Ministro Kyenge, si tenga alla larga dagli “antirazzisti”

Ho già scritto due articoli riguardanti la neo Ministra per l’integrazione (ma serviva proprio l’istituzione di questo Ministero?) Cécile (o Kashetu? Anche questo non è chiaro) Kyenge, ma torno sull’argomento poiché mi sembra utile sottolineare ancora alcuni aspetti che ritengo importanti.

La “stampa” nazionale continua a dare grande risalto a episodi di intolleranza nei suoi confronti, per cui diventano “un caso” dei post scritti sulla pagina Facebook di un, fino ad oggi, anonimo consigliere leghista dell’Emilia Romagna, Manes Bernardini.

I post, per il Corriere (la famosa Bibbia di via Solferino), diventano così “insulti leghisti”, come se fossero emanazione diretta di via Bellerio, e questa pagina Facebook, normalmente frequentata, ritengo, da qualche decina di persone, assume un rilievo nazionale, quasi fosse il Tg1.

Naturalmente, non occorre neppure che io ribadisca la ferma condanna nei confronti di scritti offensivi ed ingiuriosi, ma fortunatamente in Italia esistono delle leggi che perseguono reati, per cui, visto che quei post sono regolarmente firmati, chi si sente diffamato può certamente ricorrere alla Magistratura per salvaguardare la propria onorabilità.

Dopo questa doverosa, e forse anche superflua, condanna senza appello, occorre però, da parte mia, fare almeno un paio di riflessioni.

I politici, per loro natura, sono sottoposti alle critiche più dure e spietate, spesso anche oltre i limiti della decenza, a loro si augurano i peggiori mali se non addirittura una morte violenta (“bisognerebbe mettere una bomba a Montecitorio!” è la classica frase dell’italiano medio).

Ma fortunatamente nessuno mette in atto questi propositi bellicosi, gli insulti però rimangono e pesantissimi, facciamo un esempio.

Secondo voi in un qualsiasi giorno in cui Maristella Gelmini era Ministro dell’Istruzione, sulle pagine Facebook di tutta Italia quanti insulti e offese si sarà presa? Diciamo un numero tendente ad infinito? Forse di più.

Eppure non interveniva il “Corriere” a difendere la Ministra del Pdl, quelle offese, come suol dirsi, non facevano notizia.

Ed allora, cara Ministra Kyenge, lo so che potrà sembrarle paradossale, ma il razzismo in Italia sarà un problema superato quando gli insulti che riceverà, come Ministro della nostra Repubblica … non faranno più notizia.

In quel caso lei sarà assolutamente equiparata agli altri membri dell’esecutivo.

Concedetemi poi un’ultima riflessione, i Ministri della nostra Repubblica sono anche i nostri rappresentanti nei consessi internazionali e vorremmo tutti che fossero anche degni ambasciatori della nostra millenaria cultura che fa dell’Italia il luogo ove si concentra la stragrande maggioranza del patrimonio artistico mondiale.

Ora, chiedo, è lecito porsi perlomeno il dubbio che una persona nata e cresciuta in Congo, figlia di un burocrate di Stato, un capo villaggio con quattro mogli e trentanove figli, possa essere l’espressione tipica della nostra cultura?

La poligamia è una pratica che da noi non è mai esistita e che la nostra cultura ha sempre considerato aberrante.

Ora, ribadisco, è legittimo porsi questi interrogativi, in maniera pacata? E’ lecito che gli italiani riflettano sull’opportunità di essere rappresentati da una persona, certamente per bene, ma la cui formazione culturale ed intellettuale è letteralmente agli antipodi rispetto alla nostra?

Giancarlo Marcotti per Finanza In Chiaro