Stefano Bonaccini e la camicia nera della vergogna!

Un paio di giorni fa nella trasmissione di attualità politica “In onda” trasmessa dall’emittente La7 dopo il telegiornale serale, gli ospiti in studio erano Massimo Giannini, ex conduttore di Ballarò, Marco Travaglio, direttore del Fatto Quotidiano, mentre da Reggio Emilia era collegato Stefano Bonaccini, esponente di primo piano del PD e Presidente della Regione Emilia Romagna.

Ebbene visto che molti non conoscono Bonaccini, cerco di tracciarne un profilo. Il “curriculum vitae” che appare sul sito ufficiale della Regione Emilia Romagna ci dice che è un giovane, ma non giovanissimo politico (fra pochi mesi compirà cinquant’anni), non vengono spiegati i motivi per i quali interrompe gli studi dopo aver conseguito il diploma liceale, ma a ventitre anni è già Assessore al Comune di Campogalliano. Visto che non si fa cenno alcuno di una qualsivoglia attività lavorativa se ne deve dedurre che egli non abbia mai fatto altro che il politico.

Rapida carriera: Segretario cittadino del Pds di Modena a ventotto anni, Assessore al Comune di Modena a trentadue, Segretario provinciale del Pd a quaranta e Segretario regionale a quarantadue, consigliere regionale a quarantatre e da due anni Presidente della Regione Emilia Romagna.

Il curriculum, giustamente, non menziona un fatto di non secondaria importanza, egli infatti diventa segretario regionale del PD nel 2009 essendo espressione della cosiddetta “mozione Bersani” battendo gli esponenti della “mozione Franceschini” e della “mozione Marino” (proprio un partito granitico questo Pd).

E fin qui nulla da eccepire, il bello (si fa per dire), però, arriva adesso. Nel 2012, nelle cosiddette primarie di “Italia Bene Comune” ossia quelle indette collettivamente dal Pd, Sel e dal PSI per scegliere il candidato Premier in vista delle elezioni politiche egli si schiera coerentemente con Pier Luigi Bersani e contro Matteo Renzi, e, come sapete tutti, in quell’occasione Bersani strabatte Renzi (61% a 39%). L’anno successivo, però, alle elezioni primarie per la segreteria del Pd vince Renzi (contro Cuperlo e Civati), e il nostro Bonaccini cosa fa?

Diventa renziano!!!

Ma non un renziano semplice, diventa più renziano … di Renzi.

E’ vero che non è l’unico che con uno squallido voltafaccia salta sul carro del vincitore, mi vengono in mente, così, d’acchito, un altro paio di nomi: la Paola De Micheli e la Alessandra Moretti, ma la lista sarebbe lunghissima. C’è chi poi salta sul carro del vincitore con un doppio salto mortale ed un triplo avvitamento, come Andrea Romano che arriva da Scelta Civica e Gennaro Migliore che arriva da Sel.

E Renzi cosa fa a coloro che repentinamente cambiano casacca e si accodano a lui?

Li premia!!!

Così il nostro Stefano Bonaccini viene  nominato responsabile nazionale Enti Locali nella segreteria nazionale del Partito Democratico.

Vedete come si fa carriera in Italia?

Ma torniamo alla nostra trasmissione de La7.

Dopo un po’ Bonaccini comunica che farà un ultimo intervento in quanto, come da accordi, dovrà lasciare la trasmissione per impegni presi precedentemente, il conduttore allora precisa che egli si deve recare alla Festa dell’Unità, lì a Reggio Emilia, nulla di male, anzi! I politici DEVONO stare con la gente più che in televisione, tuttavia esce dalla trasmissione facendo un paio di figure barbine. Si rivolge al conduttore della trasmissione e dice:

“Festa dell’Unità di Reggio Emilia … lo dico orgogliosamente. Senta, io vengo da una famiglia iscritta al Partito Comunista Italiano, ho attraversato tutta la storia della sinistra italiana, quella … come dire riformista, della sinistra giovanile, passando al Partito Democratico della Sinistra di Occhetto ai democratici di sinistra al Pd all’Ulivo di Romano Prodi,   io sono coerente con me stesso (beh insomma Bonaccini diciamo che la coerenza non sia proprio il suo forte NdA) e coi volantinaggi che facevo in campagna elettorale da oltre vent’anni. Nel programma del PDS di Achille Occhetto, nel programma dei Democratici di Sinistra, nelle tesi dell’Ulivo di Romano Prodi, nel programma di Pierluigi Bersani “Italia bene comune” del 2013, sono contenute gran parte delle cose che son scritte in questa riforma …”

In studio però c’è Marco Travaglio che su questi temi è informatissimo e fa notare all’esponente del PD che sul programma del suo partito alle ultime elezioni politiche c’è scritto che “la nostra Costituzione è la più bella del mondo, non c’è scritto che il Senato non sarà più eletto dai cittadini”. Figura di m… per il povero Bonaccini che comincia a balbettare visibilmente imbarazzato.

Ma non finisce lì, perché cercando di contestare l’affermazione che il nuovo Senato non sarà elettivo Bonaccini, rivolgendosi a Travaglio dice: “Si ricordi che al Senato andrebbero Consiglieri Regionali, Presidenti o Sindaci che, se non ricordo male, sono eletti direttamente dal popolo” scatenando così l’ilarità sia di Travaglio che di Giannini il quale banalmente fa notare al Presidente della Regione Emilia Romagna che poi sarebbe il partito a decidere chi di loro “va là”, facendo fare così al povero Bonaccini la seconda figura di m… in pochi secondi.

Ma lasciamo perdere queste quisquiglie, non avrei scritto un articolo per sottolineare le figuracce fatte dai politici in tv, ma per una cosa che, personalmente, ho trovato vergognosa.

Premetto una cosa importante, so benissimo che il comunismo è morto e il fascismo è putrefatto, ma la storia non si può, né si deve dimenticare. Ed in ogni caso, a mio parere, alcuni emblemi hanno ancora la loro rilevanza.

Faccio un banale esempio: anche se il fascismo, come ho detto, è putrefatto, secondo voi passerebbe inosservata una persona che in un luogo pubblico o addirittura alla televisione facesse il saluto romano? Certamente non farebbe un danno materiale a nessuno, certo, ma … moralmente? Non lo trovereste un insulto nei confronti di coloro che sono caduti per vivere in uno Stato fondato sulla nostra Costituzione condivisa da tutti, tranne che dai fascisti?

Ebbene allora non posso non rilevare con biasimo come un esponente di primo piano di un partito che, come egli stesso afferma, fonda le sue radici nel glorioso PCI, si presenti ad una trasmissione televisiva indossando una camicia nera!!!

Sia ben chiaro, non voglio impedire a nessun cittadino di vestire come vuole e men che mai di indossare una camicia nera, personalmente non l’ho mai fatto per una sensibilità mia, e perché avrei mancato di rispetto nei confronti di mio padre e di tutti coloro che hanno combattuto affinché io potessi nascere e vivere in uno stato democratico.

Quindi ognuno si vesta come vuole, ma trovo sconveniente che un uomo politico che dice di “provenire da una famiglia iscritta al PCI e di aver attraversato la storia della sinistra italiana” indossi qualcosa che inevitabilmente, per le persone non più giovani è ancora un simbolo.

Ma passi anche questa, va bene! Passi che un esponente di primo piano del PD indossi pure la camicia nera e vada in televisione vestito così … ma …

ALLA FESTA DELL’UNITA’ … NO!!!

Pensare che l’invitato di spicco alla Festa dell’Unità di Reggio Emilia, il Governatore della regione Emilia Romagna, del PD, si presenti indossando una camicia nera … NOOOOO!!!

Mi rivolgo ai volontari (non so se ci sono ancora) che in questi giorni stanno cucinando le salamelle alla Festa dell’Unità di Reggio Emilia se non si sono sentiti offesi quando hanno visto presentarsi il Presidente della Regione Emilia Romagna con una camicia nera!!!

A Reggio Emilia!!! Stiamo parlando di REGGIO EMILIA!!!

Sig. Bonaccini, mi rivolgo a lei:

Ha mai sentito parlare di Ovidio Franchi, di Lauro Farioli, Afro Tondelli, Marino Serri o Emilio Reverberi? Conosce questi nomi?

Probabilmente no!

Altrimenti non avrebbe infangato la loro memoria presentandosi alla Festa dell’Unità di Reggio Emilia indossando una camicia nera!

Compagno Ovidio Franchi,

compagno Afro Tondelli

e voi Marino Serri,

Reverberi e Farioli

Dovremo tutti quanti

aver d’ora in avanti

voialtri al nostro fianco

per non sentirci soli

Morti di Reggio Emilia

uscite dalla fossa

fuori a cantar con noi

BANDIERA ROSSA!

Giancarlo Marcotti per Finanza In Chiaro

(Scusate per la veemenza dell’articolo … lo dovevo a mio padre)