Protesto: funzionamento e conseguenze

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Il protesto è un atto pubblico che indica il fatto che un debitore, chiamato protestato, non ha voluto o potuto saldare una cambiale o un assegno. In pratica si incorre nel protesto in tutti i casi in cui non si è in grado di pagare la cifra corretta per saldare una cambiale entro i termini prestabiliti sulla stessa, oppure si emette una assegno senza avere la necessaria copertura economica. Chi è stato protestato deve subire una serie di sanzioni, che causano alcune spiacevoli conseguenze.

Come funziona il protesto

Il protesto è un atto pubblico, che viene avviato da un creditore che non ha ottenuto quanto gli spettava entro i termini di legge. In seguito a questo fatto egli può rivolgersi ad un notaio o ad un ufficiale giudiziario, indicando le generalità della persona da protestare e la documentazione che comprova l’inadempienza avvenuta. L’atto deve riportare la data in cui è stato richiesto il pagamento della cambiale o è stato emesso l’assegno, il nome del creditore, il luogo in cui il titolo di pagamento è stato emesso. Si deve altresì comprovare di aver effettuato debita richiesta di saldo al debitore, indicando il suo diniego a saldare quanto dovuto. In seguito a ciò il nome del protestato viene indicato al publico registro dei Protesti.

Cosa avviene in seguito

Dopo aver elevato un protesto contro una singola persona fisica il creditore potrà accedere ad una serie di mezzi che gli consentono di recuperare quanto gli è dovuto. Impugnando questo atto infatti è possibile ottenere il pignoramento dei beni del creditore, o altri tipi di procedimenti, come ad esempio la richiesta di interessi di mora sulla cifra dovuta dal creditore. Se il protesto viene emesso per una persona che non ha saldato un assegno bancario il creditore si trova ad aver effettuato un illecito amministrativo, per il quale dovrà pagare una sanzione. Questa sanzione può essere evitata saldando quanto dovuto entro un massimo di 60 giorni a partire dal giorno della scadenza del termine di presentazione dell’assegno. Il creditore non potrà emettere assegni per sei mesi, a meno di non saldare il debito entro il termine di presentazione, maggiorati delle spese di protesto e di una penale del  10%.

Il registro dei Protesti e sua funzione

Il registro, o Elenco Ufficiale, dei Protesti è un elenco che contiene il nome di tutti coloro contro cui sono stati elevati dei protesti in tutta Italia. Tale registro è oggi di tipo informatico e viene aggiornato ogni mese da parte delle singole Camere di Commercio. Il primo svantaggio per chi è stato inserito in tale registro è quello di non poter accedere a prestiti di alcun tipo o di non poter aprire un conto corrente bancario. Come si può leggere su questa interessante risorsa sui prestiti a protestati, alcuni istituti bancari consentono a chi è iscritto al pubblico registri dei protesti di richiedere un prestito, ma solo se sono disponibili particolari condizioni. Come ad esempio l’esistenza di un garante o l’accensione di un finanziamento con cessione del quinto dello stipendio.

I cattivi pagatori

I protestati sono spesso accomunati ai cattivi pagatori; costoro sono tutti coloro che hanno più volte saldato in ritardo un debito, come ad esempio le rate di un mutuo. Quando una banca riceve la richiesta, da parte di un privato cittadino, di un finanziamento o di un servizio di qualsiasi genere ne verifica le generalità all’interno del registro dei protesti e in quello dei cattivi pagatori. Se il nome del soggetto è presente in uno dei due elenchi, allora gli sarà negata qualsiasi possibilità di ottenere del denaro come finanziamento. Esiste però la possibilità di evitare questa situazioni incresciosa, cercando di far cancellare la propria posizione dai registri suddetti.

Cancellazione dal registro dei protesti

Chi è iscritto nel registro dei protesti a causa di un assegno non pagato può, come abbiamo visto prima, cancellare il suo nome saldando quanto dovuto entro 60 giorni da quando è avvenuta l’emissione dell’assegno senza copertura. Nel caso di una cambiale non pagata invece si può procedere saldando quanto dovuto entro 1 anno dalla scadenza della cambiale; questo dà diritto al creditore di richiedere istanza di cancellazione del protesto, da presentare tramite appositi moduli presso la Camera di commercio che ha pubblicato il protesto. Se il pagamento avviene oltre un anno dopo la scadenza del titolo è possibile essere cancellati dal Registro richiedendo la propria riabilitazione presso il Tribunale della provincia in cui si risiede.

Decorso dei protesti

Se il creditore non fa nulla il suo nome rimane nel registro dei protesti per cinque anni, al termine dei quali sarà totalmente riabilitato, senza la necessità di effettuare alcun tipo di istanza o richiesta presso qualsivoglia ente o istituzione pubblica. Certo, si tratta di una situazione limite, in cui nessun privato cittadino vorrebbe trovarsi. Se però non si hanno le possibilità per saldare il titolo protestato, allora questo è l’unico modo per fare in modo che il nome del soggetto non sia più presente nell’elenco.

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