Wall Street: nuovo record storico per lo S&P500. Tutto bene?

Giancarlo Marcotti Commenta per primo

E’ quasi esilarante leggere i commenti dei vari analisti per giustificare il rialzo che ha avuto ieri la Borsa americana, la motivazione unanime è stata: l’uragano Irma ha fatto meno danni del previsto.

Quindi cos’è stata? Una pioggerellina pre-autunnale?

Obiettivamente bisogna anche capire gli analisti, loro vorrebbero essere logici e razionali, ma si trovano a dover commentare fatti che con la logica e la razionalità non hanno nulla a che vedere e quindi … si devono inventare qualcosa.

Un Presidente perennemente a rischio impeachment, una situazione in Medio Oriente letteralmente esplosiva, la Corea del nord che, a sentire i media di tutto il mondo, fa “test nucleari lanciando missili con una potenza pari a dieci volte la bomba di Hiroshima”, uragani che a ripetizione devastano le coste statunitensi e la Borsa che fa?

Vola sul massimo storico. Lo S&P500 chiude la seduta a quota 2.488,11 punti, una quotazione astronomica.

Insomma la Borsa americana ci sta dicendo che stiamo vivendo nel “miglior mondo” di sempre ma le persone non se ne sono accorte, o meglio … la quasi totalità delle persone perché probabilmente c’è invece una piccola minoranza che forse davvero sta vivendo un momento “magico”.

Prima vi ho citato alcuni eventi che, secondo logica, avrebbero dovuto frenare la corsa dei mercati azionari, ma c’è un fatto ancora più eclatante, naturalmente passato sotto silenzio.

Avrete letto senza dubbio che l’Unione europea (l’Unione europea! Non una bocciofila) sta preparando la cosiddetta “web tax” ossia uno strumento per non permettere più ai giganti internet di non pagare le tasse.

Una notizia che avrebbe dovuto avere davvero l’effetto di una bomba nucleare, è stato sempre sostenuto infatti che questi colossi multinazionali avevano quotazioni azionarie stratosferiche proprio perché, approfittando delle diverse legislazioni fiscali nei vari Stati dell’Unione europea, riuscivano ad evadere, o meglio eludere totalmente (legalmente s’intende), qualsiasi imposizione fiscale.

Ed allora, se per loro, come pare, sembra stia per finire questa “cuccagna”, e le varie Google, Facebook ed Amazon si troveranno costrette a pagare complessivamente miliardi di euro di tasse, la reazione in Borsa, secondo logica e razionalità, avrebbe dovuto essere un crollo verticale delle loro quotazioni.

Niente di tutto questo, ogni azione Google od Amazon  continua a valere poco meno di 1.000 (mille!) dollari mentre Facebook non si accontenta e proprio ieri ha ritoccato per l’ennesima volta (ormai veramente non si contano più) il proprio record storico, concludendo la seduta a quota 173,51 dollari, con una performance da inizio anno che supera il 50%!!!

Come si spiega tutto ciò?

Non chiedetelo agli analisti, non lo sanno neppure loro.

Giancarlo Marcotti per Finanza In Chiaro

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