Austria: brogli elettorali, si torna al voto

Verrebbe da chiosare: tutto il mondo è paese. Quindi non solo a Napoli, ma anche a Vienna “taroccano” le elezioni, anzi si fa di peggio, mentre nel capoluogo partenopeo si imbroglia per avere un posto da consigliere di circoscrizione, nella capitale austriaca si froda per eleggere nientemeno che il Presidente della Repubblica.

I fatti sono noti, ma li riassumiamo brevemente.

I candidati alla Presidenza degli storici partici austriaci (Popolari e Socialdemocratici) escono massacrati dal voto popolare, ed il 22 maggio, al ballottaggio, arrivano Alexander Van Der Bellen, esponente dei Verdi, e Norbert Hofer del Pfö (Partito della Libertà austriaco).

Dopo lo spoglio nei seggi Hofer risulta in testa, ma i voti arrivati per corrispondenza ribaltano la situazione e Van Der Bellen viene proclamato vincitore con 30.000 voti di scarto.

Qualche giorno dopo il Pfö fa ricorso ed ora la Corte Costituzionale, dopo aver accertato numerose irregolarità, ha invalidato il voto ordinando che venga ripetuto il ballottaggio fra i due candidati.

E’ curioso come i giornali italiani nel commentare la notizia abbiano voluto tutti specificare come non ci siano stati brogli … ma irregolarità.

Detto che queste irregolarità sono avvenute in 94 dei 117 distretti, quindi diciamo che siano state abbastanza “diffuse”, personalmente ritengo che in una competizione elettorale la differenza fra brogli ed irregolarità sia molto labile.

Tuttavia non è questo che va sottolineato quanto un fatto a mio avviso molto più grave, ed ossia la maniera ignobile con la quale la totalità della stampa italiana descrive il Pfö.

Per i media italiani infatti il Partito della Libertà austriaco non è di destra, bensì di “ultradestra”, e non solo è “nazionalista” e “populista”, ma anche “razzista”.

In questa gara a chi usa i toni di maggior disprezzo nei confronti del Pfö  si distingue in particolare il “Sole 24 Ore” per il quale il partito è stato “fondato da ex dirigenti nazisti” e naturalmente viene anche etichettato come “xenofobo”, un termine stra abusato negli ultimi tempi ed il cui vero significato è conosciuto dal 3% della popolazione italiana.

Ma la perla arriva qualche riga dopo, quando, sempre sul giornale della Confindustria, si legge che il Pfö è un “partito xenofobo e anti-euro”!!!

Come se essere anti-euro fosse un reato infamante.

Probabilmente i media italiani non hanno ancora capito una cosa talmente semplice da risultare ovvia, ed ossia che etichettando come “nazionalisti”, “populisti”, “xenofobi”, “dell’ultradestra”, “nazifascisti”, “razzisti” tutte le formazioni politiche che si sono schierate contro la moneta unica, hanno ottenuto il solo risultato di far aumentare enormemente i loro consensi elettorali, non sarebbe arrivato forse il momento di fare un’accurata e profonda analisi sulle conseguenze economiche dell’utilizzo della medesima moneta da parte di Stati profondamente diversi fra loro?

Giancarlo Marcotti per Finanza In Chiaro