Manovra, gli emendamenti sono 3.100 Gelo Pdl-Pd sulla vendita delle spiagge

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È l’ennesimo assalto alla diligenza quello che si propone in Commissione Bilancio del Senato, dove è in ballo la modifica della legge di stabilità. Gli emendamenti presentati dai senatori sono quasi 3.100, con circa 2.000 provenienti dalle file dalla maggioranza. Il voto inizierà martedì, con l’obiettivo di portare il provvedimento in Aula tra il 18 e il 20 novembre.

In attesa di spulciare i faldoni degli emendamenti, da cui come ogni anno potrebbero saltar fuori improbabili proposte di modifica, la polemica già infuria sull’ennesimo caso spiagge.

Il Pdl difende la linea, già proposta in altre forme in passato ma sempre bocciata, di voler allungare le concessioni e vendere le parti cedibili degli stabilimenti balneari, con l’intento di rilanciare il settore turistico e favorire le imprese di un comparto giudicato strategico per il Paese.

Il Pd, concentrato sulla volontà di far passare le proprie ipotesi di modifica, non si sbilancia, ma Verdi e associazioni ambientaliste sono pronte a dare battaglia.

«La vendita delle spiagge chiamata sdemanializzazione – dice senza mezzi termini il presidente dei Verdi Angelo Bonelli – è una cosa semplicemente schifosa che va fermata perché sancirebbe la completa privatizzazione e la cementificazione delle nostre coste». «La proposta di vendere le nostre spiagge – gli fa eco Ermete Realacci, presidente della Commissione Ambiente Territorio e Lavori Pubblici della Camera – è impresentabile e offende la dignità del Paese. Aspettiamo solo che qualche emulo di Totò proponga di vendere la Fontana di Trevi».

Ed anche il presidente di Sel, Nichi Vendola, promette che non permetterà «in alcun modo un altro colossale scempio delle coste». Un coro di voci a cui risponde Maurizio Gasparri, che giudica la proposta tra quelle assolutamente «non rinunciabili» per il Popolo della Libertà.

Sicuramente, assicura il vicepresidente del Senato, ci sarà una scrematura degli emendamenti presentati – troppi anche secondo Sandro Bondi, che ha definito quello in Commissione uno spettacolo «devastante» – ma su alcune questioni non si potrà arretrare. «Vogliamo cambiamenti sostanziali – aggiunge – a cui condizioniamo il sostegno al governo».

Anche il Pd, il partito che ha presentato più emendamenti in assoluto (992 contro gli 814 del Pdl), garantisce che il numero verrà «abbattuto», e punta ad una convergenza sui temi essenziali: la deindicizzazione delle pensioni, considerata troppo drastica anche dal Popolo della Libertà, le misure a favore delle imprese e il cuneo fiscale, che le forze di maggioranza vorrebbero compattamente rendere più significativo, restringendo la platea.

Resta poi anche il nodo delle tasse sulla casa: le priorità per il Pd sono quelle di pagare nel 2014 meno dell’anno scorso e di introdurre detrazioni simili a quelle già adottate per l’Imu (franchigia e figli a carico). Il Pdl punta invece a sostituire la Tasi con un tributo unico comunale, in cui la componente rifiuti sia calcolata in base all’effettiva produzione e non ai metri quadri. Proposta che farà discutere sarà con ogni probabilità anche quella della sanatoria delle cartelle di Equitalia, con l’ipotesi di saldare il conto con il fisco senza pagare sanzioni e interessi.

Oltre alla discussione in Commissione, la prossima settimana entrerà nel vivo anche la mobilitazione unitaria, promossa da Cgil Cisl Uil. A partire da lunedì e fino a venerdì 15, tutte le province italiane saranno infatti interessate dallo sciopero nazionale proclamato dai sindacati confederali lo scorso 21 ottobre. Il programma, fatto di quattro ore di sciopero, coinvolgerà i lavoratori di tutti i settori e si articolerà a livello territoriale.

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