STIPENDI FARAONICI

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Sono moralmente accettabili i faraonici compensi che i top manager delle grandi multinazionali percepiscono per le funzioni che svolgono?

La scontata risposta che solitamente è data a questa domanda è che qualsiasi retribuzione trova la propria giustificazione se viene elargita a chi è in grado di produrre più utili rispetto agli altri. In pratica se il compenso è legato alla redditività dell’azienda non ci si dovrebbe porre un problema etico, ma esclusivamente economico.

In effetti in Italia abbiamo avuto negli ultimi anni un esempio emblematico con il caso Fiat. Se Sergio Marchionne è stato in grado di far guadagnare miliardi di euro al gruppo Fiat dopo che per anni lo stesso aveva accumulato solo perdite, potremmo concludere che i milioni di euro di stipendio del mega manager italo-canadese e le decine (quasi un centinaio) di milioni di euro in stock option sono stati ben riposti.

Ma questo modello, tipicamente anglosassone, premia sempre il merito?

Ad un primo e superficiale esame sembrerebbe di sì, ma non tutte le aziende sono uguali. In particolare se parliamo di un’ azienda industriale il discorso torna, nel senso che il conto economico è generato sostanzialmente dalle vendite dei beni prodotti, essendo l’utile dato da ricavi meno costi, se i ricavi iscritti a bilancio vengono effettivamente incassati non c’è problema.

Ed in una società di servizi? In particolare, in una società finanziaria? Le cose sono molto più complicate.

Premettiamo che gli azionisti si assomigliano molto tra loro a tutte le latitudini: generalmente vogliono guadagnare il più possibile. E’ allettante, per gli azionisti, avere quindi un CEO (Chief Executive Officer), insomma un Amministratore Delegato, che promette guadagni superiori a quelli ottenuti negli anni precedenti.

Ma nelle società finanziarie, si sa, maggiori guadagni si possono ottenere solo correndo maggiori rischi. E’ una legge “fisica”, non ci si scappa. Possiamo nasconderlo a noi stessi o far finta di non saperlo, ma è così. Chi ci sta promettendo maggiori guadagni ci sta sottoponendo a maggiori rischi.

E qualsiasi elastico, per quanto flessibile, ha un punto di rottura.

Nella giornata di venerdì scorso, 26 ottobre, dopo settimane di perdite, anche cospicue, il titolo Merrill Lynch ha guadagnato l’8,5%. Cosa era accaduto? Erano stati diramati buoni risultati? Niente di tutto questo, semplicemente ha preso corpo la notizia che sarebbe stato rimosso dal suo incarico il CEO, Stanley O’Neal.

In pratica Wall Street brindava al licenziamento dell’Amministratore Delegato del colosso finanziario mondiale.

Ma O’Neal era davvero un incapace? Beh era riuscito nella non facile impresa di chiudere un trimestre con una perdita di 2,24 miliardi (sono miliardi) di dollari, ed ha dovuto accantonare altri 7,9 miliardi (sempre miliardi) di dollari per perdite riguardanti i mutui subprime.

Nella storia della Banca statunitense non era mai accaduto. In questo O’Neal ha stabilito un record, ma è lo stesso O’Neal che nei trimestri precedenti aveva fatto avere all’Istituto utili mai ottenuti in precedenza.

 Potremmo essere tutti tentati, visto che siamo italiani e teniamo famiglia, di essere dispiaciuti che una persona abbia perso il proprio posto di lavoro. E’ da cinici anglosassoni festeggiare un licenziamento!!!

Beh in un caso come questo possiamo sentirci sollevati. Nonostante il licenziamento non finirà nessuno in mezzo ad una strada, visto che O’Neal nel corso del solo 2006 aveva guadagnato 91,38 milioni (sono milioni!!!) di dollari. Non sappiamo quale sia stata la sua retribuzione nel 2007 né quale sarà la sua “liquidazione”, ma certamente sufficiente a fare trascorrere una serena vecchiaia a lui ed una vita agiata alle sue future venti generazioni.

Purtroppo però il problema c’è tutto e non può essere liquidato con una battuta.

E’ un problema statunitense?

Direi di no.

Se doveste chiedervi quante stock option si è intascato Alessandro Profumo riempiendo di derivati spazzatura gran parte della clientela di Unicredito, e moltissime amministrazioni locali (cioè tutti noi), vi potrei dare io la risposta: 68.173.840 e questi sono euro!!!!

Un saluto a tutti i lettori di Finanza In Chiaro.

Giancarlo Marcotti per Finanza In Chiaro

[email protected] Scheda Collaboratore

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