Banco Popolare: i diritti cominciano a scottare

Si avvicina il momento in cui i possessori dei diritti riguardanti l’aumento di capitale di Banco Popolare dovranno fare la scelta definitiva, venderli o esercitarli?

Finora l’operazione è stato un “successo”, ma praticamente costruito tutto nella prima giornata di partenza dell’adc, poi, come prevedibile si è cercato un assestamento.

Giovedì 10 si chiuderanno le danze, anche se conosceremo i dati solo più avanti possiamo fin d’ora dire che gli azionisti devono essere più che soddisfatti, naturalmente non sappiamo come sì concluderà, ma abbiamo ripetuto più volte che il mercato non poteva permettersi un’operazione fallimentare, avrebbe praticamente condizionato tutte le altre operazioni di aumento di capitale che diversi nostri Istituti stanno per approntare.

Ed allora tutto bene?

Certo il bilancio complessivo potrebbe essere positivo, ma adesso, in questo momento, per coloro che detengono i diritti e sanno però che dovranno venderli perché non vogliono/possono esercitarli, è questo il momento di venderli?

Ed ancora, per coloro che sono indecisi, è questo il momento di vendere i diritti?

Io rispondo di sì!

Come ho detto l’operazione si concluderà comunque con un successo, ma volendo guardare in là, oltre al brevissimo periodo, non mi sembra che ci siano i motivi per essere ottimisti.

Se vogliamo una certa fiducia potrebbe derivare dalla forte contrazione dello spread, ma guardando l’altro lato della medaglia si potrebbe obiettare: se i nostri conti pubblici soffrono anche in presenza di uno spread così contenuto, quando mai vedremo una ripresa economica che si possa chiamare tale?

E sì sa, il comparto bancario soffre enormemente quando l’economia, nel suo complesso, non “tira”, se poi, come nel caso del nostro Paese, i conti pubblici sono sull’orlo del collasso e costantemente monitorati da una “Europa” che non ci lascia scampo, trovare motivi di ottimismo diventa più che problematico.

Ed allora, è vero che Banco Popolare vale oggi circa un decimo di quanto valeva prima della crisi, quindi i margini di miglioramento sono immensi, ma i bilanci delle banche sono tutt’ora disastrosi e le quotazioni del titolo sono sui massimi degli ultimi tre anni.

Portare a casa un po’ di profitto, per gli azionisti “non storici” potrebbe anche essere una buona idea.

Giancarlo Marcotti per Finanza In Chiaro