Starbucks: l’Italia non ha bisogno delle schifezze americane

Giancarlo Marcotti Commenta per primo

Avrete senz’altro sentito che oggi, 7 settembre 2018, viene inaugurato in pompa magna il primo negozio, ma i media mainstream inorridiscono nel sentire un termine così arcaico e riduttivo, e quindi preferiscono parlare di “mega store” della catena americana denominata Starbucks.

Che cos’è Starbucks?

Per chi non lo sapesse si tratta di un’americanata di infimo livello, in pratica sono dei bar nei quali vengono venduti a prezzi esorbitanti delle schifezze assolute, dei beveroni disgustosi, il cui effetto, sul nostro intestino, è assimilabile a quello ottenuto dal caro vecchio e mai superato … clistere.

Starbucks, dopo aver fatto successo negli Stati Uniti (eh, certo lì ogni porcheria, soprattutto in ambito culinario, fa successo), si è diffusa nel resto del mondo, dapprima ovviamente nei Paesi anglosassoni e poi anche nei Paesi dell’Europa continentale ed in Asia.

Ovviamente si erano tenuti lontani dall’Italia, PATRIA DELLA CAFFETTERIA MONDIALE!!!

Nel nostro Paese, non solo è nata la caffetteria, ma da noi ha avuto uno sviluppo e ha raggiunto livelli di eccellenza assolutamente ineguagliati nel resto del mondo. Un qualsiasi bar di una qualsiasi città italiana è in grado di proporre un’offerta, sia in termini di varietà di prodotto, che di qualità dello stesso che in Svizzera, piuttosto che in Germania od Olanda (e naturalmente non parliamo degli Stati Uniti patria del cibo spazzatura) si possono solo sognare.

Starbucks, finora, aveva quindi avuto l’accortezza di non provare neppure ad aprire loro punti vendita in Italia, probabilmente salvaguardando così l’incolumità dei loro dipendenti che dopo aver rifilato a sprovveduti avventori un ripugnante beverone al modico prezzo di 4 o 5 euro consumato al banco se lo sarebbero visto scaraventare in faccia dal cliente immediatamente dopo il primo sorso.

Ed ecco allora che la stessa Starbucks si è premurata di informare tutti i futuri clienti italiani che a loro non saranno servite quelle schifezze che essi propongono in tutti gli altri Paesi del mondo, ma, rispetteranno gli standard di qualità del nostro Paese.

Il fondatore e Presidente emerito della multinazionale americana ha quindi voluto precisare che si approccerà al mercato italiano: “con il massimo rispetto per la vostra cultura del caffè, senza voler insegnare niente a nessuno”.   

Ci mancherebbe solo che avesse l’ardire di venire in Italia ad insegnarci come si fa il caffè!!!

Rimane però un interrogativo, ma se Starbucks in Italia ci farà un caffè come quello di un qualsiasi altro bar del nostro Paese, perché ce lo farà pagare 1 euro e 80 centesimi? E 4 euro e 50 centesimi un cappuccino??? E a chi crede di vendere il caffè americano (quella lurida brodaglia) per soli 3 euro e 50 centesimi?

In altre parole: perché pensa che gli italiani siano così idioti da pagare 1,80 euro per un caffè e 4,5 euro un cappuccino quando lo stesso prodotto (ma molto probabilmente anche migliore) da qualsiasi altra parte lo pagherebbero rispettivamente 1,10 euro e 1,60 euro?

Se Starbucks pensa di vendere un espresso in Italia ad 1,80 euro  ed un cappuccino a 4,50 euro perché deve anche rientrare delle spese pubblicitarie, mi auguro che gli italiani gli facciano capire di non essere proprio idioti del tutto e le sue schifezze se le vada a vendere da qualsiasi altra parte del mondo, non da noi!

Un’ultimissima cosa, io ho parlato di spese pubblicitarie e voi potreste pensare: ma a quali spese si riferisce? Non mi sembra di avere visto spot alla radio o alla televisione, né pubblicità sui giornali.

Perché? Voi credete che i servizi, che praticamente tutte le reti televisive nazionali e le principali emittenti radiofoniche stanno trasmettendo in questi giorni sull’apertura di Starbucks a Milano, non siano stati profumatamente “sponsorizzati” dalla multinazionale americana?

Guardate che la pubblicità occulta, proprio per la sua natura, sul mercato, vale molto di più di quella esplicita!

Giancarlo Marcotti per Finanza In Chiaro   

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