Saccomanni spenna i docenti ma salva magistrati e avvocati

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Questa volta il ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, l’ha combinata davvero grossa. Forse sarebbe meglio cambiargli il nome in Saccodanni.

Decine di migliaia di insegnanti, forse 90mila forse di più, vedranno decurtato il proprio stipendio di gennaio di circa 150 euro. Con un provvedimento assolutamente inaudito perché ha valore retroattivo il governo Letta toglie al personale docente scatti di anzianità già acquisiti nel corso dello scorso anno.

Insomma ha dato i soldi e poi se li riprende direttamente dalla busta paga senza neppure avvisare i diretti interessati. Un taglio inaccettabile per il ministro dell’Istruzione, Maria Chiara Carrozza, che chiede a Saccomanni di «soprassedere».

Ma la replica del ministro dell’Economia è sferzante. I tagli dice Saccomanni «sono un atto dovuto da parte dell’amministrazione» ed aggiunge, durissimo, «se poi il ministro Carrozza all’interno del suo dicastero riesce ad individuare economie, razionalizzazioni di spesa che consentono di recuperare una cifra sufficiente da utilizzare per il pagamento di questo scatto in questione, ovviamente questo si farà». Come a dire i soldi li devi trovare tu. Se ne sei capace.

Certo la Carrozza ha deciso di correre ai ripari decisamente in ritardo. Forse spinta dalla durissima nota del responsabile scuola del Partito democratico, Davide Faraone, che ha subito espresso «preoccupazione» per l’iniziativa di Saccomanni. Anche perché, fa notare Faraone «si tratta di importi provenienti dal taglio dei fondi di funzionamento delle scuole che erano stati promessi ai docenti come pagamento dei dovuti scatti di stipendio». Insomma oltre al danno la beffa.

Ma il taglio non basta a Saccomanni. Massimo Di Menna, segretario nazionale Uil-scuola, fa notare un «particolare» che irrita ancora di più i docenti. «Tolgono gli scatti agli insegnanti che prendono 1.600, 1.800 euro al mese – attacca Di Menna – e non toccano gli aumenti dei magistrati, degli avvocati e dei procuratori dello Stato».

Il blocco, infatti, esclude «il personale della magistratura, avvocati e procuratori dello Stato» come è chiaramente esplicitato nella nota del ministero del 27 dicembre scorso.

«Una cosa del genere non era mai successa – sbotta Di Menna -. Siamo tempestati dalle telefonate di docenti preoccupati anche perché non è stata fatta alcuna comunicazione ufficiale e dunque anche i non coinvolti temono di vedersi decurtare lo stipendio».

Il segretario Uil spiega che il ministero ha cumulato una «serie di errori grossolani» e dunque alla fine sarà anche costretto a restituire quei soldi prima dati e poi ripresi. In sostanza con la nota del 27 dicembre scorso è stato disposto dal ministero dell’Economia «il recupero» delle somme pagate nel 2013 per tutti quelli che avevano maturato gli scatti di anzianità.

Il decreto sul blocco degli aumenti viene interpretato in modo retroattivo e va quindi ad intaccare diritti acquisiti. «I docenti non vengono trattati come lavoratori titolari di diritti ma come sudditi –insiste Di Menna -. Un modo inaccettabile: prima nei tempi della predisposizione del decreto, prevedendo che gli aumenti venissero correttamente pagati a chi li aveva maturati. Poi a decreto firmato mettendo a punto misure con effetti retroattivi. E ancora senza alcuna lungimiranza ed in assenza totale di programmazione perché dopo aver dato e prelevato queste somme quando sarà firmato l’accordo con l’Aran per il riconoscimento dell’anzianità le stesse somme prelevate dovranno essere restituite».

Già nei giorni scorsi la Uil aveva inviato una lettera al ministro Carrozza per evidenziare l’illegittimità del taglio senza ricevere risposta. I sindacati sono pronti allo sciopero generale.

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