Il quotidiano “La Stampa” e … la sindrome Hubris

Giancarlo Marcotti Commenta per primo

Tutti conoscono il giornale torinese “La Stampa”, è il quarto quotidiano per diffusione in Italia ed ha una storia ultracentenaria essendo stato fondato nel 1867 col nome di Gazzetta Piemontese. Già nel 1895, però, assunse l’attuale denominazione.

Come noto, tuttavia, il comparto dell’editoria è stato particolarmente martoriato negli ultimi anni, “l’esplosione” di internet ha contribuito in maniera massiccia a penalizzare la cosiddetta carta stampata ed ovviamente “La Stampa” non ha fatto eccezione.

La società editrice del giornale torinese (ELS), storicamente controllata dalla famiglia Agnelli, nel 2014 ha incorporato la SEP (Società Edizioni e Pubblicazioni), editrice del quotidiano genovese “Il Secolo XIX”, e dalla fusione è nata così la “Italiana Editrice Spa” il cui controllo (77%) era rimasto saldamente nelle mani di John Elkann.

La crisi, tuttavia, ha continuato a mordere e tre anni dopo, quindi nel 2017, la “Italiana Editrice Spa” è stata a sua volta incorporata dalla società editrice del quotidiano “La Repubblica”, il Gruppo Editoriale l’Espresso (Cir/De Benedetti), che, dopo questa fusione, ha cambiato la propria denominazione in “GEDI Gruppo Editoriale Spa”.

Da quel momento il quotidiano “La Stampa”, come tutti i lacchè di questo mondo, per farsi bello agli occhi del nuovo padrone, assume una linea editoriale ancor più debenedettiana de “La Repubblica” ed attacca a più riprese il rivale storico, Silvio Berlusconi.

Ebbene qualche giorno fa, come noto, scoppia lo scandalo Renzi/De Benedetti, una vicenda davvero torbida, mi riferisco ovviamente al decreto sulle Banche Popolari, un esempio eclatante di  “insider trading”, un reato punito con la massima severità negli Stati Uniti, mentre in Italia (chissà perché?) non viene quasi mai perseguito anche in casi eclatanti come quello in esame.

Berlusconi, nonostante la ghiotta occasione per “sputtanare” il concorrente nel campo editoriale (Carlo De Benedetti) ed il rivale in ambito politico (Matteo Renzi), ha avuto una reazione del tutto misurata, limitandosi a dire che i due erano stati scoperti “con le mani nella marmellata”.

Evidentemente “La Stampa” ha voluto immediatamente  dimostrare tutta la propria sudditanza nei confronti del nuovo padrone, non solo prendendo le difese di De Benedetti, ma passando immediatamente all’attacco.

Lo scorso 10 gennaio, così, sul giornale torinese veniva pubblicato un articolo riguardante la cessione, da parte di Silvio Berlusconi, della squadra di calcio AC Milan, ad un Gruppo cinese.

L’articolo non lasciava adito ad ipotesi, a partire dal titolo:

La Procura: soldi riciclati per la vendita del Milan

Ora, dopo i due punti non ci sono le virgolette, ma nessuno può aver dubbio alcuno, sembra proprio che “La Procura” abbia appurato che la vendita del Milan sia avvenuta utilizzando soldi riciclati. Quindi un’accusa gravissima nei confronti di Silvio Berlusconi.

Ma, mi direte … a volte … nei titoli dei giornali … si devono condensare concetti diversi e si rischia magari di essere tranchant, mentre leggendo l’articolo …

… non è questo il caso!

Anche nell’articolo non vengono usate forme dubitative, bensì affermazioni perentorie, come ad esempio:

“In gran segreto, nei giorni scorsi, i pm hanno avviato un’inchiesta che tra le varie ipotesi comporta anche verifiche sul reato di riciclaggio, certamente un problema per Silvio Berlusconi in questo periodo di campagna elettorale”

Quindi non sembra esserci dubbi per “La Stampa”, l’inchiesta è stata avviata! Ma non solo! Viene riportato anche:

“Il faro acceso dalla procura vede in prima linea il procuratore aggiunto Fabio de Pasquale”

Quindi viene anche fatto il nome del procuratore che ha aperto l’inchiesta!

Insomma, dubbi non ce ne sono, “La Stampa” pubblica anche il nome del PM che ha avviato l’indagine.

Ok allora mi chiederete: quindi?

Quindi il giorno successivo alla pubblicazione dell’articolo il Procuratore Capo della Repubblica di Milano, Francesco Greco, smentisce tutto, in maniera perentoria, afferma che:

“Allo stato non esistono procedimenti penali sulla compravendita dell’ A.C. Milan: non esiste alcun fascicolo”.

Ma la smentita non si ferma qui, il Procuratore capo della Repubblica di Milano aggiunge infatti che la Procura:

“Non ha ricevuto alcun dossier da parte dell’Unità Informazione Finanziaria di Banca d’Italia che ha la responsabilità dei controlli. L’Uif ha dato il via libera all’operazione non riscontrando, così come gli intermediari finanziari, alcuna irregolarità e non ha chiesto alcun intervento della magistratura milanese di procedere con il “freezing”, cioè il blocco dei soldi”.

Può bastare?

No! Perché Greco fa un’altra precisazione importante e cioè che:

“Il procuratore aggiunto Fabio De Pasquale, responsabile del pool reati economico finanziari, non ha aperto alcuna indagine”.

Insomma più chiaro di così!

A questo punto sono certo che mi direte: ma perché ci racconti tutto questo? Dov’è la notizia? Non scriverai un articolo per sottolineare che La Stampa ha pubblicato una bufala? Semmai avremmo dovuto stupirci se La Stampa avesse pubblicato una notizia che NON si fosse rivelata una fake-news.

Sì certo, avete ragione, non mi sarei mai messo a scrivere un articolo solo per sottolineare le bufale de La Stampa, ma il bello viene ora, perché un quotidiano, il giorno successivo, titola:

“Inchiesta sulla vendita del Milan, la procura nega ma La Stampa conferma quanto scritto”

Ebbene, anche qui mi chiederete: che c’è? Evidentemente ci sarà stato un giornalista di una certa testata che, dopo la smentita ufficiale del Procuratore Capo della Repubblica di Milano, sarà andato a chiedere a “La Stampa” di commentare ed dal giornale torinese avranno detto che loro “confermano tutto”, può capitare anche questo.

Certo, può capitare, ma il fatto è che il giornale che pubblica l’articolo dal titolo “Inchiesta sulla vendita del Milan, la procura nega ma La Stampa conferma quanto scritto” è …

La Stampa.

La Stampa?!?!?

Ma adesso un giornale arriva anche a “parlare in terza persona”?

Siamo alla follia!

Non solo le persone, quindi, ma anche i giornali allora possono soffrire della “Sindrome Hubris”, ossia quel disturbo della personalità descritto in anni recenti da Lord David Owen, un medico che ha pubblicato i suoi studi in materia sulla prestigiosa rivista “Brain”.

In pratica la “Sindrome Hubris” (dal greco: presunzione, arroganza, orgoglio) si va ad aggiungere agli altri tre disturbi della personalità già noti, e cioè il narcisistico, l’istrionico e l’antisociale.

Si può diagnosticare quando nel soggetto si riscontrano alcuni sintomi, come ad esempio: la predisposizione a compiere azioni che mettano se stessi in buona luce; un’esagerata preoccupazione per la propria immagine ed il proprio aspetto; un’esaltazione del senso delle proprie azioni quando se ne parla; una fiducia eccessiva nei propri giudizi, e la conseguente scarsa considerazione per i consigli e le critiche degli altri … e soprattutto … la tendenza a parlare di sé in terza persona.

Obiettivamente non ci era mai capitato di imbatterci in un giornale che parla di sé in terza persona, ma La Stampa è arrivata anche a questo.

Ah! Un’ultima annotazione. Ho sorvolato sul fatto che in Italia un giornale possa pubblicare una notizia riguardante una Procura della Repubblica, una notizia che il Procuratore Capo della Repubblica smentisca in maniera ufficiale e che lo stesso giornale, fregandosene bellamente, come se la smentita fosse arrivata da un Pinco Pallino qualsiasi, ribadisca tranquillamente che loro … “confermano tutto”.

Ma in Italia ci si può comportare in questo modo? Ossia, si può dire così, impunemente, che un Procuratore Capo della Repubblica affermi il falso … senza per questo dover avere alcuna conseguenza?

Evidentemente sì!

Povera Italia.

Giancarlo Marcotti per Finanza In Chiaro

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