Un grafico sul quale riflettere: lo S&P500 – IMPORTANTISSIMO

Lo S&P500 è l’indice di riferimento della Borsa americana, raggruppa grossolanamente le cinquecento aziende statunitensi a maggior capitalizzazione, sono rappresentati tutti i settori economici ed è considerato ovviamente il benchmark più attendibile del mercato azionario a livello globale.

Quello che riporto è il grafico dello S&P500 negli ultimi trent’anni, ogni “candela” rappresenta un trimestre ed è colorata di verde se alla fine del periodo il valore dell’indice è risultato superiore rispetto a quello dell’inizio del periodo, in rosso nel caso contrario.

Ebbene, noterete immediatamente che ci troviamo in una situazione del tutto anomala. Ma andiamo con calma e facciamo una considerazione alla volta.

 

Sono evidentissime le due crisi arrivate in questo millennio:

  • quella del 2000, chiamiamola bolla internet, le Torri Gemelle (settembre 2001), infatti, come vedete, arrivano a bolla già esplosa, anzi fanno avere un rimbalzo all’indice di Borsa nel quarto trimestre di quell’anno,
  • e quella del 2007, chiamiamola bolla subprime o bolla finanziaria

Si vede chiaramente che le esplosioni di quelle due bolle hanno alcune similitudini: avvengono ambedue quando lo S&P500 si trova sui 1.500 punti ed entrambe fanno perdere all’indice di riferimento della Borsa americana circa il 50% del suo valore.

Nel primo caso però il crollo dura 10 trimestri, poi, dall’ottobre 2002, la Borsa si riprende fino a tornare sui massimi nel terzo trimestre del 2007, quando, come detto, scoppia la seconda bolla, il crollo, stavolta, è più “concentrato”, dura sei trimestri, ma gli effetti, in termini percentuali, come detto, sono analoghi.

Dal marzo 2009 riprende il trend rialzista.

A questo punto, sono certo che gli operatori avrebbero prestato particolare attenzione al ritorno dell’indice di riferimento della Borsa americana su quota 1.500 punti.

Ebbene in questo caso la legge matematica del “non c’è il due senza il tre” ha fallito. Lo S&P500, infatti, ritorna a vedere quota 1.500 punti alla fine del 2012, ma, come vedete dal grafico, con l’inizio del 2013 non assistiamo a nessun crollo, al contrario le quotazioni dell’indice salgono vertiginosamente arrivando in meno di due anni a traguardare anche quota 2.000 punti.

Lo storno del terzo trimestre del 2015 non ha poi avuto seguito, anzi da quel momento abbiamo assistito ad altri sette trimestri (compreso quello attuale) di continui rialzi. Insomma un trend rialzista senza fine che sta proseguendo quasi ininterrottamente da più di otto anni.

Una situazione senza dubbio anomala.

Ma ora focalizziamo la nostra attenzione su un aspetto che il grafico riportato evidenzia bene.

Come noto ogni candela giapponese che compone il grafico si riferisce ad un periodo temporale (ribadisco che in questo caso è pari ad un trimestre) ed è formata da un rettangolo che viene colorato di verde se nel periodo preso in esame il valore dell’indice è aumentato, mentre viene colorato di rosso in caso contrario. Ma come vedete, normalmente, sopra e sotto questi rettangoli colorati trovate un segmento che nella parte superiore indica il massimo valore raggiunto dall’indice all’interno del periodo (il trimestre), mentre nella parte inferiore indica il minimo valore raggiunto sempre nel medesimo periodo.

Di conseguenza un segmento lungo nella parte superiore indica che, all’interno del periodo preso in esame, l’indice ha toccato valori nettamente superiori, e logicamente un lungo segmento nella parte inferiore indica che  all’interno del periodo preso in esame l’indice ha toccato valori nettamente inferiori.

Perdonate se mi dilungo, ma penso che non tutti i lettori abbiano dimestichezza con i grafici e vorrei rivolgermi ad un pubblico non solo esperto in materia.

Ebbene quando c’è un’inversione di trend di lungo periodo, è normale che ci sia qualcuno che aveva capito “in anticipo” che l’umore sul mercato sarebbe a breve cambiato, oppure più spesso (vi assicuro, capita anche questo) che qualcuno aveva avuto “in anticipo” alcune notizie che invece sono state rese note al resto del mercato solo successivamente.

In quel caso, quindi questi “indovini” o questi “privilegiati”, vanno contro al trend in atto. Il mercato, tuttavia nell’immediato prende sì una sbandata, ossia arrivano acquisti o vendite in controtendenza, ma non capendo quel che sta accadendo, nel brevissimo termine, non cambia direzione, lo fa solo successivamente quando si accorge che coloro che erano andati contro trend avevano delle buone motivazioni per farlo.

Quando ci troviamo di fronte ad un simile evento, quindi, la candela giapponese evidenzierà un segmento molto più lungo del normale.

Ed allora il nostro grafico ci conforta in tal senso?

Altroché!

Guardate infatti la candela del primo trimestre 2000, nella parte inferiore ha un segmento molto più lungo del normale ed infatti dal trimestre successivo il mercato inverte completamente il trend ed inizia il crollo.

La medesima cosa accade nel terzo trimestre del 2007, ancora un semento molto lungo nella parte inferiore, e successivamente l’inversione di tendenza ed il crollo.

Ed arriviamo finalmente a noi, personalmente aspettavo il momento nel quale il mercato mi desse un segnale di inversione di tendenza che arrivava nel quarto trimestre del 2014, notate infatti il lungo segmento nella parte inferiore della candela. Da quel momento, coloro che mi seguono più assiduamente ricorderanno sicuramente, ho messo in guardia tutti ipotizzando una possibile inversione del trend rialzista in atto.

Nei due trimestri successivi il mercato è rimasto abbastanza stabile, poi lo storno arrivato nel terzo trimestre del 2015 mi persuadeva che fosse solo l’inizio di un periodo fortemente ribassista per il mercato.

Non era così, nel trimestre successivo il mercato si riprendeva, ma poi ancora un lungo segmento sotto la candela (ricordate le vendite copiose arrivate nei primi due mesi del 2016?) a quel punto avevo quasi la convinzione che il mercato sarebbe crollato.

Mi sbagliavo?

Indubbiamente!

Visto che han fatto seguito altri cinque trimestri in cui lo S&P500 non ha fatto altro che salire.

Evidentemente i grafici “non dicono tutto” altrimenti saremmo tutti ricchi, rimane però un fatto incontrovertibile: non ci troviamo all’interno di un “normale” trend rialzista, ma di una bolla speculativa, ed a dirlo non sono solo io.

Provate a digitare su Google “Wall Street è sopravvalutata” e vedrete che diversi analisti fin dal 2013/2014 avanzavano l’ipotesi che i prezzi delle azioni a New York avessero raggiunto valori esagerati, evidentemente si sbagliavano (come me).

O meglio…

… fattori macroeconomici (tassi incommensurabilmente bassi ed operazioni di Quantitative easing di importo spropositato) hanno completamente falsato quelle che sono le “normali” regole di mercato, ma il miglior trader è colui che sta SEMPRE dalla parte del mercato, anche nei periodi “anomali”.

Giancarlo Marcotti per Finanza In Chiaro