Mercati valutari: un cambiamento per crescere e tenere a freno il post-crisi

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I numeri non sono ancora quelli positivi del triennio precedente, come dimostrano i dati della  Bank for International Settlements, ma la realtà è in netta evoluzione

E’ un mercato irrequieto, ma non per questo negativo, quello che accoglie gli operatori dopo un’estate che ha segnato l’imperversare di un’autentica bufera sui titoli bancari e tante paure da parte dell’Italia della finanza, che ora sembra navigare in acque più tranquille.

Nonostante nel 2016 gli scambi valutari abbiano subito un ritocco in negativo gli analisti parlano di un cambiamento che non porta, per forza di cose, ad un periodo di difficoltà stagnante.

Le novità del mercato globale durante l’anno quindi non sono  state portatrici di stravolgimenti ma di una flessione, la prima in quindici anni, come si può leggere anche nei report condotti sulle piazze finanziarie, primo fra tutti il sondaggio triennale della  Bank for International Settlements.

Parliamo di una diminuzione del 5,5%, pari a 5.100 miliardi di dollari che possiamo confrontare come parametro con i 5.400 miliardi del 2013.

I mercati negli ultimi anni hanno subito tutta una serie di variazioni, conseguenza diretta della crisi globale, che ha attanagliato un po’ tutti i paesi. Di fatto possiamo definire i cambiamenti come una sorta  di evoluzione, che si è resa necessaria per tenere a freno il periodo post-crisi, che avrebbe anche potuto portare ad un autentico tracollo dei mercati, tenuti invece a freno da tutta una serie di operazioni studiate appositamente con effetto calmierante.

A controllare i mercati hanno pensato in prima battuta le autorità preposte a regolamentare le banche, che hanno messo in atto tutta una serie di operazioni per moderare i rischi. I cambiamenti così non hanno fatto crollare il sistema finanziario ma, al contrario, sono stati tenuti a bada i volumi del mercato stesso.

Uno sguardo attento ai mercati delle valute ci permette di avere ben chiaro che ad aver registrato la maggiore movimentazione, con alti e bassi anche consistenti, è il dollaro. Dopo aver superato un momento di difficoltà la moneta statunitense si è rafforzata nei confronti delle altre valute del 16%. Una posizione che si è consolidata anche nel panorama mondiale.

Nell’ultimo periodo il dollaro è coinvolto costantemente nelle operazioni di transazione. I sondaggi lo vedono presente in una percentuale pari all’88%, con un punto percentuale in più rispetto ai dati resi noti in precedenza.

Per quel che concerne i mercati del vecchio Continente l’euro non si dimostra ancora in forma.

La valuta unica europea sconta le conseguenze di un ‘progetto’ un po’ in crisi. In termini percentuali l’euro ha visto una diminuzione dal 31 al 33%, anche se in verità nel 2009 la riduzione era pari al 39%, quindi ben più grave.

In fatto di valute ad avere la meglio sono quelle dei paesi emergenti. Secondo i più recenti dati resi noti queste valute si sono rafforzate toccando il 21,2%, rispetto ai numeri precedenti che vedevano il 18,8%.

Ad avere la meglio è il renminbi  o yuan, la valuta che ha corso legale nella Repubblica Popolare Cinese. Il report di riferimento della Bank for International Settlements, che rileva i dati sulle piazze finanziarie con cadenza triennale, mette in evidenza che la valuta cinese ha addirittura raddoppiato la quota di mercato, collocandosi all’ottavo posto fra le divise che vantano una maggiore ricchezza di scambi.

Il mercato delle contrattazioni, che impegna anche tutta una serie di piattaforme trading, ha subito un calo circoscritto soprattutto al mercato spot, ovvero il classico mercato a pronti.

Sono invece aumentati, e vantano ottima salute, gli scambi in valuta estera, cresciuti del 6% e passati a 2.400 miliardi.

I numeri non sono ancora quelli estremamente positivi del triennio precedente, come dimostra il sondaggio della  Bank for International Settlements, ma la realtà è in netta evoluzione.

Il foreign exchange market, conosciuto più comunemente  come Forex, FX, o mercato valutario, è da sempre il mercato più consistente al mondo, in merito al valore delle transazioni.

Parliamo di un mercato che vede muoversi un numero consistente di realtà e include scambi e transazioni fra banche, speculatori valutari, governi, grandi imprese e  provider di trading online.

Il mercato valutario si muove con costanza anche in fatto di protagonisti.

Fra gli attori emergenti sul palcoscenico della finanza si sono esibiti anche nuovi interpreti.

Accanto agli istituti di pregevole grandezza si sono collocate anche banche di dimensioni ridotte e tutta una serie di società finanziarie, che contano sulla presenza di fondi comuni, fondi pensione e fondi comuni di investimento.

Il mercato delle valute ha ritrovato una vena di vivacità, che solo in parte sembrava sopita.

Il livello di profitto tratto dai mercati valutari, meglio conosciuto come trading, è rimontato passando dal 39% al 42%.

Il trading valutario insomma sembra muoversi verso nuovi orizzonti, rinnovato e rafforzato, come dimostrano le grandi capitali in cui la concentrazione ha toccato le quote più interessanti.

Parliamo di cinque realtà geograficamente distinte.

Si parte da Londra, che è al vertice con il 37%, nonostante nel report precedente potesse disporre del 41%. Il post Brexit potrebbe in futuro cambiare le carte in tavola e far perdere il primato alla City, che si è sempre fatta vanto della professionalità dei suoi protagonisti e della presenza di grandi talenti.

Le stime più recenti mettono in evidenza un pensiero costante da parte delle banche principali che considerano di lasciare Londra, scegliendo altri lidi fra cui Francoforte, Parigi e Milano.

Stanno pensando di lasciare la capitale banche d’affari come la Jp Morgan, la Morgan Stanley, la

Deutsche Bank, l’inglese Hsbc.

I timori del dopo Brexit sono costanti, come una spada di Damocle che aleggia nell’aria, anche se al momento non è possibile spingersi oltre nel tracciare scenari concreti, che possono rivelarsi ancora prematuri.

Quel che è certo è che il Regno Unito dovrà scegliere quale strada percorrere per tracciare il futuro dell’economia, che i sostenitori della Brexit sostengono sarà roseo e luminoso.

A seguire Londra nell’attuale classifica delle capitali del trading valutario troviamo New York, che sembra essersi stabilizzata sul 19%.

La borsa valori di New York, é la più grande al mondo per volume di scambi.

Wall Street è il punto nevralgico, il quartier generale della finanza, dove hanno sede la  borsa valori, e molte fra le più grandi banche e le più importanti imprese industriali e finanziarie.

Dopo New York troviamo Tokio, Hong Kong e Singapore, cresciute insieme dal 15 al 21%, a testimonianza della crescita dei mercati asiatici.

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