L’Austria al voto: un’altra botta all’Unione europea?

Ricordate le elezioni presidenziali in Austria dello scorso anno? Diciamo che erano state piuttosto “turbolente”, i due candidati che si erano sfidati nel ballottaggio del 22 maggio erano Alexander Van der Bellen, indipendente nella lista dei Verdi e Norbert Hofer del PFÖ, il Partito della Libertà Austriaco.

Hofer al primo turno aveva ottenuto il 35% dei consensi contro il 21% dello sfidante che però al ballottaggio si era imposto per una manciata di voti. Un risultato elettorale che tuttavia fu annullato dalla Corte Costituzionale che aveva riscontrato “numerose irregolarità” verificatesi in particolare nello scrutinio dei voti per corrispondenza.

Alla ripetizione del ballottaggio, il 4 dicembre, si imponeva comunque il “verde” Van Der Bellen con il 53,8% dei voti.

Quelle elezioni, tuttavia, avevano riservato un risultato assolutamente sorprendente, non tanto per l’esito del ballottaggio, ma per quanto accaduto al primo turno. I candidati dei due principali, storici partiti austriaci, ossia il Partito Popolare e quello Socialdemocratico, infatti, non solo non erano riusciti ad arrivare al ballottaggio, ma erano stati nettamente battuti anche da una candidata indipendente, Irmgard Griss, ex Presidente della Corte Suprema di Giustizia.

Il Partito Popolare, di ispirazione conservatrice, e quello Socialdemocratico sono stati dal dopoguerra alternativamente al governo del Paese ed in coalizione negli ultimi quattro anni.

Insomma, anche in Austria, come in Germania, l’attuale esecutivo era composto da una “grande coalizione” che è praticamente “scoppiata”. Nella campagna elettorale entrambi i partiti hanno escluso la possibilità di governare assieme anche nella prossima legislatura, il loro “rapporto” è finito nelle aule giudiziarie, i socialdemocratici, infatti, hanno sporto denuncia nei confronti dei conservatori che a loro volta hanno preannunciato una controdenuncia, si accusano vicendevolmente di intrighi, brogli, manipolazioni ecc. ecc.

Oggi i sondaggi vedono in testa i conservatori del Partito Popolare con il 30% dei consensi, mentre i Socialdemocratici si fermerebbero al 25%, ma la grande novità arriva proprio dal PFÖ guidato da Heinz-Christian Strache che sarebbe in lotta per il secondo posto, accreditato anch’esso di un 25% dei consensi.

Per il PFÖ, il partito che la solita stampa mainstream descrive come formazione dell’ultradestra, populista, xenofoba e razzista, sarebbe un risultato storico, diventerebbe quindi assolutamente indispensabile per la formazione di un governo.

Ricordiamo che il PFÖ è il partito fondato da Jörg Haider, tradizionalmente forte nella parte “alpina” dell’Austria (Tirolo, Carinzia, Stiria) una zona estesa dal punto di vista geografico, ma, poco popolosa, e che elegge quindi un numero limitato di deputati al Bundesrat.

Oltre la metà dei parlamentari (34 su 62) viene infatti eletta nella parte settentrionale del Paese e cioè nel distretto della città federata di Vienna, oltre all’Alta ed alla Bassa Austria.

Ma la sorpresa, questa volta, potrebbe proprio arrivare da quelle regioni che sono sempre state una fucina di voti per i Socialdemocratici (che hanno governato per 41 degli ultimi 50 anni), sembra proprio che nelle loro  roccaforti possano subire una sconfitta storica.

Strache ha concluso la sua campagna elettorale, infatti, nella “tana del lupo” ossia nel Decimo Distretto di Vienna, quello ridenominato popolarmente la “piccola Istanbul”, ad acclamarlo una moltitudine di persone umili e deluse dai partiti tradizionali che, insieme a lui, hanno intonato le note del loro inno: Immer Wieder Österreich (Ancora e Sempre Austria).

Giancarlo Marcotti per Finanza In Chiaro