Mercati finanziari: e se ci fosse una nuova crisi?

Le riflessioni intelligenti di un lettore, Stefano, che ha voluto postare a margine del mio commento alla chiusura delle Borse europee di venerdì scorso, mi hanno suggerito alcune considerazioni sull’attuale situazione dei mercati finanziari mondiali che vorrei condividere con tutti voi. Partiamo dal post di Stefano.

Egregio Direttore, condivido appieno il suo scritto, ma volevo fare alcune riflessioni. Questa mattina il crollo di Deutsche, per altro giustificato dalle sue molteplici marachelle, ha trascinato al ribasso anche le banche italiane, che per altro di queste marachelle non ne sanno niente, e che al momento non sembrano mai aver fatto, la chiusura, con l’aiutino di rumors che quantificherebbero la multa, da 14 MLD, a circa 6, (dico 6 miliardi … 6 miliardi, non noccioline) a scatenato una resurrezione del titolo, migliore di quella di Lazzaro.
Ora, ragioniamoci un po’. Deutsche è stata ripetutamente presa con le mani nella marmellata, le sue malefatte sono note ed odiose, altre sicuramente ne verranno fuori: è sufficiente una pur cospicua multa? Io credo di no, credo che milioni di cittadini che sono stati direttamente danneggiati dalle manovre di questa banca, mai avranno giustizia, e neppure rimborsi, poca sarà la consolazione se la stessa non sarà messa in condizione di non nuocere mai più. Inoltre è possibile che solo negli USA si siano accorti che questa banca barava? Possibile che in Europa, in Italia, Francia o altro, in Giappone piuttosto che in Australia, se presente in quei paesi, non abbia commesso qualche illecito? ma cosa controllano, gli organi preposti? Per concludere, facendo un piccolo paragone con una primaria banca italiana, Unicredito, che ha altro tipo di problemi, che oggi perdeva senza colpa alcuna, il triste mese di settembre termina, con dall’inizio dell’anno, UNI – 59,65%; Deutsche – 48,65%; per il solo mese di settembre UNI – 10,15%, l’altra – 12,41%. Che cosa sarebbe successo se UNI avesse fatto le stesse malfatte dell’altra? Non c’è nulla di morale nelle borse, e nelle pippe mentali degli analisti ed operatori, ma come faccio a spiegare ai miei miei figli che ” il delitto non paga”? Con ossequio.

Si deve partire da un assunto che do per scontato, i tassi bassi penalizzano i bilanci delle Banche, ovviamente infatti essi comprimono i margini di intermediazione che dovrebbero essere la parte preponderante degli utili.

Le banche italiane, poi, soffrono in maniera particolare perché ad un prolungato periodo di tassi “a zero” devono sommare una situazione economica tragica per il nostro Paese, dovuta essenzialmente al fatto di aver adottato una moneta il cui valore non corrisponde a quello della nostra economia (l’euro, per l’Italia, è una moneta sopravvalutata).

Deutsche Bank, fortunatamente per lei, opera principalmente in un Paese, la Germania, con una congiuntura economica favorevole, tuttavia rimane in un contesto internazionale di tassi a zero.

Le grandi banche, quindi, nel tentativo di remunerare comunque in maniera soddisfacente i propri azionisti hanno “alzato l’asticella” del rischio, invogliate da una politica monetaria delle principali Banche Centrali mondiali che “spinge” in questa direzione.

Se io aumento la liquidità ed azzero i tassi, quel che hanno fatto le Banche Centrali dall’inizio della crisi, il risultato che ottengo è quello di abbassare la percezione del rischio, e le grandi Banche internazionali, sto parlando proprio dei 10 big player del settore, si sono adeguate.

Potranno certamente aver avuto anche comportamenti illeciti, e per questi devono ovviamente essere sanzionate, ma è il contesto nel quale è finito il mondo intero, quello dei tassi a zero e dei bilanci delle Banche Centrali gonfiati a dismisura che ha determinato questa situazione.

Soluzione?

Questo è il dilemma, chi ci ha fatto finire in questo “cul de sac” evidentemente non sa ora come tirarci fuori, visto che se lo sapesse lo avrebbe già fatto, quindi va per tentativi cercando di evitare in tutti i modi di far scoppiare un bubbone gigantesco.

Il fatto è che appena accenna a fare qualcosa la reazione è terrificante ed allora fino a questo momento i risultati anziché essere scarsi sono nulli.

Negli Usa, dopo che per diversi anni i tassi sono rimasti a zero, usando tutta la cautela possibile, cercando in tutti i modi di non allarmare il mercato, era stato predisposto un piano della durata di due anni, che avrebbe dovuto far crescere i tassi di un quarto di punto a trimestre almeno fino al raggiungimento del 2%.

Sono trascorsi 7 trimestri, finora, anziché sette aumenti dello 0,25% ciascuno, ne è stato fatto uno solo e non sappiamo ancora se entro la fine dell’anno ne faremo un altro. Capisco la prudenza, ma questa è una lampante dimostrazione che non sappiano come uscirne, e purtroppo, non la sola.

In effetti basta vedere quel che è accaduto in questi anni a Wall Street. Quando è scoppiata la crisi, nel 2008, abbiamo convenuto tutti come l’indice di riferimento della Borsa americana, lo S&P500, risultasse enormemente sopravvalutato, trovandosi all’interno di una bolla speculativa. Ebbene oggi vale il 40% in più!!!

Se era una bolla quella del 2008, ciò che stiamo vedendo oggi … cos’è?

Ma come al solito c’è molto di peggio.

Perché tutti dovremmo chiederci: se dovesse scoppiare una crisi oggi, come reagirebbero le Banche Centrali? Abbasserebbero i tassi? Metterebbero in atto politiche di quantitative easing?

Con quali risultati?

Viene un brivido solo a pensarci.

Giancarlo Marcotti per Finanza In Chiaro