Indipendenza Veneto: l’esito degli altri quesiti

Come noto il referendum sull’Indipendenza del Veneto proponeva, come corollario, altri tre quesiti che, come veniva ben specificato, avevano un carattere puramente consultivo.

Occorre innanzitutto precisare che soltanto coloro che hanno optato per la votazione tramite il canale internet potevano esprimere, e non obbligatoriamente, la propria opinione a riguardo.

Agli elettori che avevano votato per l’indipendenza del Veneto veniva chiesto se la nuova Repubblica avesse dovuto far parte della Nato, aderire all’Unione europea ed adottare l’euro come propria moneta.

Pur tenendo conto che, come ovvio, il numero molto più ristretto di persone che ha potuto/voluto esprimere la propria opinione su questi quesiti consultivi renda l’esito degli stessi meno “affidabile” in termini assoluti, i risultati sono comunque di grande interesse

Cominciamo dai numeri:

 

 

QUESITI

VOTANTI

SI’

NO

NATO

740.431

64,46%

35,54%

UNIONE EUROPEA

833.550

55,73%

44,27%

EURO

919.598

51,37%

48,63%

 

 

 

I risultati devono essere considerati una sorpresa? Assolutamente NO!

A mio modo di vedere, anzi, vanno esattamente secondo le mie previsioni, anche se non secondo i miei auspici.

Allora, innanzitutto nessuna sorpresa dalla partecipazione al voto, i Veneti ritengono di maggior importanza (e di conseguenza votano in maggior numero) adottare l’euro, poi aderire all’Ue e quindi continuare a far parte della Nato.

Ma naturalmente la cosa che interessa di più è proprio l’esito di questa votazione.

La vittoria dei SI’ per il quesito sulla Nato deve essere interpretata come una esigenza di “sicurezza”, un tema che, a quasi settant’anni dalla fine della seconda guerra mondiale, per il popolo veneto, è tutt’ora di grande rilevanza.

La percentuale, poi, non lascia margine a grandi discussioni, non è “bulgara”, ma è schiacciante.

Già diverso il discorso per quanto riguarda l’Unione europea, che, ricordiamolo è un organismo sovranazionale al quale gli Stati nazionali delegano parte della loro sovranità, composta attualmente da 28 Membri molti dei quali non adottano la moneta unica. Per intenderci fanno parte dell’Ue il Regno Unito la Danimarca e la Polonia, ma non la Svizzera.

In questo caso la vittoria dei SI’ è molto meno netta e forse occorrerebbe dare una maggiore informazione ai cittadini proprio sulle mansioni e le funzioni dell’Unione europea.

Ci siamo tenuti per ultimo il tema più scottante: l’euro.

Qualcuno potrà ritenere sorprendente la vittoria, seppur di misura dei SI’ all’adozione della moneta unica anche da parte della Repubblica Veneta, personalmente debbo dire che era il risultato che mi aspettavo.

Ovviamente io, come noto, sono assolutamente contrario all’euro e ritengo la scelta sbagliata anche da parte della nascitura Repubblica, ma occorre capire le motivazioni di questo voto.

Occorre dire innanzitutto che la Repubblica Veneta starebbe assolutamente dentro l’euro, anzi forse sarebbe l’unica ad avere tutti i parametri in ordine.

Non sarebbe quindi un dramma (come invece lo è per l’Italia) per i veneti, rimanere dentro l’euro, ma rimarrebbe un errore perché comunque la moneta deve essere rappresentativa e rispecchiare fedelmente l’economia dello Stato che la adotta.

Adottare un’unica moneta per Stati nazionali diversi per la loro economia, cultura, storia, è SEMPRE un errore.

La vittoria di misura avuta dall’euro in questa consultazione, a mio avviso, mette in primo piano due imprescindibili e improrogabili esigenze:

 

  • la necessità di fare un’opera massiccia di informazione nella popolazione per spiegare cos’è una moneta e l’importanza, vitale, per uno Stato, di avere la sovranità monetaria
  • il far capire che l’abbandono dell’euro non significa l’isolamento (sono isolate la Gran Bretagna, la Danimarca, la Svizzera ecc. ecc?), e non significa il ritorno alla lira, bensì ad una nuova moneta che sia rappresentativa dell’economia, della cultura e della storia del popolo veneto

 

Ma questi sono temi sui quali torneremo più volte, essendo le basi stesse sulle quali si deve fondare uno Stato democratico e libertario.

Giancarlo Marcotti per Finanza In Chiaro