Ancora sul duello Di Maio vs Renzi

Giancarlo Marcotti 3 Commenti

Il mio articolo dal titolo “Di Maio umilia Renzi”, ha scatenato una ridda di commenti, i lettori di Finanza in Chiaro hanno dimostrato ancora una volta di appartenere ad una fascia di pubblico culturalmente elevata, nella maggior parte dei casi, infatti, i giudizi espressi nei post pubblicati sulla pagina Facebook sono stati correttamente motivati.

Si rende necessario, ora, che a mia volta chiarisca, in maniera compiuta, la posizione da me sostenuta.

Innanzitutto una premessa importante: personalmente sono contrario ai “duelli” televisivi. Li considero delle “americanate”, sono cose che piacciono agli statunitensi anche in virtù del fatto che il loro sistema elettorale prevede proprio il testa a testa finale fra due candidati.

Non dico di essere un nostalgico delle Tribune Politiche di Ugo Zatterin, ma rivedendole oggi possiamo dire, senza tema di smentita, che erano trasmissioni di gran lunga migliori rispetto a quelle odierne … perlomeno allora le diverse posizioni assunte dai vari partiti, risultavano chiare.

Premesso questo, facciamo un passo avanti.

Penso di dire un’ovvietà ricordando che a lanciare una sfida “pubblica” sia sempre colui che si trova in condizioni di svantaggio. Una semplice metafora calcistica mi permetterà di chiarire del tutto il concetto.

Se una squadra di calcio si trova in vantaggio per 1-0 avrà tutta la convenienza ad “addormentare” la partita, certo, non ne beneficerà lo spettacolo, ma in questo modo porta a casa la vittoria. Sarà invece la squadra in svantaggio che farà di tutto per pareggiare la partita, magari inserendo un attaccante in più o usando un modulo più spregiudicato, correrà il rischio di prendere un altro gol in contropiede, ma perdere 1-0 oppure 2-0 poco cambia, rimane comunque una sconfitta, mentre se riuscisse a pareggiare la partita o addirittura a ribaltarla e vincerla, beh, sarebbe senza dubbio un successo.

Quindi, ritornando alla nostra politica, possiamo dire che chi si trova in condizioni di inferiorità alla vigilia delle elezioni avrà tutta la convenienza a lanciare una sfida, mentre chi ha i favori del pronostico farà bene a non accettarla, avrebbe solo da perdere.

E infatti così capita sempre, lo “sfidante” proporrà il duello, ed il “campione”, se non è obbligato ad accettare, lo rifiuterà.

Detto ciò … allora … posso affermare, senza ombra di dubbio, che:

Di Maio ha SBAGLIATO a lanciare la sfida a Renzi!

Si sapeva benissimo, infatti, già prima delle elezioni, che il Movimento Cinquestelle avrebbe avuto un buon successo nelle regionali siciliane, mentre il PD si sarebbe dovuto leccare le ferite.

A Renzi, quindi, non è parso vero che Di Maio gli lanciasse una sfida DOPO l’esito delle urne, al termine quindi di una tornata elettorale che lui aveva cercato in tutti i modi di scansare (alla fine “fuggendo” addirittura negli Stati Uniti pur di non metterci la faccia) certo che sarebbe stata una specie di Caporetto per il Partito Democratico.

Ai primi exit poll, come noto, Di Maio si è tirato indietro annunciando che non avrebbe partecipato al “duello”.

E così, come ho detto che Di Maio ha sbagliato a lanciare la sfida a Renzi, mi sento invece di affermare che:

Di Maio ha FATTO BENE a non partecipare al duello!

E questo per due ordini di motivi: il primo è che ormai non aveva nulla da guadagnare, la disfatta del PD e la buona prova del M5S erano del tutto conclamate, ma ancora più importante è la seconda ragione, e cioè che in questo modo ha ulteriormente indebolito il suo antagonista non tanto all’esterno, quanto all’interno del suo partito e della sua coalizione.

Quest’ultima potrà sembrare una motivazione “poco nobile”, ma, oltre a sottolineare che l’arte politica non è un terreno per educande, possiamo dire che non c’è nulla di male in questa strategia, tornando alla metafora calcistica, cercare di vincere la partita indebolendo l’avversario (ovviamente con metodi leciti) non è scorretto.

E questo è ciò che si è puntualmente verificato.

Renzi ha accusato il colpo, si è presentato comunque da Floris, cercando in tutti i modi di ribadire la sua leadership, ma non è bastato, il giorno successivo circolavano una ridda di nomi quali possibili nuovi candidati Premier per il centrosinistra.

Da Gentiloni a Minniti, da Grasso a Pisapia, e l’elenco potrebbe ancora allungarsi, ma non basta, sono state riesumate persino vecchie cariatidi come Prodi e Veltroni. Indubbiamente uno smacco per Renzi che mal sopporta (o meglio non sopporta affatto) un ruolo politico secondario se non di retroguardia.

La mossa di Di Maio, quindi, ha raggiunto perfettamente lo scopo che si era prefisso, lasciando Renzi alla berlina e facendo aumentare, se mai ce ne fosse stato bisogno, il tasso di conflittualità nella galassia del centrosinistra.

Un’ultima osservazione. Qualcuno ha anche avanzato l’ipotesi che Di Maio avesse congegnato fin dall’inizio questo piano, ossia che avesse proposto la sfida già con l’intenzione di rifiutarla successivamente, insomma secondo alcuni quello del candidato Premier dei Cinquestelle si sarebbe trattato di un “trappolone”. Ebbene io trovo azzardata questa ipotesi anche se non si può escludere a priori.

E veniamo all’ultimo aspetto riguardante il mio precedente articolo. Molti lettori, infatti, più che l’articolo in sé, hanno contestato il titolo, ossia non hanno ritenuto “un’umiliazione” quella subita da Renzi, anzi il comportamento di Di Maio, sempre secondo alcuni lettori, sarebbe stato autolesionista visto che l’opinione pubblica avrebbe potuto ritenere la sua “una fuga” dalla battaglia, insomma una mancanza di coraggio.

Ebbene permettetemi di ritenere totalmente infondate queste critiche.

In un eventuale “duello” nessuno dei due avrebbe fatto né una magra né una gran figura, non sarebbe stato un “esame di storia o geografia”, materie nelle quali sia Di Maio che Renzi sembra abbiano qualche lacuna, ma si sarebbe parlato di politica e certamente i tre anni di Governo Renzi sono stati un totale fallimento per non parlare della giunta a trazione PD che ha governato negli ultimi anni la Sicilia, un’esperienza, quella del governo Crocetta, che gli stessi dirigenti del Partito Democratico hanno definito … una calamità.

Di Maio ha umiliato Renzi, allora, quando, rifiutando il confronto televisivo, ha motivato la decisione scrivendo sulla sua pagina Facebook: “Il Pd è politicamente defunto” quindi, riferendosi a Renzi, ha aggiunto “Secondo le ultime indiscrezioni riportate dai media, a breve ci sarà una direzione del Pd dove il suo ruolo sarà messo in discussione.” Concludendo infine in maniera sferzante “Il nostro competitor non è più Renzi o il Pd. Combattiamo contro l’indifferenza che genera l’astensione”.

E termino ricordando che in questo modo Di Maio ha reso a Renzi pan per focaccia. Molti infatti non ricordano che proprio un anno fa, ad un mese circa dal celeberrimo referendum costituzionale, fu Renzi a rifiutare un confronto televisivo con Di Maio, sottolineando, in modo tagliente, che lui si sarebbe confrontato con chi veramente comanda all’interno del M5S, ossia Grillo e Casaleggio … non con le mezze tacche.

Ebbene oggi Renzi paga per quel modo spocchioso di rivolgersi nei confronti degli avversari politici, e non solo, quindi mi sento in dovere di ribadire ancora una volta che: Renzi è stato umiliato da Di Maio!

 

Giancarlo Marcotti per Finanza In Chiaro

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  • Giancarlo Marcotti

    Ricevo in posta elettronica il commento di una mia lettrice che trovo molto interessante perché vengono ben motivate le critiche fatte ai miei due articoli pubblicati sullo scontro Di Maio/Renzi. Ho chiesto quindi alla lettrice se mi permetteva di postarli, ed ho avuto il suo assenso:

    Egregio dott. Marcotti.
    Sono da anni una sua assidua lettrice e rarissime volte mi sono trovata in disaccordo con Lei. Ma ora, dopo aver letto i suoi ultimi due articoli sul comportamento del Sig. Di Maio mi trovo costretta a dissentire.
    Non sono un’esperta in politica, non sono un’esperta in strategie di gioco, di calcio so a malapena che ci sono dei tipi che corrono in mutande appresso ad una palla … ma dategliene una a testa … a parte le battute mi sento in dovere di esprimere il mio parere.
    Il Sig. Di Maio ha per me fatto la figura del buffone.
    Non so se per un piano ben definito o per paura o per semplice strategia. Sta di fatto che a mio modestissimo parere il valore e l’affidabilità di un uomo si misura nel saper affrontare i propri impegni, soprattutto in questo momento in cui ognuno trova scuse o ancor peggio se cela le proprie azioni dietro a piani già studiati a tavolino. In politica come nella vita l’uomo deve essere sincero, onesto e non parlo di soldi o interessi, parlo della purezza e dell’onestà dei propri valori che ahimè sono scomparsi.
    Non voglio essere retorica, ma se uno lancia un sasso non può nascondere la mano per nessuna strategia o piano di combattimento. La mia modesta opinione è che il Sig. Di Maio avrebbe dovuto rispettare il suo impegno dato che l’invito era partito proprio da lui e avrebbe fatto un’ottima figura dato che l’avversario (per il quale non nutro nessuna stima sia ben chiaro) era uscito completamente sconfitto da quella farsa che sono state le lezioni in Sicilia.
    Sarò probabilmente una illusa ma vorrei avere a che fare con persone che non cambiano idea ogni tre per due, che portano avanti le loro idee senza mezzucci, che sono saldamente convinti delle loro idee senza compromessi di alcun tipo.
    Ma si sa che la poltrona, il potere, l’essere sono delle ambizioni per le quali ogni”giochetto” è lecito. Bisogna avere il coraggio di affrontare le situazioni. Sempre e comunque.
    Sua affezionata lettrice Ornella

    • Purtroppo la lettrice non ha idea dei figuri che popolano il parlamento e dintorni, e continuerà a illudersi, nonostante l’evidenza (300 cambi di casacca su 950 parlamentari solo negli ultimi 3 anni).

      • Mario Botta

        la lettrice si richiamava a valori etici o morali che Di Maio non ha saputo esprimere. Punto.
        Se per caso uno mi ruba l’ombrello all’uscita dal cinema o dalla chiesa, io non ne rubo un altro solo perchè i figuri che popolano l’Italia sono numerosissimi. Mi incazzo, punto e basta.

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