Italia: previsioni sul Pil riviste al ribasso (ma che strano!)

Faccio riferimento a voi lettori, magari qualcuno ha la memoria più lunga della mia, ma vi ricordate una volta in cui le previsioni sul Pil del nostro Paese siano state riviste al rialzo? Io onestamente no! Forse bisogna tornare agli anni ’60.

Centinaia e centinaia di previsioni, soprattutto in questi ultimi sette anni, sempre sbagliate e sempre in una direzione (ossia sopravvalutate), non fanno sorgere un sospetto?

Lo spunto ci viene fornito dall’ultima revisione al ribasso sul nostro Pil arrivata ieri dall’ufficio studi di Confindustria che si attende ora, per l’anno in corso, una più che modesta crescita del nostro Pil (+0,2%), quando soltanto sei mesi fa le previsioni fatte erano sensibilmente superiori (+0,7%).

Non occorre essere statistici per capire che le previsioni, per loro natura, sono fallibili, ma è anche ovvio che la distribuzione casuale degli errori ha media zero, o meglio, DEVE avere media zero.

Ciò significa che se utilizziamo stimatori corretti avremo la stessa probabilità di sbagliare per eccesso o per difetto, qualora non fosse così ne dovremmo dedurre che il nostro “modello” previsivo contiene un errore sistematico.

Ma la cosa “singolare” è che ciò accade praticamente a tutti coloro che si cimentano in questo tipo di studi, e stiamo parlando di “prestigiosi” organismi sia nazionali che sovranazionali.

Se infatti siamo disposti (fino ad un certo punto naturalmente) ad accettare che le previsioni fatte sul nostro Pil dal Governo  (dal Ministero dell’Economia per la precisione), siano viziate da una certa “parzialità”, che dire degli errori compiuti a più riprese da altri importanti e rigorosi organismi nazionali come ad esempio Confindustria oppure l’Istat?

Ed ancora, che dire delle sistematiche sovrastime compiute dagli uffici studi dei maggiori organismi sovranazionali come FMI, Banca Mondiale, Ocse, Bce e chi più ne ha più ne metta?

Non sono errori “sospetti”?

Non c’è un “interesse” a livello globale che porti a “sbagliare” in maniera sistematica le previsioni col fine di tranquillizzare i mercati e gli equilibri politici internazionali?

Il dubbio, cari lettori, è più che lecito.

Giancarlo Marcotti per Finanza In Chiaro