Alcoltest per i politici lussemburghesi

Giancarlo Marcotti Commenta per primo

Come noto il Granducato del Lussemburgo è uno Stato burla. Una “zona franca”, un pezzetto di terra che i grandi potentati europei hanno creato per “ripulire dal sudiciume”, e far tornare candida come la neve, ogni loro nefandezza in ambito finanziario.

Basti pensare che in ogni palazzo del Lussemburgo hanno sede decine, a volte centinaia e talvolta addirittura migliaia di aziende di tutto il mondo che creano una propria “fittizia” filiale lussemburghese con lo scopo di far transitare in quella “lavatrice” tutto il lerciume prodotto e che necessita di essere riciclato.

Il politico lussemburghese senza dubbio più noto al mondo è l’attuale (ancora per poco, per fortuna) Presidente della Commissione dell’Unione europea, in pratica il capo del Governo europeo: Jean Claude Juncker.

Dopo esser stato per ben 18 anni capo del Governo del Granducato (dal 1995 al 2013) si è dovuto dimettere a causa di un gigantesco scandalo che lo aveva investito. In breve, egli, attraverso i propri servizi segreti, controllava, per suoi loschi scopi di potere, e naturalmente in maniera del tutto illegale, migliaia di onesti cittadini.

Quando scoppiò lo scandalo Juncker si dichiarò del tutto innocente, sostenendo di non esser stato al corrente di ciò che avveniva e scaricando tutte le colpe sul Capo dei Servizi segreti. Sfortunatamente per Juncker, però, il Capo dei Servizi, Marco Mille (il nome non lascia dubbi sulle sue origini), era molto più furbo di lui, come ogni buon agente dei Servizi, infatti, aveva l’abitudine di registrare, naturalmente di nascosto, i suoi incontri riservati con il Premier.

Quando capì che stava per diventare l’unico capro espiatorio di tutta quella brutta vicenda, Marco Mille tirò fuori le registrazioni e Juncker fu così “sputtanato” solennemente. A quel punto il Premier  dovette per forza dimettersi.

Fra le numerosi deposizioni che il capo dei Servizi segreti lussemburghesi rese alla magistratura ve n’è una particolarmente interessante che fa capire, in maniera inequivocabile, il personaggio Jean Claude Juncker: «Verso sera c’incontrammo nell’ufficio (di Junckers ndr)… nell’aria c’era odore di mozziconi di sigaretta e un’indistinguibile puzza di alcool. Juncker si alzò dalla scrivania barcollando… era ubriaco fradicio».

Dimessosi da Premier lussemburghese nel 2013, visto il suo “curriculum”, ed il modo nel quale aveva dovuto chiudere la sua carriera politica nel Granducato, alla Merkel non par vero … Juncker era il candidato ideale per fare il Presidente della Commissione europea.

Non poteva trovarne uno migliore, una persona con problemi di dipendenza dall’alcol, quindi con ridotte capacità mentali e totalmente asservito.

La stampa tedesca inizialmente osteggiò la scelta di Angela Merkel, sul Der Spiegel venne pubblicato un  articolo molto critico nei confronti di Juncker dal titolo emblematico e che non ha bisogno di traduzione “Achtung, Alkoholkontrolle!”, un articolo che ebbe larga eco in tutti i Paesi europei, mentre la Suddeutsche Zeitung lo defini “il signore della menzogna”.

Ma la Merkel tirò dritto e lo impose a capo dell’Unione europea, ed anche la stampa tedesca soprattutto dopo che Juncker partecipò come conferenziere a convegni sponsorizzati da lobby tedesche, fece marcia indietro: l’ex Premier lussemburghese faceva il caso loro.

Ed aggiungiamo infine un ultimo lusinghiero apprezzamento arrivato da Dijsselbloem, l’olandese che lo sostituì a capo dell’Eurogruppo, che definì Juncker “un fumatore ed un bevitore incallito”.

Ebbene ora scopriamo che il fondo, per quanto riguarda i politici lussemburghesi, non era ancora stato toccato. Dal Granducato arriva infatti un’altra macchietta, tal Jean Asselborn. Un tipo fine, educato, una persona veramente di classe che interrompendo nella maniera più sgarbata il nostro Ministro degli Interni che stava pacatamente esprimendo un proprio pensiero, tra l’altro condiviso dalla maggior parte degli italiani, dopo aver sbraitato cose offensive nei confronti del popolo italiano ha terminato il suo sproloquio con una fine espressione “Merde alors!”

Ma la cosa più ridicola è che tutti i media italiani si sono affrettati a difendere … il Ministro lussemburghese, piuttosto che dare ragione a Salvini i nostri giornalisti si fanno impiccare. Tutti a precisare che “Merde”, in quel contesto, non significa “Merda”, ma è un’imprecazione che hanno avuto il coraggio di tradurre con il nostro “Diamine”.

Siamo veramente alle comiche!

E’ chiaro che in questo contesto il termine francese “Merde” non significa “Merda”, ma è comunque un’espressione volgare del tipo “Porca puttana!”, “Porca troia!” oppure “E che cazzo!”, un modo triviale di esprimersi assolutamente censurabile in un consesso di quel livello.

Concludo ponendovi un quesito:

Cosa sarebbe successo sui media italiani (e di tutto il resto del mondo) se ad avere quello scatto d’ira ed ad usare quelle espressioni volgari fosse stato Salvini?

Provo a dare io per primo una risposta:

Naturalmente Salvini sarebbe stato costretto a dare le dimissioni, sarebbe stata la notizia di apertura dei telegiornali per un paio di mesi e certamente ci sarebbe stato qualche magistrato che avrebbe aperto un fascicolo ed indagato il nostro Ministro degli interni per “vilipendio delle Istituzioni europee”.

Giancarlo Marcotti per Finanza In Chiaro     

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