M5S, Grillo a Grasso e Boldrini: “Il 30% non basta: dimezzatevi stipendio”

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Il caso dei ‘comunicatori’ in silenzio stampa. Solo un giorno e Martinelli e Messora annunciano di voler chiudere i contatti con giornali e tv: “Macchina del fango subito in azione”, messa in moto da “pseudo-omuncoli che sputtanano tutta la categoria”. Oggi riunione congiunta deputati-senatori per decidere la linea per le consultazioni. Crimi: “Nessun voto sui ‘dissidenti'” che hanno votato Grasso.

ROMA – Non basta a Grillo il segnale di cambiamento giunto dai presidenti di Senato e Camera.  Piero Grasso e Laura Boldrini esordiscono annunciando l’autoriduzione di un terzo del proprio stipendio e a distanza di poche ore il leader del Movimento Cinque Stelle rilancia, chiedendo ai due neopresidenti di dimezzarsi i compensi: “I partiti non possono farlo, ma voi siete stati scelti in quanto vi dichiarate estranei al sistema”. Beppe Grillo lo ha scritto sul suo blog: “Boldrini e Grasso – prosegue Grillo – possono rinunciare all’indennità di carica e dimezzarsi l’indennità da parlamentare, come dei veri cittadini a 5 stelle, ed essere d’esempio a tutti i parlamentari”. Il leader M5S ricorda la proposta che “c’è già ed è molto semplice: 5 mila euro lordi mensili invece di 11.283 euro lordi, rinuncia all’assegno di solidarietà e obbligo di giustificare, rendicontare e pubblicare ogni spesa rimborsata. I cittadini portavoce del M5S in parlamento l’hanno già fatto. Se Boldrini e Grasso proponessero questa misura il risparmio annuale sarebbe di circa 70 milioni”.

Intanto, dal calcio alla politica, l’istituto del silenzio stampa sbarca in Parlamento, ma paradossalmente a rifiutarsi di parlare non sono i singoli deputati e senatori. Sono Daniele Martinelli e Claudio Messora, i due consulenti scelti da Beppe Grillo per curare la comunicazione dei gruppi parlamentari del Movimento 5 Stelle, ad annunciare l’intenzione di chiudere i contatti con la stampa.

“La macchina del fango è entrata subito in azione. In mancanza di una ben precisa notizia di crimine da addebitare, sono passati alla diffamazione creativa: usano titoli che poi gli stessi articoli richiamati smentiscono”, lamenta Messora sulla sua pagina Facebook. “Se il Movimento Cinque Stelle non parla con nessuno (e d’ora in poi – annuncia lo stesso consulente grillino per la comunicazione del gruppo al Senato – neppure io) è solo colpa loro”.

Dopo un esordio “comunicativo” non proprio felice, con la gaffe dello scherzo subito dal senatore Campanella, sia Martinelli che Messora intendono quindi interrompere i rapporti con la stampa. “Sono stato nominato consulente di un gruppo parlamentare e vengo trattato da giornali e tv come un addetto stampa che fa da megafono al Movimento”, rileva Martinelli. “Il mio compito è solo di ottimizzare la comunicazione. La mia comunicazione, è personale. Non è quella del Movimento”, invece “tivù e i giornali mi stanno spacciando come il Capezzone della situazione”.

Sulla vicenda interviene anche il deputato Roberto Fico. “Per il Movimento 5 stelle – dice – parlano i capigruppo Crimi e Lombardi attraverso gli input che arrivano dalla rete e dal blog”.

Il M5S, dunque, non vuole più parlare con la stampa. Almeno, ha iniziato a dialogare con i vertici delle Camere. Il capogruppo al Senato Vito Crimi ha incontrato il presidente Pietro Grasso per parlare, spiegano fonti M5S, dei tagli alle indennità e dei rimborsi ai parlamentari. Non è escluso però che, accanto a questi argomenti “ufficiali”, si sia parlato anche delle nomine per l’ufficio di presidenza.

Ma l’appuntamento più “caldo” della giornata è fissato nel pomeriggio, quando tutti i parlamentari del M5S, senatori e deputati, dovrebbero ritrovarsi faccia a faccia nella Sala della Regina a Montecitorio per discutere innanzitutto della linea da tenere in vista delle consultazioni con il Capo dello Stato. Poi c’è da valutare il “dossier dissidenti”, ovvero, quei senatori del M5S che proprio per Grasso hanno votato alla presidenza di Palazzo Madama, senza attenersi alle indicazioni della maggioranza del gruppo parlamentare, violando il “codice di comportamento” del Movimento.

Dopo la prima dura reazione di Grillo, che aveva sollecitato le dimissioni  dei ‘traditori’, i toni si sono abbassati. Il capogruppo Vito Crimi oggi ha sostenuto che “nessuno ha mai parlato di votare le espulsioni” o che “all’ordine del giorno vi sia un voto sui dissidenti”. Ma, al di là della questione voto, potrebbe comunque andare in scena il  confronto tra le due linee: quella intransigente, di chi chiede l’applicazione rigorosa del regolamento, e quella di chi, invece, ritiene eccessiva l’espulsione di “chi ha agito secondo coscienza”.

Per approfondimenti visita: www.repubblica.it 

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