L’Italia è finita. Non c’è più nulla da fare

Brunetta aveva fatto l’ultimo tentativo: «Rinnoviamo il nostro appello, per la verità  l’ultimo, affinché non si compia un atto che potrebbe avere conseguenze estremamente gravi per il nostro Paese. Le norme devono essere coperte, secondo modalità che non lascino dubbio alcuno, se non si vuole far ripiombare l’Italia nell’incubo di una nuova procedura d’infrazione»

Napolitano gli ha dato ragione.

Beh certo, ha firmato il decreto, non lo avesse fatto sarebbe crollata l’Italia e sarebbe stata la più grande notizia degli ultimi 50 anni, perché si sarebbe posto fine all’agonia del nostro Paese.

Un’agonia che invece continua e porta solo povertà e disperazione nella gente sempre più “sull’orlo di una crisi di nervi”.

Però Napolitano, naturalmente in politichese, cioè nella lingua che conosce meglio visto che la parla da settant’anni, ha voluto prendere le distanze da ciò che si apprestava a fare ed, in maniera del tutto inusuale, ha convocato al Quirinale, prima della firma, il Ministro dell’Economia (Renzi, come si sa, conta come il due di picche), per uno “scambio di opinioni” con il titolare del dicastero di via XX Settembre.

Insomma, sempre in politichese, ha voluto dire in maniera chiara e perentoria “è una porcata! Ma devo firmarla per non far andare a casa tutti”.

Certo il messaggio di Napolitano è stato chiaro, ma ancora una volta “il fatto” sì, insomma … “in concreto” l’Italia continua a dissanguarsi e la fine sarà così ancor più atroce e dolorosa.

Sembra proprio che Napolitano non voglia passare alla storia per esser stato l’ultimo Presidente della Repubblica italiana e pare che alla fine dell’anno voglia lasciare il Quirinale, segno inequivocabile che anche lui abbia capito ormai che non c’è più nulla da fare.

Giancarlo Marcotti per Finanza In Chiaro