Il fallimento di Roma ed il “salario accessorio”

Che i debiti del Comune di Roma abbiano raggiunto livelli spaventosi è cosa nota a tutti, che esistano sprechi è fuori di dubbio, ma quando si tenta di ridurre le spese immediatamente scoppiano le polemiche.

Tolgo qualsiasi dubbio, sono assolutamente d’accordo che Roma debba essere trattata come un caso a parte ed il suo bilancio non possa essere confrontato con quello di Milano o Napoli, solo per fare due esempi, troppe le peculiarità che ha una capitale.

Ma premesso questo non si può neppure accettare che il bilancio della città eterna sia un “buco nero” nel quale chiunque voglia addentrarsi finisca per perdersi e scomparire.

A mio parere è inammissibile che ogni volta che si parli di risparmi sulle spese venga subito ventilata l’ipotesi che in quella maniera non si possa garantire l’apertura degli asili o servizi di primaria necessità per la popolazione.

Tutto il bilancio della Capitale viene speso per garantire il funzionamento degli asili?

A sentire le mamme romane sembrerebbe di no!

Ed allora mi chiedo: ci saranno da qualche parte i famosi sprechi se il debito del Comune supera i 10 miliardi di euro e continua ad aumentare.

Come si può continuare a pagare lo stipendio a 62.000 (diconsi sessantaduemila) dipendenti, divisi in oltre 25.000 pagati direttamente dal Comune e oltre 37.000 che lavorano per le municipalizzate?

Ed ecco che se non si vuole “licenziare” nessuno, l’unica via è decurtare le buste paga. Vengono così inviati gli Ispettori del Ministero dell’Economia.

Gente preparatissima, super esperti in grado di rivoltare un bilancio come un calzino e scoprire tutte le voci che lo compongono, e capaci persino di leggere una busta paga.

E cosa hanno scoperto questi “super-ispettori”?

Una cosa che nessuno mai avrebbe potuto immaginare, e cioè che nella buste paga dei dipendenti comunali di Roma c’è una voce chiamata “salario accessorio”, che pesa per il 20/25% della retribuzione, che dovrebbe essere una specie di premio di produttività elargito (come tutti i premi) solo al raggiungimento di alcuni obiettivi prestabiliti.

Bene, mi direte, che c’è di nuovo? Praticamente tutte le società prevedono dei “bonus” al personale al raggiungimento di certi livelli di produttività, dove sta la particolarità?

E’ che il Comune di Roma questo “salario accessorio” lo riconosce a tutti i dipendenti, nessuno escluso, nemmeno il più fannullone di tutti.

Ma è una scoperta fantastica da parte degli 007 del Ministero dell’Economia, solo persone preparatissime sarebbero arrivate a tanto ed allora adesso cosa si fa?

Tanto i sindacati hanno già detto che indiranno uno sciopero, non se verrà toccato quel “salario accessorio” ma solo se se ne parlerà! Argomento tabù e basta! Per la Cgil, Cisl e Uil quella è retribuzione contrattuale e basta, hanno lottato tanto per averla e non se la lasceranno sfilare così.

Insomma per al Sindaco Marino non resta altro che andare a chiedere come sempre i soldi allo Stato, ci saranno i salva-Roma ter-quater-quinquies-sexies e così via, Roma si salva con … il latino.

Giancarlo Marcotti per Finanza In Chiaro