No alle quote rosa. Finalmente la Camera fa una cosa giusta

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Perlomeno si è evitata l’ennesima umiliazione nei confronti delle donne. La legge sulle “quote rosa” sarebbe stata una mortificante ammissione di inferiorità da parte del “genere femminile”. Ovviamente saremmo felici di vedere nelle liste elettorali non una parità, ma addirittura una prevalenza di nomi femminili, non inseriti, però, per legge, bensì per merito. La Boldrini ha perso l’ennesima occasione per starsene zitta.

La Camera dice no alla parità di genere nelle liste bloccate. Regge l’accordo tra il premier e Berlusconi. Ritirato il salva-Lega. E il via libera finale slitta La presidente della Camera Laura Boldrini: «È stata persa un’occasione»

Il primo via libera di Montecitorio all’Italicum slitta a domani, l’intesa sulla legge elettorale tiene ma una sfilza di no affossa la battaglia delle donne in bianco sulle quote rosa. «Nelle liste democratiche l’alternanza sarà assicurata. Ho mantenuto la parità di genere da presidente della Provincia, da sindaco, da segretario, da presidente del consiglio dei ministri. Non intendo smettere adesso», assicura via Facebook il premier Matteo Renzi. Contrariata anche Laura Boldrini: «Come presidente della Camera rispetto il voto dell’Aula sugli emendamenti riguardanti la parità di genere. Ciò nonostante non posso negare la mia profonda amarezza perché una grande opportunità è stata persa, a detrimento di tutto il Paese e della democrazia».  

Ma in una giornata difficile, tutto ciò che hanno ottenuto le 90 vestali bipartisan della parità di genere è la libertà di coscienza, che i maggiori partiti lasciano nel voto segreto, mentre il governo si rimette all’Aula così come fa il comitato dei nove della commissione Affari Costituzionali di Montecitorio. 

LE NOVITA’  

È dunque l’Assemblea che affossa le quote rose, dopo lunghissime riunioni, rinvii e trattative che finiscono nel no di Montecitorio al 40% delle posizioni di capolista per le candidate (e il 60% ai candidati), alla parità di rappresentanza (al 50%) e all’alternanza di genere nella composizione delle liste. La legge elettorale si avvia comunque al primo sì, al governo va la delega per ridisegnare i collegi (non meno di 120) mentre Forza Italia ritira il cosiddetto «Salva Lega». Affossate dunque le quote rosa, per le quali il presidente Laura Boldrini si era simbolicamente schierata esibendo una vistosa sciarpa bianca, prima di salire alla presidenza. 

ALTA TENSIONE IN CASA “DEM”  

Il Pd è spaccato: ufficialmente era a favore, ma i numeri parlano chiaro, mancano decine e decine di voti dei dem. Ma è soprattutto Forza Italia ad essere contraria alle quote rosa, temendo che siano il cavallo di Troia per far saltare l’accordo sulla legge elettoralee d introdurre le preferenze. E il relatore Francesco Paolo Sisto, nonostante il gran numero di parlamentari azzurre oggi in bianco, arriva a definire «incostituzionali» i tre emendamenti trasversali. Non risultano determinanti per il sì i voti dei grillini, pronti a votare la parità uomo-donna anche per intralciare l’accordo sulla legge elettorale. 

LA SEDUTA  

Nella lunga maratona oratoria, nell’Aula di Montecitorio, spiccano il fucsia del tailleur di Daniela Santanché («il bianco ingrassa», provoca l’esponente di Fi) e la giacca candida provocatoriamente indossata dal leghista Bonanno. Scelta Civica, Nuovo centrodestra e minoranza Pd criticano le ministre che non aderiscono alla battaglia per le quote rose, che riprenderà in ogni caso al Senato. Protestano le deputate del Pd: «Il gruppo non ha rispettato l’accordo – si autoconvocano dopo il voto – L’accordo era che il gruppo Pd avrebbe dovuto votare l’emendamento, dando in tal senso indicazione di voto e invece non è andata così visto che i voti a favore sono stati 253 mentre solo noi del Pd siamo 293. Quindi sono mancati molto più di 40 voti visto che a favore hanno votato anche esponenti di altre forze politiche». 

L’APPELLO DI ROSY BINDI CADE NEL VUOTO  

Stefania Prestigiacomo – che pianse in Consiglio dei Ministri quando Silvio Berlusconi nel 2005 le intimo’ di «non fare la bambina» e affosso’ le quote rosa che la giovane ministro voleva a tutti i costi – oggi si presenta in divisa bianca e riprende la battaglia. Con lei un vasto fronte bipartisan, che non include le 8 ministre del governo Renzi. «Faremo la nostra battaglia fino in fondo, anche al Senato e non per femminismo», annuncia Nunzia De Girolamo, capogruppo Ncd a Montecitorio. diverse deputate Pd, che dopo il no dell’Aula si autoconvocano per decidere il da farsi. E cade nel vuoto l’appello di Rosy Bindi a ripensarci sul voto segreto («in segno di maturità, ciascuno in maniera trasparente si assuma davanti al Paese le sue responsabilità»), chiesto da Forza Italia, Nuovo centrodestra, Fratelli d’Italia ed Udc. 

DOMANI IL VIA LIBERA  

Tra le polemiche muove dunque i suoi primi passi nell’Aula della Camera l’Italicum, per il quale Matteo Renzi, che in mattina ha avuto anche una accesa discussione con Renato Brunetta, contrario alla parità di genere, auspica un primo sì già domani, in attesa del “mercoledì da leoni” in cui il premier svelerà la sua scelta (irpef, irap o entrambe) sui tagli al cuneo fiscale.  

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