Povero Alfano, costretto a continuare a ridere

 

Spesso ci dimentichiamo di quanto la cosiddetta società dell’immagine, con i suoi santoni, abbia fatto danni, violentando, a volte, la natura delle persone al punto da farle diventare delle macchiette.

I danni compiuti dai cosiddetti “curatori dell’immagine” non riguardano solo l’aspetto fisico, anzi, per la maggior parte si riferiscono all’area “comportamentale”. Come presentarsi, come mostrarsi, come porsi, non sono aspetti insignificanti per coloro che hanno una attività pubblica, lo riconosco, ma ad andare contro natura ci si espone a brutte figure, ormai è assodato che sono altre le vie da percorrere.

L’esempio più eclatante, e di straordinario successo, ce lo hanno fornito i curatori dell’immagine di Francesco Totti. Diversi anni fa, quando cominciò ad essere bersagliato dai comici delle varie televisioni, che ne avevano fatto una macchietta nei loro sketch, il capitano della Roma aveva inizialmente risposto nella maniera sbagliata: minacciando querele.

Se avesse proseguito su quella strada avrebbe ottenuto esattamente l’effetto contrario, non solo per la cronica inefficienza della giustizia in Italia, ma soprattutto perché un eventuale azione giudiziaria avrebbe avuto una sovraesposizione mediatica risultando pubblicità gratuita proprio per coloro che lo bistrattavano.

Nacquero così “Le barzellette di Totti”, un’idea geniale che ha totalmente invertito le parti, l’autoironia ha completamente depotenziato il sarcasmo e lo scherno col quale veniva fatto bersaglio, ed il capitano della Roma ne è uscito così vincitore, trovando anche la maniera per compiere una buona azione (i proventi dei libri sono stati destinati ad opere benefiche).

Ma, come si sa, i buoni maestri difficilmente fanno proseliti, e, soprattutto in campo politico continuano a circolare dilettanti i cui risultati non possono altro che essere disastrosi.

Anche il povero Alfano si deve essere rivolto a “curatori d’immagine” che stanno facendo danni enormi, invece di trasformarlo in un leader, infatti, lo stanno riducendo ad una macchietta.

Il capo del Nuovo Centrodestra, si sa, non è stato aiutato dalla natura, i tratti somatici del viso lo fanno sembrare eternamente triste ed avvilito al punto che la caratteristica principale della sua caricatura è il continuo pianto.

Ora, è ovvio che un leader perennemente in lacrime non trasmette fiducia né può risultare carismatico ed allora per ovviare a questo “inconveniente” cosa gli hanno consigliato questi “curatori dell’immagine”?

La cosa più stupida.

Di presentarsi sempre sorridente. Anzi di più, continuare a ridere.

E così il povero Alfano, ligio ai consigli dei “guru”, da quando ha optato per lo strappo da Silvio Berlusconi, in tutti gli appuntamenti pubblici si presenta con un sorriso stereotipato sulle labbra, l’esito è a dir poco grottesco.

Non c’è nulla di più patetico che cercare di risultare degli allegri simpaticoni quando la natura ci ha plasmato in maniera opposta, il risultato, per un uomo politico in particolare, è controproducente perché il messaggio che viene trasmesso, e recepito, è di “falsità”.

Guardatelo in tutte le foto più recenti, la bocca “ride”, ma gli occhi “piangono” ed il contrasto è imbarazzante.

La sovraesposizione mediatica che sta avendo in questi giorni Angelino Alfano ricorda sempre più da vicino la vicenda di Gianfranco Fini, ricordate? Dopo lo strappo da Berlusconi era ospite in tutte le trasmissioni televisive, prime pagine sul Corriere della Sera per qualsiasi sua dichiarazione, anche la più banale, ed ora? Ignorato da tutti, e soprattutto da chi lo ha utilizzato incitandolo a staccarsi dal Pdl.

Alfano, però, rispetto all’ex numero uno di Alleanza Nazionale ha un vantaggio, vista l’alopecia conclamata, dopo una prossima debacle elettorale non potrà farsi biondo!

Giancarlo Marcotti per Finanza In Chiaro