A proposito di “razze”

Si fa un gran parlare dell’espressione “razza bianca” pronunciata dal nuovo candidato alla Presidenza della Regione Lombardia, il leghista Attilio Fontana, durante un’intervista radiofonica. Gli avversari politici lo hanno “massacrato”, ma, anche in questa occasione, si sono dimostrati approssimativi per non usare il termine di incompetenti.

Partiamo dalla Sig.ra Boldrini che nella trasmissione “L’aria che tira” in onda su La7 ha affermato:

“Chi parla di razze è razzista”

Una affermazione assurda in quanto se fosse vera la Sig.ra Boldrini starebbe accusando di razzismo nientemeno che l’ONU e l’UNESCO, ossia l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura.

L’UNESCO, infatti, fin dal 1950, per combattere l’esecrabile e ripugnante fenomeno del razzismo, approvò un documento dal titolo assolutamente inequivocabile “Dichiarazione sulla razza”.

In esso l’Unesco definì proprio il concetto di razza:

“Una razza, dal punto di vista biologico, può essere definita come uno dei gruppi di popolazioni che costituiscono la specie Homo sapiens. Questi gruppi sono in grado di ibridarsi l’uno con l’altro, ma, in virtù delle barriere isolanti che in passato li tenevano più o meno separati, manifestano alcune differenze fisiche a causa delle loro diverse storie biologiche. In breve, il termine “razza” indica un gruppo umano caratterizzato da alcune concentrazioni, relative a frequenza e distribuzione, di particelle ereditarie (geni) o caratteri fisici, che appaiono, oscillano, e spesso scompaiono nel corso del tempo a causa dell’isolamento geografico”.

Chiarissimo ed assolutamente comprensibile da chiunque.

Dato che poi, come abbiamo detto, questo documento fu redatto proprio per combattere il razzismo viene esplicitato che:

“In materia di razze, le uniche caratteristiche che gli antropologi possono efficacemente utilizzare come base per le classificazioni sono quelle fisiche e fisiologiche.

In base alle conoscenze attuali non vi è alcuna prova che i gruppi dell’umanità differiscano nelle loro caratteristiche mentali innate, riguardo all’intelligenza o al comportamento”.

Più chiaro di così!!!

Per l’Unesco, quindi, LE RAZZE ESISTONO, ciò che è inaccettabile, e che va perseguito con la massima severità, è che vengano fatte disparità fra le varie razze.

E la Convenzione dell’ONU del 1965 ribadisce lo stesso concetto, descrivendo la discriminazione razziale “ogni differenza, esclusione e restrizione dalla parità dei diritti in base a razza, colore della pelle e origini nazionali ed etniche”.

Con un gioco di parole potremmo dire che “la discriminante … è fare delle discriminazioni”. Chi discrimina in base alla razza si macchia di un reato gravissimo, praticamente inumano … quello di razzismo.

Per quanto mi riguarda, quindi, mi riconosco perfettamente con il documento APPROVATO ALL’UNANIMITA’ dall’Unesco e con la Convenzione dell’Onu, ribadisco così, a scanso di equivoci, che: “il razzista va punito nella misura più severa essendosi macchiato di un crimine contro l’umanità!”

La Sig.ra Boldrini, però, non si è limitata a quell’espressione che, con un eufemismo, a questo punto potremmo definire “infelice”, perché ha proseguito dicendo che

“non aver capito neanche come è stata usata questa espressione (razza ndr) nella nostra Costituzione, è ancora più grave”.

Qui la Boldrini si riferisce al fatto che Fontana aveva fatto notare che la parola “razza” compariva anche nell’art. 3 della nostra Costituzione che cita testualmente:

“Tutti i cittadini hanno pari dignità  sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.

Il problema, cara Sig.ra Boldrini, è che nemmeno lei ha spiegato con quale accezione, nella nostra Costituzione, sia stato utilizzato il termine “razza”. Sarò ancora più esplicito e le chiedo: quando i nostri padri costituenti nel terzo articolo utilizzavano la parola “razza”, a suo parere … a cosa si riferivano?

Scusi sa Sig.ra Boldrini, ma se lei rimprovera una persona per non aver capito l’uso di una certa espressione, la normale, direi … minima diligenza, risiederebbe nel dare lei questa “interpretazione corretta”, altrimenti il suo biasimo non può che risultare totalmente infondato e privo di significato.

Ci sono stati poi alcuni benpensanti che hanno provato a fornire una spiegazione sull’uso del termine “razza” nella nostra Costituzione, sostenendo che i nostri padri costituenti la usarono per impedire, con la massima fermezza, che si potessero ripetere in futuro infamie come le leggi razziali promulgate in epoca fascista.

Ma questa è tutt’altro che una spiegazione! E’ indubbio che l’intento dei nostri padri costituenti fosse proprio quello, ma di fatto questa “spiegazione” non fa altro che confermare quanto da me sostenuto: ossia che ciò che va combattuto non è l’uso del termine razza, ma il razzismo!

C’è infine chi, essendo meno disonesto intellettualmente, come ad esempio Marco Travaglio, non potendo negare che la nostra Costituzione contempli il termine “razza”, ma dovendo, in maniera prevenuta e viscerale, contrapporsi ad un certo schieramento politico, ha tacciato di razzismo Fontana per aver cercato di “difendere la razza bianca”.

Un’argomentazione un po’ debole, caro Travaglio.

E’ chiaro, lo ripeto per l’ennesima volta, che discriminare persone in funzione della loro razza è un abominio, ma dire unicamente, come ha fatto Fontana, che una eventuale immigrazione incontrollata produrrebbe effetti sconvolgenti sulla nostra società, altro non è che una semplice ovvietà.

Soltanto per rendere comprensibile il concetto, immaginiamo di ospitare 100.000.000 di persone provenienti dall’Africa sub-sahariana, potremmo in quel caso dire che il nostro territorio sarebbe popolato in maggioranza da neri oppure verremmo tacciati di razzismo?

E’ vero o no che i nativi dell’America settentrionale, sì, insomma, quelli che noi abbiamo sempre chiamato “indiani” o “pellerossa”, sono oggi una marginale minoranza della popolazione nordamericana non solo perché molti vennero trucidati in sanguinosi combattimenti, ma soprattutto perché il territorio sul quale loro vivevano è stato “invaso” da decine di milioni di migranti?

E’ vero o no che un discorso analogo lo si può fare per i nativi dell’Oceania? Gli “aborigeni” australiani sono ora una minoranza perché la loro terra è stata “invasa” dai bianchi … o no?

A mio parere, quindi, Fontana ha commesso un solo errore: quello di scusarsi per aver usato il termine “razza” ed aver definito quella frase “una stupidata”.

Non c’è nulla di cui scusarsi, sono stati gli antropologi, ossia gli scienziati che studiano l’uomo, ad aver classificato la specie umana suddividendola in “razze”, ossia in gruppi di individui che presentano un insieme di caratteri fisici ereditari comuni.

Se vogliamo sostituire il termine razza con un altro vocabolo, solo perché “suona male”, naturalmente possiamo farlo, la lingua è mutevole per definizione, ma non dobbiamo commettere l’errore di pensare che cambiando un vocabolo si muti la natura delle cose.

Giancarlo Marcotti per Finanza In Chiaro