Boldrini, una difesa patetica

La nostra Presidente della Camera dei Deputati, attenzione a non sbagliare dicendo Il Presidente, potrebbe infuriarsi, sì insomma, Laura Boldrini, recentemente ha utilizzato la propria pagina Facebook per rispondere a qualche critica arrivata dalla stampa scritta.

Lo ha fatto nel suo solito stile, piccata e stizzita, perché è noto che non ama essere criticata soprattutto su un argomento, come quello degli sprechi, ai quali la Casta, della quale lei fa parte a tutti gli effetti, sembra proprio non voglia rinunciare.

In breve i fatti.

Il quotidiano Libero attacca la Presidente (ma poi perché non Presidentessa a questo punto? Noi comunque ci atteniamo ai dettami), per aver fatto buttare al macero tutta la carta intestata ed averla fatta ristampare cambiando l’articolo (da IL Presidente a LA Presidente).

Per il quotidiano diretto da Maurizio Belpietro un classico esempio dello spreco della Casta in barba alle tante promesse di una maggior morigeratezza nelle spese di soldi pubblici, la famosa spending review (ricordiamoci sempre che questi soldi arrivano dalle nostre tasche!).

Ora, chiarisco subito, non è certo la spesa della nuova carta intestata l’esempio più significativo dello spreco di soldi pubblici, Libero, senza dubbio, appellandosi al “principio” ha voluto dare una stoccatina ad un personaggio che, pare proprio, non raccolga le simpatie della redazione del giornale ed in particolare del suo Direttore.

La Boldrini poteva evitarsela, anche perché le “colleghe” che l’hanno preceduta (mi riferisco a Nilde Jotti e Irene Pivetti) non hanno ritenuto opportuno ricorrere a questo inutile spreco visto che il termine “Presidente” può tranquillamente essere considerato neutro.

Ma la Presidente della Camera, anziché glissare sull’argomento, che molto probabilmente interessava a pochi, ha voluto rispondere dalla propria pagina di Facebook e, come suol dirsi, il rattoppo è stato peggiore del buco (nei vari dialetti della nostra penisola questo detto risulta più colorito, altro motivo perché non vengano persi).

La Boldrini, infatti, ha voluto precisare che “non è stato buttato via nemmeno un foglio”, semplicemente le risme di carta con la scritta “Il Presidente” sono state archiviate e saranno riesumate quando, scaduto il suo mandato, verrà eventualmente eletto un uomo.

E fin qui, la giustificazione, seppur penosa (mi immagino questi fogli ingiallirsi in qualche sgabuzzino della Camera), ci poteva ancora stare, ma ha voluto aggiungere una cosa che ha reso la sua difesa addirittura patetica.

Seppur nessuno l’avesse accusata di aver aggravato il bilancio della Camera con una spesa che serviva solo a soddisfare la sua vanità, la Boldrini (excusatio non petita …) ha voluto precisare che, cito testualmente così non posso essere tacciato di alcunché: “In questa scelta c’è la volontà di dare un segnale, così come mi è stato chiesto da tantissime donne, rivendicando, anche attraverso l’articolo, il genere di appartenenza”.

Ora che “tantissime donne”, con tutti i problemi che hanno oggi le donne nel portare avanti le loro famiglie e soprattutto nell’arrivare a fine mese, le abbiano chiesto di cambiare la carta intestata della Camera dei Deputati mettendo la scritta La Presidente anziché il Presidente, è una cosa che, più che essere patetica, fa ridere!

Figuriamoci!

Io me le immagino, queste donne che l’hanno votata, e che quindi, presumibilmente, provengono da fasce sociali proletarie (visto il partito di appartenenza della Boldrini), che la fermano per la strada dicendole “Presidente! Perché non cambia la carta intestata della Camera?”

Insomma, per concludere, Facebook, può essere uno strumento estremamente efficace, in particolare perché, in un attimo, possiamo esporre il nostro pensiero, e renderlo noto a tutti, ma, il rovescio della medaglia, è che questa “fretta” di comunicare, a volte, ci fa scrivere delle sciocchezze.

Giancarlo Marcotti per Finanza In Chiaro