Banca Monte dei Paschi di Siena, un aumento di capitale truffaldino?

 E’ noto che la situazione di Banca Monte dei Paschi di Siena è a dir poco disastrosa, e non da oggi, ma fin quando il tutto viene “coperto” da bilanci più o meno “aggiustati”, non si ha la percezione esatta dello stato fallimentare nel quale si trova la “più vecchia Banca del mondo”.

L’operazione di aumento di capitale, invece, mette a nudo la reale catastrofica situazione, anzi neppure questo, perché è evidente a tutti che non sono sufficienti cinque miliardi per rimettere i conti in ordine.

Ma andiamo con ordine e cerchiamo di far capire cosa sta per accadere sulla pelle dei risparmiatori italiani.

Monte dei Paschi di Siena, dall’inizio dell’anno, ha visto aumentare le proprie quotazioni del 40,48% (e già qua bisognerebbe investigare), ora, cioè dopo questo vistoso aumento, la Banca senese vale complessivamente 2.878.331.086,4 euro (voglio essere preciso), e chiede ai propri azionisti un aumento di capitale da 5.000.000.000 di euro (cinque miliardi)???

Se una società che vale meno di 3 miliardi fa un aumento di capitale di 5 miliardi solo per non fallire, beh! E’ già fallita!

Ma siamo solo all’inizio, proseguiamo, ricorderete senza dubbio che in data 5 maggio, in ottemperanza ad una delibera dell’Assemblea Straordinaria dei soci tenutasi il 28 dicembre 2013, le azioni di Banca MPS sono state raggruppate, 1 nuova azione ogni 100 vecchie azioni.

Alla chiusura della seduta di Borsa precedente (cioè quella del 2 maggio) le azioni avevano quotato 0,2396 euro per cui, dato che cento azioni “vecchie” vengono accorpate in una nuova, la stessa vale 23,96 euro (0,2396 x 100 = 23,96). naturalmente un accorpamento non influisce minimamente sul capitale dell’azienda che rimane quindi invariato, ci sono solo in circolazione un centesimo delle azioni precedenti che però valgono cento volte di più.

Ed allora, perché è stata fatta questa operazione?

La risposta l’abbiamo prendendo in esame proprio questo aumento di capitale, perché è chiaro che l’operazione di accorpamento è assolutamente funzionale all’adc che sta per iniziare.

Giovedì scorso, come da legge, il Consiglio di Amministrazione ha reso noto quali saranno le condizioni che regoleranno l’aumento di capitale.

E’ evidente che se una società che vale meno di 3 miliardi fa un adc pari a 5 miliardi agli azionisti verrà chieste un ulteriore investimento superiore a quello che hanno già in essere. Per la precisione per ogni euro investito, ad un azionista MPS viene chiesto un’ulteriore sottoscrizione per 1,737 euro in nuove azioni.

Questo naturalmente non stupisce, è il rapporto che esiste fra la capitalizzazione totale al prezzo di chiusura di venerdì scorso, che abbiamo detto essere pari a 2.878.331.086,4 euro e l’importo dell’aumento di capitale, che, per la precisione, ammonta a 4.999.698.478 euro.

La cosa scandalosa è COME vengono chiesti questi soldi agli azionisti, cioè a quali condizioni, che non esitiamo a considerare … CAPESTRO.

L’azionista MPS, infatti, per aderire all’aumento di capitale, dovrà sottoscrivere 214 nuove azioni per ogni 5 azioni possedute, ad un prezzo pari a 1 euro!!!

Perché una cosa così strana?

Ma come, le azioni prima del 5 maggio valevano 0,24 euro circa, sono state raggruppate in funzione di 1 a 100 e quindi “tramutate” in azioni che valgono circa 24 euro … ed ora? Vengono emesse 5 miliardi di nuove azioni al prezzo di 1 euro? E la logica dov’è?

La logica c’è, non preoccupatevi, ed è una logica che naturalmente serve a Monte dei Paschi di Siena per mettere un cappio al collo ai propri azionisti!!!

Perdonatemi la semplificazione, ma così arriviamo subito al sodo, potremmo dire che un aumento di capitale è più truffaldino nei confronti degli azionisti più il prezzo delle nuove azioni si discosta da quello precedente.

Oppure possiamo dirlo in questo modo, che ovviamente è equivalente, visto che nel momento in cui inizia l’adc il valore dell’azione viene scisso in due componenti (il valore della nuova azione ed il diritto) un’operazione è più penalizzante nei confronti degli azionisti più basso è il valore della nuova azione rispetto al diritto.

Ed allora ecco i numeri: con le condizioni comunicate giovedì scorso dai vertici della Banca, l’azione Banca MPS che venerdì al fixing ha fatto segnare 24,64 euro verrà scissa in due componenti,

il valore della nuova azione sarà

1,539726 euro

ed i diritti

23,100274 euro

Insomma, per non fare i farmacisti e capirci immediatamente, la nuova azione vale 1,54 euro ed i diritti 23,10 euro!!!

Perché ho usato il termine “truffaldino” quando il valore del diritto supera di molto quello della nuova azione?
Semplice, perché il diritto ha una “vita” di due settimane, poi azzera il suo valore (non vale più nulla!!!) quindi l’azionista ha solo due possibilità: o lo esercita, e quindi aderisce all’aumento di capitale tirando fuori ancora soldi, o lo vende, ed è tutt’altro che improbabile che qualora molti azionisti non abbiano la possibilità di sottoscrivere le nuove azioni, visto che viene chiesto loro un forte impegno finanziario, si troverebbero costretti a vendere i diritti facendo crollare il loro prezzo.

Per questo motivo precedentemente avevo usato il termine, tutt’altro che tranquillizzante di “cappio”.

Ed ora risulta anche chiaro il motivo dell’accorpamento azionario di maggio, se non fosse stato fatto, infatti, i 5 miliardi di nuove azioni che verranno emesse, anziché al prezzo di 1 euro avrebbero dovuto essere emesse al prezzo di 0,01 euro, cioè 1 centesimo di euro, e la negoziazione del titolo avrebbe dovuto contemplare non solo i  decimillesimi di euro, ma anche i centomillesimi di euro, insomma avete capito, sarebbe risultato evidente a tutti che si stava trattando un titolo praticamente di nessun valore, una società, di fatto, fallita.

Ma su questa operazione di aumento di capitale sociale per Banca MPS sono ancora tanti gli aspetti da sviscerare, quindi tornerò presto a scrivere dell’argomento.

Giancarlo Marcotti per Finanza In Chiaro