Wall Street: boom o bolla?

Giancarlo Marcotti 2 Commenti

Pioggia  di acquisti sui listini azionari americani, e Wall Street continua senza soste a stabilire record storici, un ottimismo che non conosce limiti, anche se non sembra avere motivazioni plausibili.

Gli analisti si dividono in due categorie, quelli che ritengono le attuali valutazioni di Borsa congruenti con lo stato di salute dell’economia americana e quelli che invece ritengono si stia gonfiando una gigantesca bolla speculativa.

Come tutte le persone che mi seguono sanno, personalmente appartengo al secondo gruppo per un motivo a mio parere molto chiaro ed evidente, il mondo continua a non affrontare, e rimandare, un gigantesco problema: il debito pubblico dell’intero pianeta.

Anche negli Usa il debito pubblico si continua a gonfiare e dopo aver traguardato mesi fa un livello stratosferico, quello dei 20.000 miliardi di dollari continua ad aumentare a dismisura senza soluzione di continuità.

Forse però per capire la gravità del problema l’importo non basta, non abbiamo neppure l’idea di quanti siano 20.000 miliardi di dollari, ed allora citiamo, come si fa di solito, il rapporto debito su Pil, arrivato al 111% (il Pil Usa è di circa 18mila miliardi di dollari), un rapporto che gli Stati Uniti hanno avuto solo verso la fine della Seconda Guerra mondiale, e naturalmente allora era determinato dalle enormi spese belliche.

Beh! Mi direte, ma noi abbiamo un rapporto Debito/Pil al 132% quindi non dovremmo parlare, comunque siamo messi peggio noi. Certo! Ma il rapporto Debito/Pil non è il solo modo per calcolare il peso del debito che grava sui cittadini, ce ne sono altri che perlopiù sono sconosciuti al grande pubblico.

Vi invito così a riflettere su un altro indicatore, a mio avviso decisamente importante, il cosiddetto “debt-to-total revenue ratio”.

La logica è semplice, per risolvere il problema del debito cosa dobbiamo fare? In altre parole: “uno Stato con cosa riduce il suo debito?”. Evidentemente con le entrate tributarie.

Ed allora il debt-to-total revenue ratio misura il rapporto del debito sovrano con tutte le entrate governative (incluse le giurisdizioni federali, statali e comunali). Questa misura dà un’idea di quante entrate fiscali sarebbero necessarie per pagare il debito, e sovente viene calcolato come incremento percentuale.

In parole semplici questo indice ci dice, percentualmente, di quanto dovremmo aumentare le entrate tributarie per poter azzerare il nostro debito (nell’ipotesi inverosimile di azzerare anche la spesa pubblica), ed ecco i risultati (anche se non aggiornatissimi):

Italia +302%

USA +406%

Quindi se volessimo azzerare di colpo il nostro debito pubblico (chiaramente una eventualità solo teorica) dovremmo aumentare le nostre entrate tributarie totali del 302%, mentre per ottenere lo stesso risultato gli Stati Uniti dovrebbero aumentare le loro entrate fiscali del 406%.

Sotto questo punto di vista, quindi, siamo messi meglio noi.

Se poi anziché prendere come riferimento le entrate tributarie complessive, prendessimo come riferimento solo le entrate tributarie statali, una procedura che sarebbe più corretta visto che stiamo parlando del debito sovrano e quindi dovrebbe essere abbattuto esclusivamente tramite le entrate tributarie dello Stato centrale, con l’esclusione quindi dei tributi pagati agli Enti locali (come quelli regionali o comunali), la situazione per noi migliorerebbe ulteriormente:

Italia +569%

USA +979%

Attenzione però! Io ho detto che sarebbe più corretto conteggiare solo le entrate tributarie dello Stato, ed è vero, ma agendo in questa maniera l’indice penalizza di fatto gli Stati con un ordinamento federale visto che, in quel caso, i tributi “locali” hanno un peso decisamente più rilevante ed il raffronto, a quel punto, non risulta del tutto omogeneo.

Volete un altro parametro?

Prendiamo per esempio il debito pro-capite, ossia per persona.

Semplicemente prendiamo l’ammontare del debito italiano (2.278 miliardi di euro) e lo dividiamo per gli abitanti (circa 60 milioni), troviamo che ciascuno di noi ha circa 38.000 euro di debito.

Facciamo lo stesso calcolo per gli Stati Uniti, dividiamo il debito pubblico (20.000 miliardi di dollari) per il numero di cittadini (321 milioni) il risultato è: 62.300  dollari che al cambio attuale (1,14) sono circa 54.650 euro.

Insomma, anche sotto questo aspetto sono messi peggio di noi.

E’ vero che sarebbe corretto rettificare il dato per il reddito medio pro capite, ma, insomma, senza complicare troppo i calcoli, il concetto che volevo trasmettere, e spero di esserci riuscito, è che dal punto di vista del debito pubblico gli Usa non sono messi molto meglio di noi (il che è tutto dire) nonostante ciò, però, la Borsa a Wall Street sale ininterrottamente dal marzo del 2009 ed è arrivata a livelli stratosferici.

A questo punto, quindi, è assolutamente lecito domandarsi, per il mercato borsistico americano: siamo in un momento di boom o all’interno di una bolla?

Giancarlo Marcotti per Finanza In Chiaro

  • Gian Luigi Lombardi-cerri

    Domandina, ina. Se quella USA è una bolla che cosa succederà , se questa bolla dovesse scoppiare , delle Borse europee decisamente messe peggio di Wall Street?

    • Giancarlo Marcotti

      Grande Gian Luigi!!! Certamente la risposta la conosce meglio di me. Sappia però che la mia maggior preoccupazione è che la situazione continui di questo passo, perché quando scoppierà farà certamente male, ma da lì si ripartirà e si riapriranno prospettive per i nostri figli.

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