Piazza Affari, non è il momento di aver paura

Giancarlo Marcotti Commenta per primo

La Grecia fa tremare l’Europa

Soltanto Tod’s si salva dalle vendite. I titoli bancari in fondo alla graduatoria odierna. Forti vendite anche su Azimut e Finmeccanica.

E’ chiaro che adesso la nostra Borsa viene guardata con sospetto, è chiaro che i nostri titoli bancari soffrono più degli altri, è chiaro che il nostro spread sale di dieci punti percentuali, ma tutto questo è normale.

La nostra Borsa da inizio anno era stata la migliore ed ancora oggi, nonostante la batosta odierna, rimane in vetta alla classifica del 2015 con un rialzo del nostro indice principale pari al +17,44%!!! E senza neppur tener conto dei dividendi distribuiti.

I nostri titoli bancari, con la sola esclusione di Banca MPS, stanno facendo registrare nell’anno in corso performances stellari, la BpM guadagna addirittura più del 70%!!!

E’ anche chiaro che lo spread era sceso a valori che non rispecchiavano la realtà, scusate tanto ma voi comprereste titoli dello Stato italiani DECENNALI che rendono meno dell’1% in più di quelli tedeschi? Lo spread, come tutti gli indicatori finanziari varia giornalmente ma se in questo stesso momento noi facessimo una fotografia alla Germania e una all’Italia, per voi su un decennale c’è solo un punto di scarto? Una ha una bilancia commerciale spaventosamente in attivo, l’altra non l’ha mai avuta così in passivo nella sua storia, una ha un tasso di disoccupazione bassissimo, l’altra non l’ha mai avuto così alto, una … dai non fatemi andare avanti.

Insomma torno a bomba, una giornata come quella odierna … CI STA!

Ed allora, come diceva l’aspirante black block subito dopo la devastazione di Milano:

“Ci sta, il bordello!”

Certo, il nostro Ftse Mib (-2,40%) è sceso a 22.328 punti, siamo tornati indietro di oltre tre mesi (l’ultima volta che aveva fatto segnare al fixing un valore più basso era il 4 marzo) e ciò può anche risultare preoccupante, ma non è il momento dello sconforto.

Ciò di cui non possiamo più far finta di niente è la situazione della Grecia, quello che in questi giorni è emerso con chiarezza non è soltanto che il Paese ellenico non sarà mai in grado di ripagare il debito accumulato, quello lo si sapeva già, ma che continuando a sovvenzionarlo non servirà altro che a procrastinare la fine e non a risolvere la situazione.

Quindi è arrivato il momento in cui si deve discutere la “gestione del default”, quello definitivo, perché sono costretto a ricordarlo, visto che i nostri media non lo fanno mai, che la Grecia aveva già avuto un default pari al 53,3% del proprio debito pubblico soltanto tre anni fa, nel 2012.

Come spesso sottolineo, quando non si vuol far capire alla gente quel che sta accadendo, i burocrati usano termini stranieri ed allora, visto che default, pur essendo un termine inglese, ormai è già entrato nel linguaggio comune e molti ne conoscono il significato (insolvenza), nel 2012 per la Grecia i media hanno parlato di “haircut” che letteralmente significa “taglio di capelli”, ma andate a dire a coloro che avevano in mano titoli greci che “tosata” si sono presi!

Insomma, come spesso ripeto, prudenti, molto prudenti, ma non paurosi occorre sempre tenere i nervi saldi, in ogni occasione.

Giancarlo Marcotti per Finanza In Chiaro

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