Wall Street: la Yellen muove solo il dollaro

Giancarlo Marcotti Commenta per primo

Nei primi minuti di contrattazione Wall Street è stata subissata dalle vendite, il Dow Jones è sceso fino ai 19.740 punti, si viaggiava quindi sui minimi degli ultimi quaranta giorni, ma la cosa più preoccupante era che non se ne comprendeva il motivo.

Dopotutto le Piazze europee pur non brillando era mediamente invariate rispetto alla vigilia e dall’Asia, in mattinata, non erano arrivate cattive notizie.

Oltretutto i dati macro, comunicati come di consueto un’ora prima dell’inizio delle contrattazioni, erano estremamente positivi, oddio, forse troppo. La produzione industriale (+0,8%) a dicembre è cresciuta molto più del previsto e l’inflazione nel corso dell’intero 2016 (+2,1%) ha superato la fatidica soglia che la Fed ha sempre considerato un livello ottimale (+2,0%).

In serata, ma comunque a mercati ancora aperti, a San Francisco avrebbe parlato la Presidentessa della Fed, Janet Yellen, e forse sono stati in molti a pensare che, se le cose vanno così bene, i tassi aumenteranno di più e più rapidamente.

Detto questo, però, così come era stata veloce la discesa nei primi dieci minuti di contrattazione, altrettanto rapida è stata la risalita, a quel punto non restava altro che attendere le parole della Yellen, la quale ha sostanzialmente ribadito che l’economia americana continua a migliorare ed ormai aveva raggiunto i target che si era posta la Fed.

D’altronde che altro poteva dire?

Il fatto è che quelle parole non hanno avuto un grande impatto sui listini azionari, si sono mossi, invece, i mercati valutari. Il dollaro ha praticamente recuperato quanto perso alla vigilia tornando in area 1,06 rispetto all’euro ed a 114,7 nei confronti dello yen.

Insomma anche la giornata odierna ci ha confermato quanto dicevamo ieri ed ossia che in questo momento è molto più interessante guardare il mercato valutario che non quello azionario.

E’ iniziata un po’ in sordina la stagione delle trimestrali, oggi era il gran giorno di Goldman Sachs (-0,62%) che non ha deluso il mercato con ricavi ed utili superiori al consenso, tuttavia il mercato non ha apprezzato, anche se il titolo ha concluso le contrattazioni distante dai minimi di giornata.

E’ andata ancora peggio a Citigroup (-1,70%) che ha visto ridursi i ricavi rispetto all’anno precedente.

Ed infine giornata “nera” anche per il petrolio (-2,7%) che ha risentito del possibile aumento della produzione da scisto proprio negli Stati Uniti.

Giancarlo Marcotti per Finanza In Chiaro   

Articoli correlati

Canale YouTube
COME "ABBATTERE" LA BCE
EURO DISASTRO Perché gli italiani non hanno ancora capito
PIANO B - riprendiamoci la sovranità
FTSE Mib
Gli Ultimi Commenti
Osservatorio internazionale