L’evasione è una cosa seria … facciamoci due risate

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Vasto eco ha avuto sulla stampa specializzata l’audizione al Senato del Direttore dell’Agenzia delle entrate dello scorso 2 aprile.

L’obiettivo dello studio, elaborato dall’Agenzia con il consueto approccio statistico, è quello di “comprendere i bisogni dei contribuenti e le realtà territoriali da amministrare e controllare” e “organizzare e pianificare le attività in modo differenziato sul territorio”.

L’Amministrazione ha creato un data base con 245 variabili desunte da fonti amministrative e statistiche, associando ciascuna variabile ad una area tematica; tramite analisi di correlazione e fattoriali sono state poi selezionate le grandezze maggiormente significative e la procedura ha consentito di selezionare 36 variabili che sono state utilizzate nel calcolo.

Sono stati utilizzati algoritmi di cluster analysis per unire le Direzioni Provinciali in gruppi, in modo che  all’interno dei gruppi ci sia la massima somiglianza tra gli elementi ed ogni gruppo sia il più possibile distinto dagli altri.

Sulla base delle aree tematiche sono stati codificati in termini qualitativi i cluster di riferimento:

  • Pericolosità sociale
  • Dimensione del bacino
  • Pericolosità fiscale
  • Tenore di vita
  • Struttura produttiva
  • Tecnologia e servizi
  • Infrastrutture di trasporto

Fin qui, nel presupposto che il “lavoro” statistico sia stato fatto correttamente (ci sarà mica lo “zampino” della Sose?), tutto bene.

Sulla base di questi criteri, è stata elaborata una Mappa clusterizzata dell’Italia, nella quale ciascuna provincia è stata associata ad uno degli 8 gruppi omogenei individuati.

I gruppi tengono in considerazione tutte le dimensioni simultaneamente, con un codice di 7 cifre, con valori compresi tra 1 e 5, per ciascun gruppo.

E qui il capolavoro … la scelta della denominazione di questi gruppi omogenei.

Si parte dal gruppo “Metropolis”, che comprende Milano e Roma, e che si caratterizzerebbe  per forte dinamismo della struttura produttiva, valori medio-alti relativamente al disagio sociale, bacino di contribuenti molto esteso, alto tenore di vita e medio-alta pericolosità fiscale.

Poi abbiamo il gruppo “L’industriale”, fatto tutto sostanzialmente da province settentrionali, così come lo “Stanno tutti bene”, che si caratterizza per alto tenore di vita, bassa pericolosità sociale e fiscale e medie infrastrutture produttive e di comunicazione.

Si prosegue con il gruppo “Gli equilibristi” (modesto bacino di contribuenti, medio tenore di vita e media pericolosità fiscale), nel quale vi sono alcune province dell’Italia centrale e del Piemonte, e poi ancora il “Niente da dichiarare” (piccolo bacino di contribuenti, alta pericolosità fiscale e bassa ricchezza), composto invece tutto da province centromeridionali.

In una vena creativa apparentemente senza limiti il gruppo successivo è stato denominato “Rischiose abitudini” (modesta struttura produttiva, medio – alta pericolosità sociale e medio tenore di vita e pericolosità fiscale), con un numero limitato di province fra il Lazio e la Liguria.

Si conclude in crescendo. Inquietante è il gruppo “Rischio totale”, con alcune province di Campania, Puglia, Calabria e Sicilia, mentre non promette bene neppure il “Non siamo angeli” (nuovamente Puglia e Sicilia, più alcune province sarde).

Facciamo fatica a comprendere l’utilità di questi esercizi, ma soprattutto siamo curiosi di sapere chi sia il “creativo” che si è inventato queste fenomenali definizioni: il numero 1 dell’Amministrazione finanziaria in audizione al Senato della Repubblica su un tema così grave e in un momento così drammatico per il Paese … ma c’è davvero tanto da ridere?

Fonte: ecnews

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