Come si calcolano i rendimenti dei Bonds

Perdonatemi, non ho mai voluto fare il professore, e non voglio cominciare a questa età, quindi chiedo scusa a coloro che conoscono i rudimenti della finanza e cercherò di spiegare anche ai meno esperti in materia come vengono calcolati i rendimenti dei Bonds.

Naturalmente il tutto inizia con un debito, una società, privata o pubblica od un Ente, nazionale o sovranazionale per finanziarsi emette un titolo di debito, tipicamente un Bond o se vogliamo parlare in italiano una Obbligazione, oppure se è uno Stato un titolo dello Stato.

Questo titolo ha alcune caratteristiche, come la durata, il prezzo di emissione ecc. ecc., ovviamente il dato più significativo che interessa ad un eventuale investitore è sapere quanto rende il titolo, ossia il tasso di interesse.

Ebbene il tasso di interesse può essere fisso o variabile, nel secondo caso le cedole (ossia la quota di interesse “temporale”) variano in base ad un parametro, mentre nel primo caso sono fisse cioè invariabili per tutta la durata del prestito.

Per semplicità prendiamo in considerazione ora i Bonds a tasso fisso, ma per quanto riguarda il tasso variabile il procedimente è assolutamente il medesimo quindi non ci sarebbe alcuna differenza.

Ed allora supponiamo, sempre per semplicità che il Bond venga “emesso a 100” o, come si dice, “emesso alla pari”. L’emissione a 100, o alla pari, è un modo di dire per indicare che l’investitore pagherà esattamente il valore nominale del titolo, ossia se vuole investire 10.000 in quella obbligazione dovrà tirar fuori proprio 10.000 euro.

Ed infine supponiamo, sempre per semplificare i calcoli, ma la logica rimarrebbe invariata se la durata fosse pluriennale, supponiamo, dicevo, che la durata del Bond sia 1 anno e non vengano erogate cedole intermedie.

Insomma il debitore alla scadenza rimborserà tutti gli investitori di 100 euro, per ogni 100 euro investiti + IL TASSO DI INTERESSE FISSATO ALL’ATTO DELL’EMISSIONE.

Quindi se, sempre per semplicità, il tasso di interesse fissato fosse l’1% ogni investitore dopo un anno e quindi alla scadenza del titolo, incasserà quanto investito +l’1% di quanto investito.

Mettiamo dei numeri:

investimento 10.000 euro

Tasso di interesse 1%

Durata 1 anno

Alla scadenza l’investitore incasserà 10.000 euro +100 euro (10.000 x 1 : 100), quindi in totale 10.100 euro.

E fin qui non dovrebbero esserci dubbi per nessuno.

Il giorno dopo l’emissione, poi, quel titolo, normalmente viene scambiato sul mercato e quindi, per la legge della domanda e dell’offerta varierà di prezzo,

Supponiamo che quello sia un titolo greco, dopo che è stato emesso a quelle condizioni escono voci sulla solvibilità della Grecia, è chiaro che l’investitore che l’ha sottoscritto comincerà ad aver paura che alla fine, ossia fra un anno, la Grecia non rimborserà il titolo (ossia non mi restituirà i miei 10.000 euro), quindi cercherà di venderlo.

Ma gli altri operatori finanziari mica sono degli allocchi, sanno anche loro che la Grecia è messa male ed allora alla pari non lo comprerà nessuno, magari potrà essere interessato qualcuno a comprarlo “sotto la pari” ossia tirar fuori MENO di 10.000 euro per acquistare un titolo che NOMINALMENTE vale 10.000 euro.

E quindi questo prezzo comincerà a scendere, ma fino a che punto? Ovviamente fino al punto in cui ci sarà qualcuno disposto a comprarlo!!!

Supponiamo che sia 90, ossia che ci sia qualcuno disposto a tirar fuori 9.000 euro per acquistare quel titolo che nominalmente vale 10.000 euro ed ha un rendimento a scadenza dell’1%.

Attenzione ora:

PER L’EMITTENTE NON E’ CAMBIATO NULLA!!!

ALL’EMITTENTE, CIOE’ ALLA GRECIA IN QUESTO CASO,

NON INTERESSA A QUANTO VIENE SCAMBIATO SUL MERCATO QUEL TITOLO

L’EMITTENTE SA CHE A SCADENZA DOVRA’ RIMBORSARE 100 EURO PIU’ 1 DI INTERESSE PER OGNI 100 EURO DI DEBITO CHE AVEVA EMESSO!!!

PUNTO!!!

Per gli investitori invece i rendimenti cambiano radicalmente, il primo investitore che aveva sottoscritto il Bond alla pari ossia aveva investito 10.000 euro e poi per paura di perdere tutti o gran parte dei suoi soldi lo aveva rivenduto a 9.000 ha evidentemente avuto una perdita di 1.000 euro ossia del 10% del proprio capitale investito.

All’investitore che invece ha acquistato quel titolo successivamente all’emissione, da colui che glielo ha venduto per 9.000 euro si aprono due strade:

1) la Grecia non fa default e quindi alla scadenza pagherà per quel titolo 10.000 euro più 100 di interessi

2) oppure la Grecia farà default ed oltre a non pagare gli interessi non rimborserà alla scadenza il titolo, o lo rimborserà solo parzialmente (perché il default non per forza deve essere totale, anzi è sempre parziale ossia viene restituita solo una parte del titolo, che ne so, diciamo, la metà)

Nel primo caso il secondo investitore avrà fatto un ottimo affare, perché avrà investito 9.000 euro e dopo meno di un anno (perché lo ha comprato dopo che era già stato emesso) incasserà 10.100 euro.

Nel secondo caso invece non avrà fatto certamente un buon affare perché se la Grecia farà un default al 50% egli a scadenza incasserà solo 5.000 euro (il 50% del nominale) e quindi dovrà registrare una perdita di 4.000 euro.

Siamo alla fine (quasi). Torniamo al primo caso, ossia che tutto va bene e la Grecia non fa default, qual è stato il rendimento ottenuto dall’investimento del secondo risparmiatore?

Allora ha investito 9.000 euro e ne ha incassati 10.100 quindi un guadagno di 1.100 euro su un investimento di 9.000 siamo su un 12,2% così però non teniamo conto che l’investimento del secondo risparmiatore è durato meno di un anno, quindi se il secondo investitore, ad esempio avesse comprato quel titolo sei mesi dopo l’emissione, ossia quando mancavano solo sei mesi alla scadenza lui avrebbe avuto un rendimento del 12.2% in soli sei mesi, ed i rendimenti per essere raffrontati sono espressi sempre con percentuali sull’anno, quindi significa che lui ha avuto un rendimento SU BASE ANNUA del 24,4% (lasciamo perdere gli interessi composti che complicano la cosa senza cambiare l’essenza).

Ebbene, ed ora siamo davvero alla fine.

I giornali e siti finanziari per ogni titolo riportano anche il rendimento a scadenza ossia:

IL RENDIMENTO PERCENTUALE CHE UN INVESTITORE AVREBBE SE ACQUISTASSE IN QUEL MOMENTO IL TITOLO, A QUEL PREZZO, E LO TENESSE FINO ALLA SCADENZA ED ALLA SCADENZA VENISSE REGOLARMENTE ONORATO DAL DEBITORE!!!

Quindi quando noi vediamo che un titolo greco rende alla scadenza il 15, il 21 o il 36%

NON E’ PERCHE’ LA GRECIA PAGA IL 15, IL 21 O IL 36% DI INTERESSI

LA GRECIA PAGA SEMPRE L’1% DI INTERESSI!!!

Il fatto è che il mercato ha talmente tanta sfiducia che la Grecia alla scadenza del titolo non lo rimborserà completamente che chi ora lo ha in mano è disposto a venderlo ad un prezzo così basso che se uno lo vuole comprare avrà a scadenza un rendimento annuo del 15, 21 o 36% NATURALMENTE SE LA GRECIA SARA’ IN GRADO DI ONORARE IL SUO DEBITO.

Tutto chiaro?

Permettetemi ancora una ultima annotazione, scusatemi tanto, io non do dell’ignorante a nessuno, ognuno fa il suo lavoro, ma da uno che è stato Presidente del Consiglio non si può accettare una simile stupidità, oggi siamo in pessime mani, ma, viste queste esternazioni, non è che ieri eravamo in mani migliori.

E poi, scusatemi, ma al di là delle conoscenza rudimentali di finanza, io penso che D’Alema sia affetto da demenza senile anche perché non è riuscito a fare un semplicissimo ragionamento: tutti avete potuto riscontrare che MAI Tsipras o Varoufakis o la Grecia tutta ha mai parlato di tassi sul debito lamentandosi per l’onerosità, figuratevi se avessero pagato tassi di interesse stratosferici se non avrebbero immediatamente richiesto che fossero abbassati.

Oggi solo uno stupido cronico può pensare che la Bce o il FMI o l’Unione europea siano degli strozzini, a loro si possono fare tutte le critiche del mondo, ed io sono il primo a criticarli, ma non certo per essere degli usurai, anzi! E’ vero l’opposto!

Spero con questo di aver chiarito sufficientemente a tutti i termini della questione, ma naturalmente resto a disposizioni di tutti i lettori che volessero avere ulteriori delucidazioni.

Giancarlo Marcotti per Finanza In Chiaro