Banche: i soldi non ci sono, e in gioco c’è il futuro dell’Italia

L’Amm. Delegato di Montepaschi, Marco Morelli, stamani (ieri per chi legge ndr) è salito sul primo aereo, destinazione Francoforte,  a poche ore dall’esito referendario la situazione appare sempre più critica. L’operazione di conversione delle obbligazioni subordinate in azioni dovrebbe aver dato i frutti sperati, stiamo però parlando di una cifra che si aggira intorno al miliardo di euro.

Ed ora? Ora chi tira fuori gli altri soldi? Si tratta di altri quattro miliardi, indispensabili per evitare … il bail-in.

Intesa Sanpaolo, o meglio il suo Ceo, Carlo Messina, ha detto no! Non ci riferiamo ovviamente al referendum, ha detto no al cosiddetto takeover (ossia l’acquisizione del controllo economico della Banca senese), la voce circolava insistentemente, ma l’Istituto numero uno in Italia ha sempre smentito quest’indiscrezione.

Ed allora tutti rivolgono lo sguardo ad oriente, ma anche il miliardo che sarebbe dovuto arrivare dal Qatar viaggia ora a velocità di crociera, e potrebbe ulteriormente frenare la sua corsa. Arabi sì, ma stupidi no!

Per quanto riguarda poi gli altri investitori internazionali, sempre rimasti piuttosto misteriosi, pare vogliano ora veder come si risolve la crisi innescata dalle dimissioni di Renzi.

Quindi le parole d’ordine sono diventate … attesa e rinvio.

Si rinvia anche il Cda in programma a Rocca Salimbeni perché in effetti i Consiglieri in questa situazione non saprebbero di cosa parlare visto che si dovrebbe rispolverare il titolo di un programma televisivo andato in onda quasi quarant’anni fa … “Bambole, non c’è una lira”.

Ho perso il conto, aiutatemi voi, da quando la Banca è quotata, non ricordo infatti quanti aumenti di capitale siano stati fatti ed ogni volta ci è stato detto che il sacrificio per gli azionisti era necessario per il “definitivo” risanamento dell’Istituto.

Dato però che anche dopo il “bail-in de noaltri” le ormai famose quattro Banche: Etruria, Marche, Cariferrara e Carichieti … non le vuole nessuno, occorre chiedersi perché dovrebbero esserci compratori o grandi investitori per Montepaschi. Investire in questo momento nella Banca senese può essere considerato un azzardo, si può guadagnare molto, ma anche … perdere tutto. Insomma, una scommessa.

E’ vero, l’Italia “non può permettersi” il fallimento di Montepaschi. Non tanto perché avrebbe un effetto deflagrante in sé, ma perché renderebbe poi “problematico” (usiamo un termine edulcorato), il successivo mega aumento di capitale di Unicredit.

A meno che?

A meno che …

Non si voglia fare con Montepaschi ciò che negli Stati Uniti è stato fatto con Lehman Brothers, ossia far esplodere un ordigno nucleare (Montepaschi appunto) per salvare il resto del comparto bancario con una super-mega operazione di fusione che accorpi decine o centinaio di Istituti di credito in Italia facendo di fatto diventare il comparto bancario del nostro Paese un vero e proprio oligopolio.

Capisco che può essere considerata una estrema-ratio, ma sappiate che in gioco non c’è solo il futuro del nostro Paese, ma dell’Europa stessa.

Giancarlo Marcotti per Finanza In Chiaro