Bce e Quantitative easing, un fallimento preannunciato

Giancarlo Marcotti 2 Commenti

Riassumiamo in breve le decisione della Bce per tentare una analisi del perché il mercato ha reagito così negativamente:

  • Tasso sulle principali operazioni di rifinanziamento: invariato allo 0,05%
  • Tasso sulle operazioni di rifinanziamento marginale: invariato allo 0,30%
  • Tasso sui depositi presso la Bce: portato al -0,30% (precedentemente -0,20%)
  • Durata minima garantita protratta fino al marzo 2017 (precedentemente settembre 2016)

Draghi ha inoltre annunciato che gli acquisti verranno estesi anche ai titoli emessi da enti regionali e locali e verranno reinvestiti gli importi in scadenza ed i relativi profitti.

In sintesi l’ammontare massimo del Qe passa dai 1.140 miliardi ai 1.500 miliardi di euro ed il bilancio della Bce supererà così i 3.000 miliardi.

Tutto ciò non è bastato ed i mercati hanno reagito con vendite diffuse che hanno interessato tutti i comparti azionari.

Ovviamente la domanda da porsi è: cosa ci si aspettava di più? Ed anche la risposta è banale: un aumento degli acquisti mensili, mancano solo quelli!

In risposta ad una specifica domanda, Draghi ha precisato che la decisione è stata presa a larga maggioranza ma non all’unanimità, ed i maligni hanno ipotizzato che tutti i membri avessero votato anche per un aumento degli acquisti mensili e l’unico ad opporsi fosse il rappresentante della Bundesbank e che quindi alla fine sia stata presa questa decisione perché il voto della Germania vale come quello di tutti gli altri Paesi messi assieme … più uno!

Ci permettiamo di scherzare (ma non troppo) perché abbiamo visto Mario Draghi davvero in difficoltà nella conferenza stampa quando ha dovuto “giustificare” il mancato aumento degli acquisti mensili.

Ma l’imbarazzo del numero uno della Bce è stato ancor maggiore quando gli hanno chiesto per quali motivi il Quantitave easing non stesse dando i frutti sperati. Ebbene Draghi ha continuato in maniera ossessiva a ripetere che non è così, anzi, il PSPP (acronimo di Public Sector Purchasing Program) sta funzionando a meraviglia.

La giustificazione di Draghi ha sfiorato il ridicolo “aumentiamo il Qe perché funziona, non perché fallisce. Vogliamo consolidare qualcosa che è stato un successo”. Eh! Come no! Un tale successo che il capo dell’Eurotower anche dopo questo allargamento del Qe, ha dovuto ribassare le stime del tasso di inflazione per gli anni 2016 e 2017.

Come mai quest’anno l’inflazione non si è vista neppure col microscopio? Beh! Ha risposto il Presidente della Bce, “senza l’intervento della Banca Centrale saremmo in deflazione di un punto percentuale”. E questo chi può dirlo? Ovviamente nessuno, ma non c’è stato alcun giornalista fra quelli presenti che ha avuto il coraggio di obiettare un dato fornito da una autorità monetaria di quel livello, anche se si tratta di un dato assolutamente ipotetico, non reale, e quindi senza valenza scientifica.

Insomma abbiamo visto Draghi e quindi la Bce, in chiara difficoltà, si stanno mettendo in gioco migliaia di miliardi di euro e non si sta ottenendo nessun risultato, si parla di successo mentre invece è un fiasco totale, peraltro previsto da molti ancor prima che iniziasse.

Ah! Un’ultima cosa, vi do una mia previsione, il Qe della Bce, prossimamente, sarà ancora prorogato, insomma non terminerà neppure nel marzo del 2017, a meno che …

… a meno che non salti prima per aria l’euro!

Giancarlo Marcotti per Finanza In Chiaro

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