Tremaglia e la forza della lealtà. Grazie, Mirko

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E vviva Mirko Tremaglia, gladiatore degli italiani all’estero, che in un Parlamento sempre più teatro dei giochi sporchi della partitocrazia, ha espresso il suo voto negativo al governo Berlusconi. Per sempre gloria all’onorevole Tremaglia, che invece di sottostare all’ordine di scuderia che intimava di votare sì – se il neonato Fli di Fini invece lo avesse seguito e imitato nella corenza, oggi il governo di Silvio Berlusconi non ci sarebbe più – ha ancora una volta scelto la lealtà nei confronti dei cittadini italiani che vivono all’estero.

"Voterò contro" ha subito detto, e mentre lo annunciava con quella voce e quel corpo tremante e così provato dall’infermità, Tremaglia ha mostrato agli italiani nel mondo e soprattutto in patria, la forza dell’uomo che non tradisce principi e ideali, del galantuomo al quale tutto il potere, i soldi o i ricatti del berlusconismo non potranno mai comprare il voto. Tremaglia si è accorto da tempo di essere stato tradito, e ha trovato la giornata ideale per rinfacciarlo a Berlusconi, quel capo del governo che dopo averlo fatto ministro per gli Italiani nel mondo dieci anni fa, da tempo non solo ignorava, ma mortificava i cittadini italiani all’estero.

Tremaglia ha detto a Berlusconi che gli italiani all’estero gli hanno "fatto guadagnare un mucchio di anni di vita e che mi porta oggi a prendere la parola per dire: non dimentichiamo la bontà di questa causa che lei continua ad ignorare". Poi a certi smemorati, o forse in questo caso sarebbe meglio dire idioti, del governo gli ha ricordato che nel mondo "vi sono 395 parlamentari di origine italiana, non dimenticatevi che hanno fatto cose veramente eccezionali, non dimenticatevi che non si può venire a parlare di bilanci ignorando quella che è una causa veramente eccezionale, di tutta la nostra vita, di tutte le generazioni e che diventa un punto di riferimento straordinario. Quando io dico 395 parlamentari di origine italiana vuol dire che noi abbiamo riempito il mondo di italianità e anche questo si ignora e si va a dire che devono essere colpiti addirittura quelli che fanno dell’emigrazione un punto centrale della loro vita".

Qualcuno seduto nelle file del governo avrà sperato che il gladiatore, vecchio e malato, non riuscisse a venire in Parlamento. Oppure avrà sperato che non riuscisse ad alzarsi, e se proprio avesse voluto votare "no", ecco almeno che non avesse più la forza di parlare e di motivarlo quel suo voto.

Invece Mirko cuor di leone, ha trovato la forza di ruggire verso Berlusconi, concludendo: "Questi sono i motivi per i quali io, che da un anno a questa parte sono pieno di guai, riprendo la parola per dire: adesso a distanza di un mese mi ritroverete in piena forma e non mi interessano i calcoli, bisogna votare, non bisogna votare. Quello che non è stato fatto deve essere fatto, per cui io voto contro sollecitando naturalmente una grande operazione di italianità e non dimenticatevi che non è vecchia la storia, ma dobbiamo batterci contro la partitocrazia, perché è la partitocrazia che rovina il popolo italiano".

È stato un onore essere ieri rappresentati nel Parlamento di Roma da un galantuomo come Mirko Tremaglia, deputato di Bergamo, da mezzo secolo paladino dei diritti dei cittadini italiani residenti all’estero.

Grazie Mirko, resterai per sempre un simbolo dell’Italia che non si arrende al regime della partitocrazia. ( Fonte: americaoggi.info)

Autore: Stefano Vaccara

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