Pensioni: ultime notizie

Redazione 1 Commento

Mercoledì il premier Renzi presenta piano lavoro con misure del jobs act e si spera esso contenga interventi di modifica anche per le pensioni: situazione e previsioni

Il premier Matteo Renzi ha annunciato per mercoledì prossimo la presentazione del nuovo piano lavoro con le misure del jobs act, insieme a novità per la scuola, mentre lunedì dovrebbe essere la volta dell’ultima votazione sulla nuova legge elettorale, l’Italicum. Tutto sembrerebbe pronto, dunque, per tornare a dare impulso ad una crescita del nostro Paese, ma sindacati, pensionandi e alcune forze politiche attendono di scoprire se con il nuovo piano lavoro arriveranno anche le misure auspicate di modifica all’attuale sistema pensionistico.

Considerando infatti che nel suo discorso programmatico, in occasione della fiducia, Renzi non ha fatto accenno alla questione si pensa, o meglio si spera, che qualche novità possa arrivare con il job acts, visto che contiene misure a sostegno dell’occupazione, soprattutto giovanile.

E per favorire l’ingresso nel mondo del lavoro dei più giovani, serve il prepensionamento di chi è già a lavoro da tanto, troppo tempo, e bloccato dalle nuove norme Fornero, potrebbe invece ora avere la possibilità di andare in pensione.

Non si tratta di un mero passaggio politico, ma di un viatico fondamentale per trovare la necessaria copertura finanziaria. Fino a questo momento è stata garantita copertura previdenziale a circa 162.000 lavoratori per una spesa di 11 miliardi di euro.

A cercare di spingere sul pedale dell’acceleratore della riforma delle pensioni ci ha provato Cesare Damiano, l’esponente del Partito Democratico, già presidente della commissione Lavoro alla Camera dei deputati. In settimana anche presentato un decalogo contenente i 10 pilastri del cambiamento: dal retributivo al contributivo; giovani e pensioni; la flessibilità in uscita; gli esodati; le ricongiunzioni; armonizzazione dei regimi pensionistici per cui siano previsti requisiti diversi da quelli vigenti nell’assicurazione generale obbligatoria; l’automatismo delle prestazioni INPS; l’indicizzazione delle pensioni e il tavolo di concertazione; la Governance dell’INPS; le pensioni d’oro.

Allo studio sembra siano tornate due particolari misure già ben note, vale a dire l’ipotesi di uscita flessibile proposta da Cesare Damiano, che permetterebbe al lavoratore di lasciare a 62 anni, con 35 di contributi accettando però un sistema di penalizzazioni se esce prima che diventerebbero incentivi se invece rimane a lavoro fino a 70 anni.

L’altra misura è quella del prestito pensionistico dell’ex ministro del lavoro Giovannini. Secondo questo sistema il lavoratore potrebbe andare in pensione due o tre anni prima rispetto alla soglia prevista dei 66 anni con un prestito, appunto, da parte dell’Inps che dovrebbe poi restituire con una decurtazione sull’assegno finale una volta maturati i requisiti richiesti per la pensione vera e propria.

Questi meccanismi risolverebbero diversi problemi, da quello di permettere a lavoratori usuranti e precoci di andare in pensione prima, considerando che a volte sono impossibilitati a rimanere a lavoro fino a 66 anni, e probabilmente ad arginare il dilagare della questione esodati. Questi ultimi, infatti, insieme ai pensionandi di Quota 96 sono un’urgenza ‘sociale’ che tocca ora al governo Renzi.

E chissà mercoledì non sia il giorno fatidico per interventi che sono diventati davvero necessari.

Apt per Finanza in Chiaro

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  • maria

    no agli incentivi ai settantenni, chi ha voglia di lavorare a 70 anni lo faccia gratis!!!

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