Alfano: una squallida nullità

Qual è la miglior qualità per un leader? A mio avviso la capacità di delega, in altre parole saper scegliere i migliori collaboratori, le persone più adatte a ricoprire ruoli di alta responsabilità. E questa qualità va riconosciuta a Silvio Berlusconi.

Cosa sarebbe stata Mediaset senza Confalonieri? Ed il Milan senza Galliani? E Mediolanum senza Doris? E Publitalia senza Dell’Utri?

Insomma i successi “imprenditoriali” del Cavaliere sono da ascrivere totalmente ai suoi collaboratori, a lui, naturalmente, il merito di averli scelti.

Ma la politica non è un’azienda, in politica non si può delegare, occorre agire in prima persona, e così ha fatto.

Dopo vent’anni un bilancio si può fare, ed è stato un successo senza precedenti, almeno per quanto riguarda il nostro Paese, Berlusconi ha ricoperto più volte l’incarico di Presidente del Consiglio ed il suo partito, è stato per diverso tempo il più votato dagli italiani.

Questo successo non è però ascrivibile ai suoi collaboratori, certo, può essergli stato utile avere al suo fianco una persona come Gianni Letta, ma, a mio modo di vedere, non è stato determinante.

Determinante per il successo di Berlusconi “politico” è stato Berlusconi “uomo”, ossia un guascone, senza una grande cultura, senza una grande eloquenza, senza una grande visione prospettica, ma con una grande capacità di attrarre consensi e quindi voti.

Ed in politica non è una qualità di poco conto.

Quando Berlusconi, però, forse sentendo il peso degli anni, ha voluto “nominare” il suo delfino e successore ha fatto il più grande errore della sua vita scegliendo una squallida nullità come Angelino Alfano.

Non c’è niente di peggio che far ritenere ad una nullità di avere delle qualità da leader, finisce per crederci e combina disastri spaventosi.

Più o meno le cose sono andate così, Berlusconi, dopo esser stato costretto dai poteri occulti (ma non troppo) a dare le dimissioni e sostenere un governo con a capo il Bilderberg Mario Monti, decide di fare un passo indietro e nomina alla sua successione Angelino Alfano.

I consensi verso il partito precipitano, Alfano è una nullità e nessuno si rispecchia in lui, insomma un disastro completo, Berlusconi, quindi, è costretto in fretta e furia a tornare a capo del partito poco prima delle elezioni e, partendo da una situazione disperata, riesce in maniera miracolosa a “pareggiare” con il Pd aprendo a quell’obbrobrio del governo della larghe intese.

Quando era venuto il momento di dire basta a questa infausta stagione politica Alfano, che capisce che ormai all’interno di Forza Italia, vista la disastrosa esperienza, non avrebbe più potuto ricoprire ruoli di primo piano, si mette a frignare proprio come un bambino viziato che non vuole gli venga tolto il giocattolo.

E pur di non lasciare la propria poltrona si inventa un partito ridicolo, che non solo non è né carne né pesce (quello sì!), ma viene utilizzato dal Pd che, approfittando della debolezza dell’Ncd, sfrutta appieno la situazione per perseguire i propri scopi. Renzi arriva addirittura ad umiliare Alfano dicendogli in faccia che dovrà adattarsi alle direttive del Pd perché altrimenti si va alle elezioni e lui verrebbe “asfaltato da Berlusconi”.

Una espressione così offensiva e mortificante non sarebbe stata tollerata da chiunque avesse avuto un minimo di dignità. Appunto, un minimo di dignità, termine del quale Alfano misconosce il significato.

Le umiliazioni che ha dovuto sopportare Alfano non si contano più, ma quella subita con l’ultima manovra annunciata da Renzi supera tutte le altre.

Una manovra talmente liberista che è stata accolta in maniera entusiasta dalla Camusso che non ha saputo trattenersi dal commentare: “E’ una vittoria del Sindacato” e poi ancora “Il Governo fa le cose che gli chiediamo”. Non era mai accaduto, da quando è stata fondata la Cgil, che il proprio Segretario giudicasse così favorevolmente una manovra del Governo.

Un’accoglienza talmente entusiasta che, paradossalmente ha messo in imbarazzo Renzi, il quale deve aver fatto capire al Segretario della Cgil che apprezzamenti simili gli creavano impaccio con gli alleati di Governo, dopotutto, formalmente (anche se nessuno se ne è accorto), abbiamo un esecutivo di coalizione.

Alfano, trattato così a pesci in faccia, ha avuto anche il coraggio di dire che la manovra annunciata da Renzi va nel solco del programma del suo partito, poi forse qualcuno gli deve aver spiegato che rubare i soldi ai risparmiatori per darli ai dipendenti pubblici non gli fa aumentare i consensi elettorali.

Dai dipendenti pubblici Alfano non prende un voto che sia uno e forse potrebbe perderne dai numerosi risparmiatori che certo hanno subito l’ennesima angheria da uno Stato opprimente nei loro confronti.

Oggi, quindi, dopo che sono passati diversi giorni forse qualcuno è riuscito a fargli capire che dalla manovra è rimasto escluso il popolo delle partite Iva.

Mamma mia! Se ne era dimenticato. Ha tanto a cuore il destino dei lavoratori autonomi che se ne era dimenticato, ma nel tentativo di riparare ha peggiorato la situazione dicendo che “Ora occorre aiutare partite Iva e autonomi”.

Angelino!!! Ma tu allora proprio non hai capito un tubo!

Forse non sai che quel linguaggio “bisogna aiutare” è offensivo per coloro che giornalmente sono abituati a sacrificarsi per sé e per le proprie famiglie.

I lavoratori autonomi hanno solo bisogno di uno Stato più efficiente, non hanno bisogno dei tuoi “aiuti”, anzi, a ben pensare un “aiuto” glielo potresti dare … togliti dai piedi, squallida nullità.

Giancarlo Marcotti per Finanza In Chiaro