Alfano, Nuovo Centrodestra: la rivolta dei quaquaraquà

 

Si conclude con una scissione una delle pagine più penose della politica italiana, un gruppo di persone senza arte né parte lascia il Pdl, ma non aderisce a Forza Italia riunendosi sotto una nuova sigla che prende provvisoriamente la denominazione di Nuovo Centrodestra.

Basta dire che a capo di questa accozzaglia di “disperati” c’è Angelino Alfano e si è già capito che fine faranno.

Non basta?

E allora aggiungo che fra di loro c’è anche Quagliariello e Formigoni.

Ok, allora adesso è chiaro a tutti che fine faranno.

Chiarito questo punto (e quindi liquidato con una percentuale da prefisso telefonico il Nuovo Centrodestra) ora occorre capire quali saranno gli sviluppi per il nostro Paese.

Sono convinto che questo strappo avrà effetti benefici per il futuro dell’Italia, spero ardentemente che la politica nel nostro Paese faccia finalmente un passo avanti rispetto al modello stereotipato da dopoguerra (la suddivisione in destra e sinistra) per arrivare alla contrapposizione di due schieramenti alternativi: da una parte chi vuole più Stato, e dall’altra chi ne vuole meno.

Ma la mia grande utopia è che nasca un forte schieramento perlomeno molto critico con l’attuale politica europeista che sta distruggendo il nostro Continente.

La moneta unica, che nelle intenzione (forse) serviva per dare un messaggio di solidità ed unità ad un Continente perennemente diviso e litigioso sta invece ottenendo l’effetto contrario, ingigantendo le differenze tra i diversi Stati anziché ridurle.

E non devono certo essere schieramenti xenofobi e populisti che si approprino di questa sacrosanta battaglia contro l’euro, ma un grande, moderno ed illuminato movimento progressista (nel significato etimologico del termine), che si contrapponga a quella mefitica pseudo-elite che, senza il consenso popolare, vuole imporre fino alle estreme conseguenze, la fallimentare esperienza della moneta unica.

Giancarlo Marcotti per Finanza In Chiaro