuno a credere ciecamente a ciò che scrivo e scriverò in questa rubrica ma ritengo un diritto fondamentale del fruitore degli articoli conoscere i fatti in modo logico e dettagliato prima di poter sostenere una verità assoluta.

Si cari lettori avete capito bene. Prima di poter emettere una sentenza è necessario ascoltare l’altra campana!

Una campana che non trae le proprie informazioni da Forum o Blog di gossip ma da un’attenta ricerca e analisi dei fatti oggettivi a sua disposizione.

Veniamo quindi ai fatti.

Lenin, conosciuto come uno dei più grandi socialisti della storia, si trova un Paese, la Russia, completamente in crisi. Non una crisi da bolla speculativa finanziaria. La gente moriva di fame. La carestia rischiava di falcidiare la popolazione sovietica.

E tutto quel bel “discorsetto” del “volemose bene e condividiamo i nostri beni” che fine fece all’inizio del ventesimo secolo? Cosa ne fu della massima di Saint Simon “Da ciascuno secondo le sue possibilità e a ciascuno secondo il suo bisogno”?

Il socialismo con i suoi ideali era fallito ancora prima di nascere? Perché? Semplicemente perché non fa parte, forse purtroppo, della natura umana.

Persino un socialista (?) come Lenin lo aveva compreso!

Non a caso la politica economica da lui pensata prevedeva una parziale liberalizzazione delle derrate agricole.

Ma come: un socialista che introduce il principio naturale della libera concorrenza?

Le strade che lo statista aveva di fronte per risolvere la carestia pestilenziale erano due: obbligare i contadini a produrre tutte le derrate agricole di cui aveva bisogno il Paese, proprio come farà stupidamente Stalin successivamente, oppure riconoscere la legge numero uno della natura umana: la libertà di poter disporre della propria vita, del proprio lavoro e dei propri beni.

Ebbene Lenin scelse, anche se parzialmente, questa seconda strada promettendo ai contadini che dopo una certa quantità prodotta di derrate alimentari di cui necessitava lo Stato la restante parte poteva essere commercializzata in un libero mercato che in quel momento si era venuto a creare. Lenin aveva compreso che se voleva realizzare il socialismo doveva passare per la strada obbligata del liberismo. Doveva fare leva sulla natura umana, riconoscerla e assecondarla.

Ecco perché permise la proprietà privata!

Il Paese, grazie alla NEP, riuscì a risollevarsi eliminando ogni reale e potenziale carestia. Ma alla morte di Lenin, il socialista (?), il suo successore, Stalin, pensò bene, anzi male, di abolire questa politica liberale cercando di introdurre il socialismo con la forza. E quindi destinato a perdere nel lungo periodo come la storia attuale dimostra.

In conclusione quindi comprendiamo come associare Lenin al liberismo non sia poi così un grosso errore almeno per quelle che furono le sue intenzioni.

Ma questo dimostra come una lettura attenta e critica di ciò che ci viene proposto possa fare realmente la differenza tra studiare e comprendere.

Questa differenza può esserci utile anche nelle cose pratiche della vita quotidiana come ad esempio il guadagno in Borsa?

Roberto Domenichini per Finanza In Chiaro

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  • Mario

    Roberto, praticamente Lenin era un “quasi dittatore quasi del tutto liberista e illuminato “?
    Quello che ci mancherebbe oggi?
    eletto con democratiche elezioni, vinte a maggioranza e con la minoranza consapevole che quella è l’unica chiave di uscita a ciò a cui stiamo assistendo in tutte le nazioni tecnologicamente avanzate.
    Ma perchè 100 anni dopo va ancora di moda il socialismo che tanto inganna le menti dei più giovani e addormenta quelle dei più vecchi?

  • Roberto Domenichini

    Buongiorno a tutti

    Ciao Mario

    Il socialismo, nonostante gli ideali siano sicuramente nobili, non fa parte della natura umana.

    Ecco perchè il fallimento del comunismo!

    Se continui a costruire sulla collina prima o poi la collina frana. La natura si ribella!

    Stessa cosa per l’uomo. La natura umana la puoi soffocare con il socialismo, comunismo, il capitalismo, in pratica con ogni “dittatura dell’anima” ma prima o poi si ribella.

    Nei successivi articoli sarò molto duro anche con il capitalismo e con alcune forme di pseudo-liberismo.

    A me non interessa il colore politico del lettore. Io non ho mai votato una volta in vita ma ho studiato profondamente un modello economico che presenterò e che, giocoforza, dovrà tenere in considerazione prima di tutto l’uomo, soprattutto il più debole, e successivamente il profitto.

  • Trovo l’articolo estremamente interessante: siamo tutti sempre così presi – per non dire ossessionati – dalle analisi più disparate (tanto da rasentare talvolta il ridicolo, o l’astrologia) che spesso ci si dimentica dell’unica e vera analisi ‘fondamentale’: quella sul soggetto che determina la domanda e l’offerta, i prezzi e i valori, le bolle e i rally: l’essere umano!
    Capirne la natura dovrebbe essere una tappa fondamentale per l’apprendista investitore; e penso che sia di tutta evidenza che qui si stia parlando di qualcosa di ben più profondo della mera ‘finanza comportamentale’.
    Da sempre la natura ferita si ribella, inclusa quella umana: di solito infatti avviene che per questo meccanismo di ribellione l’uomo passi da un eccesso all’altro , raramente sostando in una situazione di quel virtuoso equilibrio del “in medio stat virtus”…
    Dagli anni bui (definizione un pò di parte) del medioevo all’illuminismo, dall’uomo padrone dell’universo all’uomo incapace di dire un “sì lo voglio” che duri l’arco della sua vita, dal razzismo al buonismo, dalla discriminazione alla legge sull’omofobia, dal ‘il mattone non ha mai tradito’ al ‘caspita non riesco a vendere casa manco a regalarla’ e così via.
    Seguirò con interesse lo sviluppo di questa rubrica, per saperne di più circa gli effetti ‘borsistici’ del dimenarsi dell’essere umano nelle arene che lui stesso si è creato: e di solito, chi ne sa di più alla fine qualche profitto lo porta a casa….

  • Roberto

    Grande Enri

    Come sempre un tuo intervento rende questo articolo davvero grande.
    Io ho la fortuna di conoscerti e so che persona di valore sei. Purtroppo questo sistema è stato costruito da persone senza valori morali e dimenticandosi di Dio. Adesso sono con le pezze al …… e riscoprono i valori cristiani. Dio non ha mai tradito nessuno e ha creato l’uomo con il libero arbitrio (la parola libero=liberismo non vi ricorda niente?) ma non ha mai obbligato nessuno a seguire i suoi comandamenti.

    E gli effetti li vediamo.

    Ciao mitico e ottima scelta meritata (tu e io sappiamo di cosa parliamo)

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