Berlusconi: il leone ferito tira fuori gli artigli

E’ la legge della savana, l’animale ferito deve “nascondere” la propria menomazione e, se a sua volta è un predatore, tirare fuori ancora gli artigli.

E’ in questo modo che Silvio Berlusconi, all’indomani della disfatta elettorale di Forza Italia nelle elezioni regionali di Emilia Romagna e Calabria, si presenta “col petto in fuori” dimostrando di non aver paura di eventuali elezioni politiche anticipate, visto che si andrebbe a votare con una legge elettorale che non prevede premio di maggioranza.

Mentre se si andasse a votare alla scadenza naturale del 2018 l’ex Cavaliere disegna uno scenario, l’unità dei partiti di centro-destra guidata da Salvini, in grado di sconfiggere il centro-sinistra.

A mio avviso questa “uscita” di Berlusconi è estremamente intelligente, ha voluto riflettere un giorno e poi ha trovato la maniera per venir fuori da una “batosta” elettorale. Da un lato, ridimensionando la “vittoria” di Renzi, e dall’altro mischiando per l’ennesima volta le carte in tavola riuscendo in questo modo a prendere tempo per ritessere le fila di un partito chiaramente scollato per non dire allo sbando.

Chi non ha capito nulla è Raffaele Fitto, o forse ha capito benissimo, ma assolutamente non vuole cedere ora che pensava di poter far fuori facilmente Toti e “prendersi” l’eredità di Berlusconi.

Il fatto è che se si fa una legge elettorale che prevede premi di maggioranza alle coalizioni, beh, come ovvio le coalizioni, se vogliono vincere, devono presentare il candidato con le maggiori probabilità di spuntarla che, in questo momento, per il centro sinistra è Matteo Renzi e, per il centro destra, Matteo Salvini.

Il problema sta, come sempre, tutto lì: le divisioni “moltiplicano” i posti, ma annullano le possibilità di vittoria finale.

Quindi: o si trova un’intesa sul leader che guidi la coalizione, come accadde per diversi anni al centrodestra con Silvio Berlusconi ed ora al centrosinistra con Matteo Renzi, o si è inevitabilmente destinati alla sconfitta.

Fitto a capo della coalizione di centro-destra, oggi come oggi, non sarebbe un antagonista “serio” per Matteo Renzi, soltanto Matteo Salvini, in questo momento, avrebbe una qualche possibilità di batterlo, ma ovviamente va sottolineato “in questo momento”, fra tre anni, invece, molte cose potrebbero cambiare.

Fitto, quindi, è normale che stia “fremendo”, da bravo figlio d’arte (il padre, democristiano, quindici anni prima di lui era stato a sua volta Presidente della regione Puglia) vuole bruciare le tappe e dopo esser stato il più giovane Governatore di una regione (non aveva ancora compiuto 31 anni) ambisce ai massimi vertici della politica nazionale.

L’ambizione, è senza dubbio una “dote” necessaria per chi vuole salire ai vertici, ma a volte si rivela una pericolosa compagna di viaggio.

Giancarlo Marcotti per Finanza In Chiaro