Wall Street: che strambata!

Giancarlo Marcotti Commenta per primo

Uso un termine “velistico” per cercare di descrivere quel che è accaduto oggi sui mercati americani. Improvvisamente il vento ha cominciato a spirare in direzione opposta, non se ne conosce il motivo, ma questo fatto non può neppure essere considerato in assoluto una sorpresa.

Il puerile tentativo, avanzato da alcuni analisti, di attribuire il calo odierno ai “dubbi” sulla capacità del Presidente Trump di proseguire con le riforme annunciate, è chiaramente privo di fondamento.

C’era qualcosa nell’aria e le due ultime sedute, totalmente piatte e prive di volatilità dovevano essere interpretate come “la quiete prima della tempesta”.

La seduta odierna era iniziata in territorio positivo e per il primo quarto d’ora di contrattazione, contrariamente a quanto accaduto ultimamente, sono arrivati solo acquisti. Poi, improvvisamente, il crollo.

E’ quasi divertente leggere i titoli degli articoli apparsi su diversi importanti siti nei minuti successi all’inizio delle contrattazioni a Wall Street, ne citiamo solo uno: Wall Street parte con la rincorsa. Nasdaq su nuovo record.  Ed all’interno del pezzo il guadagno degli indici Usa viene giustificato affermando che: “Il mercato scommette su una politica meno protezionistica in USA come in Europa, in scia all’avanzata delle forze di centro in Francia rispetto alla destra di Marine Le Pen.”

Previsioni azzeccate! Figuriamoci se non veniva tirata in ballo la Le Pen.

La realtà è che, ad esempio, guardando il grafico dell’indice Dow Jones, si evidenziava un fatto che per Wall Street è davvero anomalo, ossia che nelle tredici sedute seguite al massimo assoluto stabilito il primo marzo, per ben dodici volte il prezzo di chiusura era risultato inferiore rispetto a quello di apertura, in altre parole: nelle ore di contrattazione a prevalere erano state le vendite!

Oggi, gli “argini” non hanno tenuto, e siamo così incappati nella peggior seduta del 2017.

E’ sceso il Dow Jones (-1,14%), lo S&P500 (-1,24%) ma soprattutto è crollato il Nasdaq (-1,83%).

Sono precipitati i titoli bancari che da alcune sedute davano segnali di debolezza, mentre, come sempre in queste occasioni, hanno maggiormente retto i difensivi ed in particolare le utilities.

Ora non ci resta che cercare di capire quel che potrà accadere nelle prossime sedute. Non è facile fare previsioni, come ho ribadito più volte, personalmente trovo gli indici americani assolutamente sopravvalutati.

Ed il nuovo indebolimento della moneta americana ne è una controprova anche se, come sempre accade in economia, ogni dato ha una doppia lettura, la debolezza del dollaro è contemporaneamente un segnale di sopravvalutazione   dell’economia americana da parte dei mercati finanziari, ma anche un aiuto alla stessa economia.

Quindi non ci resta che capire su quali livelli si dovranno assestare gli indici borsistici a stelle e strisce.

Giancarlo Marcotti per Finanza In Chiaro   

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