Toh! Di nuovo la Grecia! Ma esiste ancora?

Ce ne eravamo tutti dimenticati! Anzi di più, forse qualcuno pensava che fosse sparita, scomparsa perfino dalle cartine geografiche, insomma, che non esistesse più, ed invece, ecco che sulle rotative dei giornali torna a comparire di nuovo quel nome: Grecia.

Ed insieme alla parola Grecia ecco riapparire davanti ai nostri occhi, come un ectoplasma, una persona che pensavamo fosse svanita nel nulla: Alexis Tsipras.

Parafrasando il Manzoni verrebbe da chiedersi: “Tsipras! Chi era costui?”.

Non si ricordava di lui neppure il suo “vecchio amico” Nicky Vendola, eppure meno di un anno fa il Premier greco era forse il politico più popolare al mondo … è proprio vero che questo mondo gira ad una velocità frenetica, un giorno sei sulle prime pagine di tutti i giornali del mondo e quello successivo scompari completamente da tutti i radar.

Ma adesso si torna a parlare della Grecia perché sembra che navighi in cattive acque (ma dai!), pare infatti che la “riforma” delle pensioni imposta dalla Troika non stia riscuotendo successo e fra la popolazione greca serpeggi un certo malcontento.

La verità, invece, è che le cose stanno andando … molto peggio.

Fra poco in Grecia regnerà … l’anarchia.

Già ora c’è solo la parvenza di uno Stato di diritto, ormai ciascuno fa quel che gli pare cercando di trovare il modo per sbarcare il lunario, nessuno si illude che la situazione possa in futuro migliorare, quindi si tira a campare.

La Grecia è un Paese senza alcun organo vitale funzionante che viene tenuto artificialmente in vita solo per non acclarare ciò che è sotto gli occhi di tutti: ossia che l’Unione europea, di fatto, è già fallita.

Il dramma però è che i vertici europei si comportano come il peggiore degli imprenditori, ossia quello che dopo aver portato la propria azienda ad un dissesto finanziario anziché farsi da parte continua sulla stessa strada raddoppiando la posta in gioco, ottenendo così il solo risultato di rendere ancora più doloroso l’esito finale, cioè il fallimento.

Un’ultima considerazione, il fallimento è un fatto traumatico, improvviso e devastante, ma sostanzialmente è dovuto ad uno “sbilanciamento” (ed in effetti, se ci pensate, un fallimento fa “saltare” il bilancio), quindi alla base c’è sempre una gestione iniqua che, nel tempo, ha sfacciatamente avvantaggiato qualcuno a scapito di altri.

Ebbene, sotto questo punto di vista, quindi, il fallimento non è paradossale che venga da taluni considerato come un fatto “positivo”, in quanto, penalizzando chi in precedenza aveva “sfruttato” un contesto favorevole, verrebbe di fatto interpretato come un processo traumatico che va a riequilibrare una situazione andata completamente fuori controllo.

Il fatto è che chi ha innescato tutto ciò, traendo fino ad oggi dei benefici, lo sa bene, e cerca quindi di lasciare il cerino in mano ad altri … vero Germania?

Giancarlo Marcotti per Finanza In Chiaro