Italia Digitale, e se fosse un incubo?

Occorre dire che il nostro Stato per mascherare le sue malefatte ha una buona fantasia, ormai da diverso tempo quando deve istituire l’ennesimo “carrozzone” col quale distribuire “prebende” (non posti di lavoro) usa il termine “Agenzia” che evoca un luogo nel quale si svolge una certa attività.

E nascono così “L’Agenzia delle Entrate”, “L’Agenzia del Territorio”, “L’Agenzia de Lavoro” tutte cose che, come noto, danno un pessimo servizio alla collettività.

E’ noto a tutti che la nostra Pubblica Amministrazione sconta un’atavica arretratezza in ogni campo, occorreva renderla più efficiente ed allora cosa fare? Si è inventata una “Agenzia” che avesse lo scopo di aggiornare e modernizzare la macchina dello Stato, solo che si è scoperto dopo un po’ che ciò che avrebbe dovuto rendere più efficiente l’apparato pubblico, a sua volta … era inefficiente.

Insomma siamo finiti nella situazione in cui il medico anziché debellare la malattia contribuiva a diffonderla.

Di che stiamo parlando?

Di “Italia Digitale”.

Una “Agenzia” nuova, anzi no! Prima era un ente e si chiamava DigitPA, non funzionava, ci si chiedeva il perché, poi qualcuno ha avuto l’illuminazione!!! Non funziona perché il nome è brutto!!! DigitPA in effetti fa schifo, ma chissà perché personalmente avevo la sensazione che il suo “mancato funzionamento” non dipendesse dal nome.

Comunque lo si cambiò in “Italia Digitale”, ma non ha funzionato lo stesso.

Ora quindi si tenta di far funzionare ciò che era nato con l’intento di “far funzionare” la Pubblica Amministrazione.

Ma la domanda, cari lettori è: e se si fallisse?

Cioè se mettessimo su un’altra cosa inefficiente fatta per rendere più efficiente ciò che aveva lo scopo di rendere più efficiente la Pubblica Amministrazione?

Capite qual è il rischio?

Entrare nel buco nero dello Stato che tutto ingloba ed in cui tutto sparisce.

Un incubo!!!

Giancarlo Marcotti per Finanza In Chiaro