Italia, la recessione infinita

Per quest’anno si prevedeva una crescita del nostro Pil superiore al punto percentuale, poi le stime sono state ridotte allo 0,8%, dopo i dati negativi del primo trimestre siamo arrivati allo 0,4% quindi allo 0,2% ed ora il Centro Studi di Confindustria parla di una crescita “piatta”, che è un termine “compassionevole” per dire che non ci sarà crescita.

C’è qualcuno che vuol scommettere che alla fine, il 2014, per la nostra economia, risulterà l’ennesimo anno in recessione?

Ed allora se le più recenti previsioni parlano di una crescita dell’1,3% per la Spagna ed addirittura anche per la Grecia, perché il nostro spread continua a rimanere su livelli incredibilmente bassi?

Voi sareste disposti a comprare un BTP a dieci anni (e sottolineo a dieci anni!!!) anziché un Bund tedesco con la stessa scadenza, accontentandovi solo dell’1,6% in più???

Confindustria, nella relazione appena pubblicata utilizza un’espressione straordinariamente efficace nella sua limpidezza “L’Italia era in crisi prima della crisi, e continua ad esserlo”.

I celeberrimi “cicli economici” per l’Italia sono scomparsi, il nostro Paese passa da una recessione ad un’altra senza che vengano inframmezzate da un periodo di espansione economica.

Il comparto edile è tornato ai livelli del 1967 (non è un errore di stampa sto proprio parlando del 1967). Lo ha detto Paolo Buzzetti, Presidente dell’Ance (Associazione nazionale costruttori edili), che ha invocato una specie di piano Marshall per il settore che sta vivendo una crisi profondissima.

Anzi per la precisione ha chiesto l’approvazione di “un decreto legge che consenta alle imprese di chiudere senza conseguenze”, qua siamo ben al di là della frutta.

E sappiamo tutti che se non riparte l’edilizia non riparte nulla.

Giancarlo Marcotti per Finanza In Chiaro