Borse: ora non fa più paura nemmeno l’inflazione

Bombe atomiche coreane, devastanti uragani a ripetizione, forti tensioni geopolitiche, nulla di tutto ciò aveva spaventato le Borse americane che continuavano a macinare record dopo record.

Gli analisti si chiedevano: cosa può fermare questa avanzata apparentemente inarrestabile?

E la risposta unanime era: l’inflazione!

Un’inflazione oltre l’obiettivo prefissato e considerato ottimale, ossia il 2%, avrebbe senza dubbio avuto ripercussioni sulle politiche monetarie della Fed che non avrebbe più potuto esimersi dall’intraprendere misure più restrittive che, come tutti sappiamo, non piacciono ai mercati azionari.

Oggi, quindi, era il gran giorno. Alle 8:30 ora di New York (le 14:30 in Italia) veniva reso noto il dato sull’inflazione Usa nel mese di agosto. Le previsioni erano per un aumento dello 0,3% a quota 1,8%. Il dato, invece, risultava ancora peggiore +0,4%. L’inflazione ad agosto (+1,9%) quindi si assestava proprio al limite della soglia considerata “critica” ossia il 2%.

Il mercato avrebbe dovuto stornare ed invece … non ha battuto ciglio, anzi! Il Dow Jones (+0,2%) è andato a ritoccare per l’ennesima volta il proprio massimo storico concludendo le contrattazioni per la prima volta oltre quota 22.200 punti.

Insomma le Borse sembra vivano in un mondo virtuale, sono un rullo compressore che macina record a profusione incuranti di quanto stia accadendo nel mondo reale.

Ovviamente gli analisti, che non sanno più a che santo votarsi per giustificare ciò che sta accadendo sui mercati finanziari, sono stati costretti per l’ennesima volta a fare un’inversione a trecentosessanta gradi (ormai ci hanno fatto il callo e non si vergognano più) affrettandosi a dire che non sarà l’inflazione a incidere in maniera determinante sulle decisioni di politica monetaria che prenderà la Fed.

Ora naturalmente devono decidersi: cosa indurrà la Fed ad intraprendere una politica più restrittiva? Probabilmente si farà un sondaggio per deciderlo.

Intanto le Borse continuano a salire.

Giancarlo Marcotti per Finanza In Chiaro